Non è un dettaglio grafico, non è un marchio qualsiasi. È lo stemma con l'elefante e il pallone di cuoio, è il simbolo di una storia lunga quasi un secolo, è il filo che tiene insieme il Catania FC, il Calcio Catania 1946 e la Società Sportiva Catania 1929.
Perché quando una città perde la sua squadra, perde anche un pezzo della propria identità. E quel pezzo, a Catania, è rimasto appeso per oltre quattro anni, tra fallimento, esclusione dal campionato e una ricostruzione faticosa. Ora siamo alle battute decisive.
Il 15 ottobre alle ore 11 si aprirà la procedura competitiva telematica per l'acquisizione del marchio, e si chiuderà sette giorni dopo, alla stessa ora. Le offerte vanno presentate entro le 11 del 14 ottobre. È un passaggio atteso, invocato, preteso dalla piazza.
Eppure, come spesso accade quando si arriva al dunque, attorno a questa scadenza si addensano voci, indiscrezioni, ipotesi. Perché sembra che non ci sia soltanto il Catania FC a voler riportare a casa lo stemma.
Ovviamente non conosco, e non ho alcun interesse a saperlo, gli altri soggetti ora iscritti per partecipare all'asta pubblica. E come tutti ben sappiamo, chiunque ha il diritto di partecipare.
Ma vorrei ricordare una vicenda che, per analogia, potrebbe essere presa come riferimento. Tanti anni fa, quando il web muoveva i suoi primi passi, in molti pensarono di acquistare e registrare alcuni domini i cui nomi facevano riferimento a società altisonanti a livello mondiale.
Ovviamente, nel momento in cui talune di quelle aziende realizzarono il proprio sito web, si trovarono con il dominio ".com" già acquistato. A quel punto qualcuno preferì trovare un'intesa con chi aveva acquistato quel dominio, altri invece si rivolsero ai tribunali. Nella maggior parte dei casi il tribunale si è espresso a favore della società, in quanto la persona che aveva acquistato il dominio non aveva alcun motivo per possedere quel nome, non avendo di fatto neppure la coincidenza di un'omonimia.
Ecco perché ritengo che solo il Catania FC possa avere la presunzione di possedere quel logo. Sia perché rappresenta di fatto la società calcistica a cui oggi tutta la città, e soprattutto i tifosi, si riconoscono, ma soprattutto per il merito di averla, in questi anni, risollevata dalle sorti a cui era destinata.
Certo, sono pienamente d'accordo anche con chi riporta la volontà degli altri concorrenti: blindare il logo, scongiurare che qualche "avventuriero" possa rilevarlo per poi cucirlo su un'altra maglia. Ma se questa ricostruzione ha certamente un suo titolo di nobiltà, e quindi un forte valore simbolico, altrettanto non mi sembra corretto non riconoscere i meriti della gestione Pelligra-Grella.
Auspico quindi la massima trasparenza e soprattutto il soddisfacimento dei creditori, con l'obbligo morale, per tutti, di riportare a casa un logo che è simbolo di una storia gloriosa e di una città intera.
E qui consentitemi di venire al punto che più mi sta a cuore. Il logo va alla società che rappresenta di fatto la squadra. Appartiene a chi sta investendo il proprio denaro, e non è poco, per portare in alto il Catania. A chi ha preso in mano una realtà fragile e la sta ricostruendo, con tutte le difficoltà e gli errori che questo comporta.
D'altronde, ditemi voi, se non fosse arrivato Pelligra dall'Australia, oggi forse staremmo tutti discutendo di una squadra che competerebbe in tutt'altra posizione, sì... forse al più in terza categoria. Perché lo stemma ha senso solo se resta legato alla maglia rossazzurra, alla città, alla sua gente!
Ed allora mi chiedo: perché partecipare all'asta? Una semplice domanda da tifoso attento, che insieme a tutta la tifoseria ha il diritto di porsi. Perché il logo non è una merce qualsiasi.
Già... è l'elefante che cammina sotto la cenere dell'Etna, è il pallone di cuoio, è il rossazzurro che si tramanda di padre in figlio. E chi lo vuole deve dimostrare, prima di tutto, di volerlo per amore della squadra, non per interesse.
Perché, ripeto, il logo del Catania Calcio non è una merce: appartiene a chi costruisce e investe. Il resto, come sempre nel calcio e nella vita, lo diranno i fatti.
