Translate

venerdì 8 maggio 2026

Un fastidio a cui non possiamo più abituarci...

Buongiorno, e bentrovati.

Leggo in questi giorni le stesse notizie, e subito il mio pensiero va verso quelle subdole trame che da sempre attraversano il nostro Paese. 

Sì, parlo dell'illegalità diffusa, quella che si annida in tutti gli ingranaggi dell'economia, sociale, culturale e ahimè anche istituzionale: silenziosa, insistente, capace di coinvolgere e compromettere, a ogni livello, chiunque incontri sul suo cammino.

Eppure, guarda caso, nei nostri Tg una serie di 'cicale' fa a gara per mettere in mostra i progressi compiuti contro questa piaga, grazie, ovviamente, alle azioni del nostro attuale governo.

Già... miseri lacchè senza alcuna personalità, dotati solo di quel carattere genuflesso che tanto mi ricorda un passo di Vittorio Alfieri nella sua 'Vita'. "Genuflesso a quattro palmi dall'Imperatrice, con un sorriso sulle labbra di una tale compiacenza che mostrava una contentezza servilmente paga nella adulazione". Per Alfieri fu un colpo di fulmine rovesciato: invece di ammirazione, provò un ribrezzo tale che "non volli più vederlo, né conoscerlo, e mi allontanai sdegnosamente".

Ed anch'io, osservandoli, provo quel deplorevole sentimento. Proprio quello che lo scrittore fiorentino raccontava quando descriveva il poeta e librettista Pietro Metastasio in atteggiamento servile presso la "Schönbrunn", la reggia estiva degli Asburgo vicino a Vienna. Lì Metastasio, genuflesso dinanzi all'imperatrice Maria Teresa d'Austria, mostrava un'espressione del viso che Alfieri giudicava "servilmente paga nella adulazione".

Sì, perché in quello stesso istante, mentre ascolto quelle idiozie, provo difficoltà anche a scrivere delle numerose inchieste giudiziarie: e sì, perché nel frattempo la mia penna, offesa, si stringe sempre più forte nel pugno.

Certo, le forze dell'ordine insieme alla magistratura – quella ancora sana del Paese – fanno di tutto per portare in evidenza i numerosi raggiri, eseguendo sequestri per milioni e milioni di euro. E così, mentre leggo quelle cifre, penso alle tante persone che potrebbero essere riscattate con quelle risorse evase, ed invece ci si accorge di come la maggior parte di esse finisca per tappare i buchi di un sistema fraudolento costruito sull'inganno.

Le inchieste d'altronde sono continue, così come le persone fisiche e le imprese indagate, che ormai non si contano più. Parliamo di società che non sono oggetto di mutualità e lavoro dignitoso, ma di contenitori vuoti, intestati ai soliti prestanome – già, quelle teste di legno prive di qualsivoglia vera autonomia imprenditoriale. Ma consentitemi di aggiungere (pur sapendo come in molti ora storceranno il naso): non fanno distinzione, neppure per meriti, tra i loro stessi superiori referenti. E chi sono questi 'superiori'? Imprenditori celati, veri, che però sono affiliati a qualche famiglia mafiosa. Anch'essi, difatti, devono sottostare a un potere più alto del loro: lo stesso che li finanzia con denaro di provenienza illecita. Sopra di loro c'è il boss, colui che permette loro di operare, finché vuole – e che un domani potrebbe sostituirli con un altro referente, senza che nessuno possa opporsi.

Il meccanismo ormai è ben noto a tutti e, come vediamo, viene smascherato ogni giorno dalle varie Procure nazionali. Ma il mare su cui poggia l’illegalità è così grande che, ahimè, consente al copione di replicarsi. In una di queste inchieste, ad esempio, ho letto di come la grande committenza si avvalesse formalmente di contratti d’appalto per servizi di logistica e movimentazione merci. Dietro la carta timbrata, però, si nascondeva una somministrazione illecita di manodopera. 

I lavoratori erano sì assunti nelle cooperative, è vero, ma chi dava le istruzioni, chi decideva gli orari, chi controllava ogni singolo movimento in tempo reale – anche attraverso sistemi informatici avanzati – era il loro referente vero. E così il confine tra appalto genuino e somministrazione illecita diventa labile, quasi invisibile. Ma la legge che lo consente, purtroppo, c’è, e quindi quel confine, come dichiarato dagli inquirenti, può essere bypassato.

Pensate a cosa significa: le cooperative non pagavano l’Iva, e quei risparmi fiscali servivano a sostenere il costo del lavoro. In pratica, il lavoratore veniva pagato con i soldi che non venivano versati allo Stato. E quando i debiti con il fisco diventavano insostenibili, si trasferiva in blocco il personale da una cooperativa all’altra, come si sposta un magazzino da un capannone all’altro. La continuità operativa era garantita. La dignità del lavoro, no. I consulenti fiscali facevano da regia, e i prestanome firmavano.

Come ripeto ormai da anni in questo blog, non basta scrivere "appalto" su un contratto. Se poi sei sempre tu, committente, a dettare il ritmo, se sei tu a monitorare in tempo reale chi carica e chi scarica, se sei tu a decidere le mansioni, allora quello non è più un appalto trasparente. È di fatto – e aggiungerei di diritto – somministrazione illecita. 

Così, mentre scrivo, penso a tutti quei lavoratori che ogni mattina si trovano davanti a un'area di lavoro, con i mezzi parcheggiati in attesa che qualcuno dia loro le disposizioni per la giornata, ben sapendo che, a fine giornata, dopo essere stati controllati per quanto compiuto (o richiamati a gran voce per non aver adempiuto al proprio dovere), dovranno giustificare eventuali motivi per mancata produttività. Perché si sa... il lavoro è lavoro, e purtroppo la paura di perderlo è più forte di ogni sottigliezza giuridica.

Per questo è giusto che siano le indagini, i sequestri e soprattutto le sentenze a riportare chiarezza! Perché l’illegalità diffusa non è mai un boato, è un fastidioso ronzio che smetti di sentire solo perché ci hai fatto ormai l’abitudine...

Ma oggi – per vostra fortuna – c'è ancora qualcuno che ha deciso di denunciarlo ad alta voce, perché sa di poter contare su molti lettori che, finalmente, hanno voglia di ascoltare davvero.

Note sul Blog "Liberi pensieri"

Disclaimer (uso e condizioni):

Questo blog non rappresenta una “testata giornalistica” in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, pertanto, non può considerarsi “prodotto editoriale” (sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1 co.3 legge n.62 del 2001).

Gli articoli sono pubblicati sotto Licenza "Blogger", dunque, è possibile riprodurli, distribuirli, rappresentarli o recitarli in pubblico ma a condizione che non venga alterato in alcun modo il loro contenuto, che venga sempre citata la fonte (ossia l'Autore), che non vi sia alcuno scopo commerciale e che ciò sia preventivamente comunicato all'indirizzo nicolacostanzo67@gmail.com

Le rare immagini utilizzate sono tratte liberamente da internet, quindi valutate di “pubblico dominio”, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog al seguente indirizzo email:nicolacostanzo67@gmail.com, che provvederà alla loro pronta rimozione.

L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.

Per qualsiasi chiarimento contattaci

Copyright © LIBERI PENSIERI di Nicola Costanzo

ADUC

ADUC
Clicca x associarti

Sostieni Addio Pizzo

WIKIMAFIA

WIKIMAFIA
Sostieni Wikimafia