Buongiorno a tutti.
Qualche giorno fa vi avevo raccontato dell'incontro inatteso in aeroporto con il Dott. Alfio Grassi e delle domande che gli avevo rivolto in vista della prima udienza al TAR di Torino sul ricorso contro l'INRIM. Vi avevo promesso che, appena avessi avuto sue notizie, le avrei condivise con voi.
Eccoci arrivati. Il Dott. Grassi mi ha risposto, e la sua lettera racconta una giornata che ha dell'incredibile.
Mi scuso innanzitutto con lui per il tempo che ho impiegato a pubblicare questa sua risposta, ma certe risposte meritano di essere lette con calma, e non volevo banalizzarle con una sintesi affrettata. Preferisco darvi la sua versione dei fatti, così come me l'ha scritta, perché certe parole valgono più di qualsiasi mio commento. Di seguito, la risposta ricevuta via email.
Il 15 ottobre scorso, accompagnato dal suo legale, l'Avv. Nunzio Condorelli Caff, il Dott. Grassi si è presentato davanti all'aula del TAR di Torino alle nove in punto. Il suo legale ha chiesto che la trattazione del ricorso fosse anticipata rispetto alle altre udienze, perché alcune ore più tardi avrebbero dovuto prendere il volo di ritorno per Catania. Gli altri avvocati presenti hanno dato la loro disponibilità, e il Giudice ha accolto la richiesta, invitando il legale ad accomodarsi in Camera di Consiglio.
Non potendo assistere alla discussione, il Dott. Grassi si è seduto su una delle sedie lungo il corridoio, convinto che l'attesa sarebbe stata lunga. Immaginava che il confronto con la controparte avrebbe richiesto tempo, come spesso accade nelle controversie giudiziarie.
E invece, neanche il tempo di accomodarsi, che vede uscire dalla Camera di Consiglio il suo legale, il quale gli comunica una notizia tanto inattesa quanto sorprendente: l'udienza era stata rinviata e nessun rappresentante dell'INRIM si era presentato.
Non nascondo il mio stupore, e credo che lo stesso stupore proverete voi leggendo queste righe. Un ente di prestigio internazionale che, da oltre un anno, continua a negare l'accesso ad atti pubblici relativi alla validazione del record di temperatura di 48,8 °C, non si presenta in giudizio. E non si presenta proprio nel momento in cui un'autorità giudiziaria è chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di quel diniego.
Il Dott. Grassi non manca di sottolineare un aspetto che definirei tutt'altro che trascurabile: pur di essere presente all'udienza, ha sacrificato due giornate lavorative e sostenuto, a proprie spese, i costi del viaggio e del pernottamento. Due giorni, non uno, perché la partenza da Catania era avvenuta già il giorno precedente.
Qualche giorno dopo, è stata notificata la nuova data per la trattazione del ricorso, fissata al 14 gennaio 2027.
Il suo legale, persona di buon senso e consapevole degli oneri che comporta ogni trasferta, gli ha timidamente domandato se fosse davvero il caso di affrontare ulteriori spese per essere nuovamente presenti alla prossima udienza.
La risposta del Dott. Grassi è stata categorica: anche altre cento volte, se necessario, torneranno a Torino o si recheranno in qualsiasi altra sede, pur di fare piena luce su questa vicenda. Perché ormai, scrive, non si tratta più soltanto di ottenere l'accesso a una documentazione amministrativa, né semplicemente di contestare una procedura. È diventata una questione di principio, di trasparenza e, soprattutto, di rispetto delle regole. E su questo punto non è disposto a fare passi indietro.
Mi fermo qui. Nei prossimi giorni tornerò sulla questione con quella che, senza esagerare, si preannuncia come una vera e propria bomba: il Dott. Grassi me ne ha già parlato proprio stamani telefonicamente, ma ha scelto di rivelarla solo a tempo debito. Per ora, vi lascio alla lettura della sua lettera, che pubblico di seguito.
Grazie, come sempre, per l'attenzione. E alla prossima.
Testo integrale della mail del Dott. Alfio Grassi, ricevuta il 26/10/2026
Egregio Costanzo,
mi scuso, ancora una volta, per il ritardo nelle mie risposte, ma, come può ben comprendere, gli impegni lavorativi incombono e il tempo a disposizione si fa sempre più limitato.
Desidero innanzitutto esprimerle la mia ammirazione per la costanza e la perseveranza con cui continua a occuparsi del caso del record di 48,8 °C registrato a Floridia. Una vicenda che, a giudizio del sottoscritto, presenta risvolti inquietanti e tutt'altro che trasparenti. Mi consentirà, tuttavia, di rinviare a un momento successivo le mie considerazioni conclusive sull'intera questione.
Ma veniamo al dunque.
Il 15 ottobre scorso mi sono recato, accompagnato dal mio legale, presso il TAR di Torino, situato nel cuore della città, tra monumenti e palazzi storici che rievocano i fasti di un passato glorioso, quello del Regno d'Italia.
Alle ore 9:00 in punto eravamo già davanti all'aula del Tribunale. Le udienze hanno avuto inizio con una puntualità degna del cronometro di una competizione podistica.
Il mio legale ha cortesemente chiesto che la trattazione del mio ricorso contro l'INRIM fosse anticipata rispetto alle altre udienze, considerato che, alcune ore più tardi, avremmo dovuto prendere il volo di ritorno per Catania. Grazie alla disponibilità degli altri avvocati presenti, il Giudice ha accolto la richiesta, invitando il mio legale ad accomodarsi in Camera di Consiglio.
Non potendo assistere alla discussione, mi sono seduto su una delle sedie collocate lungo il corridoio, convinto che l'attesa sarebbe stata piuttosto lunga. Immaginavo, infatti, che il confronto con la controparte avrebbe richiesto tempo, come spesso accade nelle controversie giudiziarie.
E invece, neanche il tempo di accomodarmi, che vedo uscire dalla Camera di Consiglio il mio legale, il quale mi comunica una notizia tanto inattesa quanto sorprendente: l'udienza era stata rinviata e nessun rappresentante dell'INRIM si era presentato.
Non le nascondo il mio stupore di fronte all'assenza dell'INRIM, un ente di prestigio internazionale che, da oltre un anno, continua a negarmi l'accesso ad atti pubblici relativi alla validazione del record di temperatura di 48,8 °C.
A questo proposito, ritengo opportuno sottolineare un aspetto tutt'altro che trascurabile: pur di essere presente all'udienza del 15 ottobre 2026, ho sacrificato due giornate lavorative e sostenuto, naturalmente a mie spese, i costi del viaggio e del pernottamento. Due giorni, non uno, perché la mia partenza da Catania era avvenuta già il giorno precedente.
Qualche giorno dopo, ci è stata notificata la nuova data per la trattazione del ricorso, fissata al 14 gennaio 2027.
Il mio legale, persona di buon senso e consapevole degli oneri che comporta ogni trasferta, mi ha timidamente domandato se fosse davvero il caso di affrontare ulteriori spese per essere nuovamente presenti alla prossima udienza.
La mia risposta è stata categorica: anche altre cento volte, se necessario, torneremo a Torino o ci recheremo in qualsiasi altra sede, pur di fare piena luce su questa vicenda.
Perché, ormai, non si tratta più soltanto di ottenere l'accesso a una documentazione amministrativa, né semplicemente di contestare una procedura. Per il sottoscritto è diventata una questione di principio, di trasparenza e, soprattutto, di rispetto delle regole.
E su questo punto non sono disposto a fare passi indietro.
Cordialmente, Dott. Alfio Grassi