Non è una provocazione, è ciò che emerge quando si ha la pazienza di esaminare con nome e cognome l'operato di chi è stato chiamato a gestire quei beni.
Ma se questo vale per le società e per i patrimoni confiscati, vale ancora di più per un ambito che tocca la vita quotidiana di milioni di persone e che raramente finisce sotto i riflettori: l'amministrazione di condominio.
Anche lì, infatti, assistiamo allo stesso copione. Un amministratore viene nominato, spesso senza una vera selezione, ma spesso sulla base di conoscenze, appartenenze, rapporti personali o semplicemente perché era l'unico disponibile a prendersi quell'incarico certamente fastidioso. Ed ecco che da quel momento comincia una gestione che, salvo rare eccezioni, si trascina stanca, opaca e soprattutto, senza alcuna progettualità.
La verità è che la maggior parte di questi soggetti si rivela debole, inconcludente, sottomessa, evidenziano di pensare esclusivamente al proprio tornaconto personale, oppure a favorire, attraverso consulenze, perizie e incarichi vari, quello stesso sistema che li ha nominati.
Sì... diciamolo pure, un sistema fatto di familiari, di parenti, di "amici degli amici", di studi professionali che si passano il testimone di incarico in incarico come se nulla fosse.
Certo, qualcuno, leggendo queste righe, si offenderà. Ma basterà esaminare e pubblicare sul web nome, cognome e quanto da loro compiuto. Vedrete, senza bisogno di chiamare in causa Fabrizio Corona e la sua schiera di paparazzi, che improvvisamente tutta una serie di soggetti emergerà da quel profondo silenzio. E con loro, anche quanti avevano richiesto a suo tempo l'intervento del Tribunale, nella speranza che la giustizia e i principi di legalità venissero finalmente a galla.
Nel condominio, infatti, il meccanismo è ancora più perverso, perché manca quasi sempre un controllo reale. L'assemblea si riunisce una o due volte l'anno, i bilanci vengono approvati in fretta, le voci di spesa non vengono mai verificate fino in fondo, e chi prova a chiedere chiarimenti viene guardato come un disturbatore.
E così l'amministratore diventa di fatto il controllore di se stesso, esattamente come accade per certi amministratori giudiziari che gestiscono decine di società contemporaneamente, in settori completamente diversi tra loro, come se amministrare un'impresa di costruzioni fosse la stessa cosa che guidare una attività commerciale o un condominio.
Non bisogna poi dimenticare il rapporto ambiguo che spesso si instaura con i fornitori. Invece di scegliere sulla base del prezzo e della qualità, in alcune circostanze si privilegiano sempre gli stessi nomi, gli stessi studi, le stesse ditte, magari legate da rapporti personali o familiari.
E mentre il patrimonio condominiale si depaupera, mentre i lavori vengono fatti male o non vengono fatti affatto, c'è chi continua a percepire compensi (o quantomeno li richiede) che, rapportati al lavoro realmente svolto, raggiungono cifre che lasciano sgomenti. Un vero e proprio business parallelo, costruito sulla pelle di quei condomini che si sarebbe dovuto tutelare.
C'è poi la questione della trasparenza, che avrebbe il compito di vigilare e di denunciare le gravi irregolarità. Ma anche lì, quando i condomini tutti non si attivano, quando esistono solo minoranze che fanno sentire la loro voce, ecco che tutto si arena. E allora ci si chiede: come si fa a credere ancora nella giustizia, quando le azioni di responsabilità non si realizzano mai, quando i compensi restano intoccati, quando i condomini affidati a questi amministratori finiscono per accumulare debiti e per lasciare i proprietari a fare i conti con spese impreviste e lavori mai eseguiti?
Perché questo è il punto che troppo spesso viene rimosso. Dietro ogni gestione fallimentare, dietro ogni bilancio approvato senza controllo, ci sono persone reali. Famiglie che da un giorno all'altro si ritrovano a pagare spese non dovute, a convivere con infiltrazioni mai risolte, con ascensori fermi, con cortili abbandonati.
Persone che avevano creduto nella buona fede, che avevano sperato in una gestione seria, e che invece si sono viste tradite da un sistema che ha protetto più chi lo gestiva che chi lo subiva. È una ferita che non si rimargina, e che nessun compenso potrà mai giustificare.
La verità è che il sistema delle nomine, sia nel condominio sia nei beni confiscati, è diventato un business parallelo, gestito da una casta ristretta di fedelissimi, sempre gli stessi, sempre blindati. E mentre lo Stato incassa le vendite e paga le parcelle, mentre i condomini pagano e non vedono risultati, le imprese muoiono, i dipendenti perdono il lavoro, e i veri responsabili restano al loro posto. Fino a quando sarà la politica o la sorte a scegliere gli uomini, senza meritocrazia, senza controlli reali, nulla potrà mai cambiare. È una terra infetta, diceva un mio ex collega. E purtroppo, ancora oggi, non posso dargli torto.
Ultimamente, ad esempio, mi è capitato di dover leggere tutta una serie di circostanze ambigue, raccontate da persone che si lamentano, che documentano, che evidenziano con prove certe una gestione poco chiara o certamente poco trasparente.
Ma la cosa assurda è che chi scrive quelle note (e posso assicurarvi essere oltre un centinaio...) alla fine di ogni loro apporto o commento, riporta sempre la stessa frase: bisogna denunciare!
Ecco, come sempre si manifesta quel comportamento del tutto ignavo di molti miei conterranei. Sì, gli stessi che aspettano che siano sempre gli altri ad alzarsi e a fare la guerra, gli stessi che hanno promosso le denunce e che hanno poi richiesto al tribunale un'amministrazione seria e la nomina di un loro referente. Mentre loro restano in sordina, a guardare.
Ma cosa credono di cambiare, così? Denunciare a parole non è denunciare. Ripetere "bisogna denunciare" come una formula vuota, come un ritornello che assolve la coscienza senza muovere un dito, è la più raffinata delle omertà. Perché l'omertà... non è solo il silenzio di chi tace davanti alla mafia, è anche il chiacchiericcio di chi parla, si lamenta, documenta, e poi si nasconde dietro un "bisogna denunciare" detto da altri. È l'ipocrisia di chi vuole la giustizia, ma non vuole sporcarsi le mani. È la vigliaccheria di chi pretende che siano sempre gli altri a esporsi, a firmare, a rischiare, mentre lui resta al riparo, a commentare dal salotto di casa.
E che fastidio che mi dà, questo atteggiamento. Un fastidio che non è solo rabbia, è anche vergogna. Vergogna di vedere tanti miei conterranei comportarsi come spettatori di uno spettacolo che li riguarda da vicino, come se la gestione dei loro beni, delle loro case, dei loro condomini, non fosse affare loro.
Come se la denuncia fosse una faccenda che riguarda sempre qualcun altro. Ma cosa pensano di cambiare il sistema, così? Con i like, con i commenti, con le condivisioni? Il sistema non si cambia con le parole. Si cambia con le azioni. Si cambia con le denunce vere, firmate, depositate. Si cambia con il coraggio di esporsi, uno per uno, senza aspettare che sia il vicino a farlo per primo.
E allora non resta che continuare a denunciare!
Denunciare chi gestisce male, chi distrae, chi dissipa, chi favorisce parenti e amici. Denunciare l'amministratore infedele, quello che si nasconde dietro l'incarico ricevuto, quello che firma bilanci alterati, quello che vende a prezzi irrisori, quello che chiude gli occhi davanti allo sfacelo.
Denunciarlo con nome e cognome, senza paura, senza sconti, perché ogni giorno di silenzio è un giorno regalato a chi continua a lucrare su questo sistema.
La giustizia potrà anche sembrare un miraggio, ma il silenzio è il migliore alleato di chi approfitta di questo sistema. E su questo, da parte mia, non ho mai nutrito alcun dubbio: né tantomeno, alcuna intenzione di tacere!
