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venerdì 11 settembre 2026

Ridisegnare il mondo è già un atto politico per restituire verità.

Ridisegnare il mondo è già un atto politico per restituire verità

La mappa del mondo che abbiamo visto sui banchi di scuola non è mai stata una fotografia neutrale. 

Già... è il risultato di una scelta compiuta nel Cinquecento da Mercatore, un sistema utilissimo per navigare ma che gonfia le terre vicine ai poli e comprime quelle equatoriali. 

Così la Groenlandia sembra grande quanto l'Africa, mentre l'America Latina e il Sud-Est asiatico scivolano sullo sfondo. 

Un errore geometrico che diventa gerarchia visiva del mondo, e che nessuno ha mai davvero messo in discussione.

Per capire perché tutto questo stia cambiando proprio adesso, bisogna guardare a New York. 

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione presentata dal Togo per conto dell'Unione Africana, che invita Stati e scuole ad abbandonare Mercatore in favore di rappresentazioni più fedeli alle superfici reali dei continenti. 

Solo gli Stati Uniti hanno votato contro, definendola un progetto ideologico radicale. 

Il passaggio più contestato è quello che parla di giustizia cognitiva e riparazione della memoria. 

Difatti... dietro quella formula c'è una storia lunga secoli, fatta di mappe che hanno contribuito a costruire un immaginario collettivo in cui alcune parti del mondo valevano più di altre, e in cui la geografia sembrava confermare ciò che la politica aveva già deciso.

La mappa di Mercatore non è soltanto geometria maldestra, è viceversa il residuo visivo di un'epoca in cui le potenze europee si spartivano il mondo e avevano interesse a rappresentarlo in modo da giustificare la propria centralità. 

Un'Africa rimpicciolita è un'Africa che conta meno! Un Nord dilatato è un Nord che comanda! 

Quando si parla di colonialismo cartografico non si usa una metafora, si descrive il modo in cui una convenzione grafica si è trasformata in senso comune, in qualcosa che sembrava naturale e che invece era una scelta politica travestita da tecnica. 

E così, quando quella convenzione entra nei libri di scuola, diventa parte di noi, del nostro modo di immaginare il mondo prima ancora di conoscerlo davvero...

Ed è qui che entra in scena la Francia. Alla Sorbona, il ministro degli Esteri Barrot ha annunciato che il Quai d'Orsay abbandonerà Mercatore per la proiezione Eckert IV, che restituisce con maggiore fedeltà le proporzioni reali. 

Non è una decisione improvvisa: il processo era iniziato nel 2021. Barrot ha detto che una mappa non è mai del tutto neutrale e che correggere una rappresentazione che deforma il mondo significa già compiere un'opera di verità. 

La Francia apparirà più piccola, mentre l'Africa guadagnerà lo spazio che le era stato sottratto. È un gesto simbolico, certo... ma i simboli contano, perché orientano lo sguardo e preparano il terreno ai cambiamenti concreti.

Resta da capire cosa succederà adesso. Mercatore non scomparirà, e nessuno impone una carta unica. Nelle scuole francesi la maggior parte dei planisferi è ancora basata su quel modello. 

La domanda ora è se l'onda partita da Parigi e da New York arriverà anche nelle aule dove si insegna geografia. Perché è lì che si formano le mappe mentali con cui guardiamo il mondo per il resto della vita, e cambiare quelle mappe significa cambiare il modo in cui ci sentiamo parte del mondo, il modo in cui giudichiamo chi è vicino e chi è lontano, già, tra chi conta e chi ahimè - come sempre - resta sullo sfondo.

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