Sì, proprio lì, in poche battute, Mojtaba Khamenei scrive che Israele "è tornato indietro di settant'anni!
Lo fa in occasione della commemorazione del 7 ottobre, una data che per il regime è ormai un simbolo sacro, una ferita da coltivare e da usare come carburante politico.
Ma c'è un problema.. perché quel messaggio su X arriva a neppure un mese di distanza da un altro atto, ben più solenne e ufficiale. Il 30 agosto, infatti, Mojtaba aveva lanciato un appello scritto, diffuso tramite i canali ufficiali e ripreso dalle agenzie internazionali, per l'unità di tutti i musulmani e delle nazioni islamiche. Un invito solenne, pensato per ricompattare il mondo islamico di fronte alle pesanti pressioni economiche e geopolitiche che l'Iran sta affrontando.
E in quell'appello, Mojtaba era stato durissimo. I governanti criminali degli Stati Uniti e il falso regime sionista, ha detto, sono acerrimi nemici dell'unità islamica e dell'intera Umma islamica, comprese le popolazioni dell'Asia occidentale e del Nord Africa. Parole pesanti, che arrivano a sei mesi dalla morte del padre Ali, ucciso in quel devastante conflitto scoppiato a fine febbraio. Sei mesi in cui i rapporti tra l'Iran e i suoi vicini arabi sono diventati tesi, tesissimi, a causa degli attacchi che hanno coinvolto infrastrutture e aree ospitanti basi militari statunitensi nella regione.
Ai governanti dei paesi islamici, con particolare riferimento a quelli del Golfo Persico, Mojtaba ha rivolto un'esortazione che suona quasi come un ultimatum: riconoscete i vostri veri nemici e contrastate il piano di questi malintenzionati, che consiste nell'esaltare le differenze all'interno dell'Umma per indebolirla e dominarla. Ha altresì aggiunto che i tiranni del mondo, guidati dagli Stati Uniti criminali, hanno ormai tolto le maschere ingannevoli, si sono sfilati i guanti di velluto, mostrando al mondo intero i loro artigli insanguinati.
Tradotto: chiunque, in qualsiasi posizione, compia azioni che portano alla divisione tra i musulmani, consapevolmente o meno, serve gli scopi dei nemici dell'Islam. E chi sta trattando con gli americani, chi cerca una via d'uscita diplomatica, chi non si schiera, è un traditore. Non ci sono mezze misure, non ci sono zone grigie. È un bivio, e Mojtaba lo ha tracciato con la nettezza di chi non ammette ripensamenti.
E ora, ecco la contraddizione che più inquieta. Da un lato, l'appello ufficiale del 30 agosto, con il suo tono da leader che cerca di ricucire lo strappo, di proporre un quadro coordinato per la difesa reciproca e la cooperazione in vari campi: economico, scientifico, di sicurezza. Dall'altro, questo messaggio su X, più asciutto, quasi sprezzante, che liquida Israele con un "tornato indietro di settant'anni" mentre il mondo intero si chiede quale sarà la prossima mossa. Due registri, due anime, che forse raccontano la difficoltà di un regime che non sa più quale faccia mostrare al mondo.
Ma la domanda che mi faccio è un'altra. Questo cambio di tono, questa alternanza tra il solenne e il liquido, tra l'appello alla cooperazione e la sfida a muso duro, è una strategia calcolata o è il sintomo di un potere che brancola nel buio? Perché forse chi aveva davvero il controllo della situazione ora non c'è più o forse - se è sopravvissuto all'attentato in cui hanno perso la vita il padre e gran parte dell'élite del governo iraniano - non si trova in condizioni fisiche perfette... certamente un soggetto abituato al comando non ha alcun bisogno di cambiare registro ogni quattro giorni. Chi è stato da sempre forte... parla una lingua sola e soprattutto non parla con la bocca altrui!
E così, vista la situazione, i falchi hanno preso il sopravvento. Hanno blindato Hormuz, hanno messo uomini come Vahidi e Rezaei ai vertici della sicurezza. Già... quei vecchi leoni, quelli che il vecchio Khamenei aveva messo da parte, ora stanno lì... a reclamare il posto che pensavano gli spettasse. mentre la piazza, quella vera, quella fatta di giovani e donne che hanno già dimostrato al mondo il loro coraggio, purtroppo, sentendosi abbandonati, osserva e tace. Perché i tribunali del governo non conoscono clemenza, e i plotoni di esecuzione sono diventati una triste routine, un monito quotidiano che spegne ogni speranza di una rivolta aperta.
Ed infine c'è Hormuz, sempre lui. La minaccia di chiudere lo Stretto torna a essere un'arma concreta. Ma è un'arma che si sta già arrugginendo, perché i paesi arabi confinanti stanno costruendo a gran ritmo nuovi oleodotti che permetteranno di aggirare l'ostacolo. In pochi anni, il ricatto energetico dell'Iran potrebbe perdere perdere tutta la sua efficacia e difatti, quei falchi - a differenza delle caratteristiche peculiari di quell'animale - hanno viceversa una vista ristretta: sì... guardano al presente e non al domani!
E allora cosa resterà? Resta la presenza costante di un nuovo conflitto militare, un conflitto che nessuno può davvero prevedere nelle sue conseguenze, ma che tutti sanno essere potenzialmente catastrofico, non solo per quelle terre già martoriate, ma per l'intero sistema finanziario globale, che verrebbe travolto da un'ondata di caos i cui effetti sarebbero incalcolabili.
Sì... i falchi si sono impadroniti dell'Iran e stanno provando a blindare lo stretto, ma questa piccola vittoria potrebbe rivelarsi la scintilla che accende un incendio molto più grande di loro. E vedrete come tutta questa follia, prima o poi, si ribalterà. Perché il fuoco, quando divampa, non chiede permesso. Brucia tutto ciò che incontra.
