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lunedì 3 agosto 2026

Ma quale Stato: quando il silenzio sulle intercettazioni è già una risposta!

Buongiorno,

oggi voglio condividere con voi alcune mie riflessioni che nascono a seguito dell'intervento del senatore Roberto Scarpinato in Senato, a proposito del decreto giustizia-migranti.

Le sue parole, che faccio integralmente mie, mi hanno colpito per la loro lucidità e per la forza con cui mettono il dito su una ferita che, a mio avviso, rischia di diventare cronica per il nostro Paese.

Scarpinato ha attaccato senza mezzi termini la maggioranza per aver cancellato quegli emendamenti che riguardavano le cosiddette "intercettazioni a strascico". E il suo messaggio è drammaticamente chiaro: da oggi – per usare le sue stesse parole – è ancora più evidente a tutti gli italiani che esistono forze politiche la cui missione sembra essere quella di garantire, in ogni modo, i protagonisti della corruzione e della mafia dei colletti bianchi.

Non si tratta di uno scontro tra opposte visioni, ma di una presa d'atto che fa tremare i polsi.

Ma d'altronde... viviamo in un Paese dove la corruzione e le collusioni non sono più episodi sporadici, ma un sistema diffuso, quasi una seconda pelle. Ed è proprio davanti a questo scenario che la maggioranza ha scelto deliberatamente di disarmare lo Stato.

Non dico "indebolirlo", attenzione, ma di renderlo inerme proprio davanti ai reati dei potenti. La storia, prima o poi, chiederà conto di questo tradimento della legalità, che ormai dura da oltre trent'anni!

Eppure i numeri parlano da soli, e non lasciano spazio a interpretazioni. Il rapporto "Italia sotto mazzetta" di Libera - https://www.libera.it/it-schede-2790-corruzione_italia_sotto_mazzetta - ci restituisce un quadro che definirei spaventoso: solo nell'ultimo anno, ben 96 grandi inchieste per corruzione, con oltre milleottocento indagati a livello nazionale. Sono cifre che dovrebbero mettere in allarme chiunque, e che invece sembrano scivolare via come acqua sul vetro.

C'è poi un passaggio che trovo particolarmente significativo, ed è quello che riguarda la posizione di Fratelli d'Italia. Quando, ad aprile, il procuratore nazionale antimafia, spinto dall'allarme di tutte le procure, ha certificato pubblicamente che il centrodestra aveva provocato un disastro, la reazione è stata degna di un rompicapo politico. Per uscire dall'impaccio, hanno partorito un emendamento che, se da un lato consentiva l'utilizzo delle intercettazioni in procedimenti per reati con aggravante mafiosa, dall'altro lasciava intatto il divieto per i reati di corruzione e per i gravi crimini dei colletti bianchi.

Una mezza misura, insomma, che non tappava il buco ma lo mascherava. Eppure, anche su questo, Forza Italia ha serrato le fila, annunciando il voto contrario. Alla fine, per uscire dall'angolo, hanno gettato la palla in tribuna, ricorrendo al voto di fiducia su un testo che non prevedeva nemmeno emendamenti sulle intercettazioni. Un modo elegante, se così si può dire, per non prendere posizione.

Ecco, mentre scrivo, mi chiedo: fino a che punto possiamo spingerci nel normalizzare l'anomalia? Fino a quando accetteremo che la lotta alla corruzione diventi una questione di bandiera, e non di sostanza?

Forse, la risposta sta proprio nella capacità di continuare a fare domande, anche quando le risposte sono scomode, ma soprattutto di non smettere mai di cercare la verità, anche quando qualcuno – da troppo tempo – cerca di metterci un velo sopra!

Mi dispiace soltanto che qualcun altro, in questi lunghi anni, avrebbe potuto far pesare la propria figura rappresentativa ed invece, ho sentito soltanto un grande "silenzio". In cuor mio, vorrei che egli sappia che – a differenza di tutti quei lacchè da cui in questi anni è stato circondato – io, quale suo semplice connazionale, ricorderò quella sua figura come qualcosa di storicamente "insignificante"!

Come mi ha scritto proprio alcuni giorni fa la Dott.ssa Julia: l'Islam insegna che il dolore non è un lasciapassare, ma una responsabilità davanti ad Allah. Il Corano (2:42) infatti insegna: "Non confondete mai la verità con la menzogna, e non nascondete la verità quando la conoscete bene". Non per nulla il Profeta Maometto (la pace sia su di lui) disse: "Il più forte tra voi è colui che dice la verità davanti a un tiranno". Il messaggio è chiaro: chi ha visto la brutalità dovrebbe essere il primo a combatterla, non a usarla come scudo per il proprio tornaconto.

E allora mi chiedo: se nemmeno chi ha conosciuto il dolore sulla propria pelle ha saputo trasformarlo in coraggio, che speranza può avere questo nostro Paese, ancora intento a nascondere la verità dietro il velo del silenzio?

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