Nel post era riportato quanto segue: Ieri mattina, mentre uscivo dal Tribunale di Catania, ho avuto il piacere d’incontrare il Dott. Alfio Grassi, Presidente del Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna.
Ne ho approfittato per chiedergli se, dall’ultima volta in cui ci eravamo visti, vi fossero state delle novità. Mi riferivo, in particolare, all’incontro che le tre categorie siciliane di cavatori avevano richiesto a suo tempo al Presidente della CTS, Dott. Avv. Gaetano Armao.
Il Presidente Grassi mi confermava che, purtroppo, nessuno da parte della CTS aveva risposto.
Perdonatemi la riflessione personale, ma ritengo che quanto accada in questa nostra regione rappresenti qualcosa di paradossale. D’altronde, vorrei comprendere quale motivazione conduca una parte – tra l’altro istituzionale – a rifiutare un incontro ufficialmente richiesto.
Ma soprattutto, mi confermava che le problematiche a suo tempo evidenziate dal gruppo (Link) erano rimaste del tutto immutate.
Di poche ore la notizia appena pubblicata sul web (Link), che riporta quanto segue: presunte mazzette alla CTS ambientale, nove indagati, perquisiti casa e studi degli indagati, coinvolto anche un deputato MPA.
Si parla di pressioni di imprenditori e Confindustria sul governo regionale per avere fondi sui rifiuti, e delle parole dell’ex assessore...
Sono nove le persone coinvolte fra richieste di arresto, inviti a comparire e perquisizioni. Lo rende noto una secca comunicazione della Procura di Palermo diretta da Maurizio de Lucia.
Al centro dell’inchiesta, un presunto giro di mazzette attorno alla Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali. Spuntano la richiesta di arresto per l’ex vicepresidente della Regione e il coinvolgimento diretto di un deputato regionale dell’Mpa.
Questa mattina, i poliziotti della Squadra Mobile di Palermo, guidati da Antonio Sfameni, hanno notificato agli indagati la convocazione del GIP per il delicato passaggio dell’interrogatorio preventivo.
L’indagine è coordinata dal pool della Procura guidato dalla procuratrice aggiunta Francesca Mazzocco, che ha chiesto l’emissione di misure cautelari non solo per l’ex presidente della CTS, ma anche per una rete di professionisti, pubblici ufficiali e imprenditori che avrebbero beneficiato di favori in cambio di denaro.
Le accuse formali vanno dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio alla corruzione per l’esercizio della funzione. Le perquisizioni a tappeto tra uffici pubblici, abitazioni e studi legali a Palermo e Roma si sono rese necessarie proprio per blindare i riscontri probatori ed evitare l’inquinamento delle prove prima del confronto con il Giudice.
Tra gli indagati oltre i due politici compaiono figure di spicco del nostro tessuto imprenditoriale siciliano.
L’elenco completo dei nove indagati per cui la Procura ha sollecitato l’applicazione delle misure cautelari lo trovate nel link sopra riportato. D’altronde, come ben sapete, al sottoscritto interessa poco o nulla conoscere i nomi. Ci tengo però a riportare che, trovandosi il procedimento nella fase delle indagini preliminari, per tutti i soggetti coinvolti vige rigorosamente il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale terzo grado di giudizio. Nel link dell’articolo riportato sopra ed in questo pubblicato stamani (Link), trovate le reazioni espresse da parte di alcuni indagati.
Ora, il faro degli investigatori, si concentra unicamente sulla gestione della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali regionali e si parla di un vero e proprio snodo strategico-amministrativo per la Sicilia, l’ufficio da cui passa il semaforo verde per tutti i macro-impianti industriali, energetici e per le energie rinnovabili nell’isola.
L’ipotesi degli inquirenti è che dietro il parere tecnico di alcuni dossier potesse nascondersi un sistema illecito ben collaudato.
Ma torniamo a quanto mi era accaduto. Durante il colloquio, il Dott. Grassi mi anticipava comunque di un articolo che, da lì a poco, sarebbe stato pubblicato nella testata giornalistica “Live Sicilia” (Link):
Difatti, nel primo pomeriggio, ho ritrovato sul sito web il post che per l’appunto affrontava i temi riguardo la semplificazione della nuova disciplina delle procedure di autorizzazione e gestionali delle cave, lo snellimento burocratico, ed ancora l’entità dei canoni e la chiarezza sugli oneri e sugli adempimenti di ripristino ambientale affinché non si cumulino, entrambi, in capo alle imprese.
L’articolo, a nome del Presidente delle sezioni marmi di Sicindustria Trapani, Giovanni Castiglione, riportava quanto segue: “Sono queste le priorità che le aziende del settore lapideo siciliano mettono sul tavolo in vista dell’approdo in Aula del disegno di legge n. 239/A sul riordino della normativa dei materiali da cave e materiali lapidei. Sicindustria, il Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna e il Consicav, Consorzio siciliano cavatori, auspicano infatti che si riesca ad arrivare all’approvazione di un testo che sia in linea con quello spirito innovativo indispensabile per dare una risposta adeguata alle esigenze di un comparto costretto a fare i conti con una normativa ferma da oltre 40 anni”.
Riprendendo con il Dott. Grassi, chiedevo a egli quali fossero le reali motivazioni che, a mio avviso, avessero ancora vincolato le tre categorie di cavatori dal procedere formalmente – viste le motivazioni a suo tempo formulate nella richiesta d’incontro che mi permetto di ricordare, evidenziavano “disfunzioni della Commissione Tecnica Specialistica del Servizio 1 VIAVAS dell’Arta Sicilia” in violazione dei principi regolamentari e normativi – attraverso gli organi competenti.
A questa precisa domanda il Presidente Grassi, scusandosi, mi dichiarava che per motivi di riservatezza non poteva anticiparmi nulla; tuttavia, dal suo sguardo, ho avuto come la sensazione che qualcosa a breve si stia per avviare…
Ma chissà, forse mi sto sbagliando?
Ed allora, riprendendo nuovamente oggi quel finale e osservando quanto sta ora accadendo: No... non mi ero sbagliato!
P.s. Credo comunque che sia giunto il momento di ricontattare il Dott. Alfio Grassi per approfondire innanzitutto quanto accaduto alcuni giorni fa a Palermo (lunedì 03 c.m.) presso il Parlamento Regionale Siciliano Palazzo dei Normanni, dove erano stati convocati i Sindaci della provincia palermitana e le Associazioni di categoria. Difatti, tra quanti sono intervenuti, ho potuto ascoltare anche il suo intervento – in qualità di Presidente del “Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna” – e constatare come le decisioni che erano state prese sul piano paesaggistico da parte dell’Assessorato, dopo meno di un’ora da quella riunione, siano state improvvisamente revocate dall’Assessore attraverso un comunicato stampa. Chissà… debbo forse pensare che quella decisione abbia a che fare con quanto sta ora accadendo?
