“Questo è il massimo per i delinquenti, saranno facilitati a continuare e a rubare”, ha aggiunto, con la voce che si incrinava tra l'ira e lo sconforto. E poi, quella frecciata al Capo dello Stato, che non è solo un'accusa, ma un grido di dolore. “Cosa direi a Mattarella? Beh, insomma, ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti. Per cui io penso che Mattarella dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e poi vedere”. In quella frase c'è tutto il senso di un'ingiustizia che brucia, la sensazione che ci sia una bilancia che pende sempre dalla parte sbagliata, dove la vita di un cittadino che si difende vale meno di quella di chi semina morte.
Sull'argomento, lo scorso anno, precisamente sabato 15 novembre 2025, avevo scritto un post intitolato: Difendersi non è mai un eccesso! - vedasi link: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2025/11/difendersi-non-e-mai-un-eccesso.html
Ripensando a quelle riflessioni, ritrovai la storia di un uomo di 68 anni che, nella sua casa, nel buio, aveva sparato a un ladro armato di cacciavite. Non per uccidere, ma per fermarlo, per interrompere quell'avanzata minacciosa che trasformava il suo salotto in un campo di battaglia. E ricordo la sensazione di sollievo nel leggere che la Procura non aveva nemmeno iscritto un verbale a suo carico, riconoscendo che la sua reazione era stata dettata dall'istinto di sopravvivenza, non dalla crudeltà.
La premier Meloni lo disse senza esitare: «La difesa è sempre legittima». Parole che non sono solo un commento, ma un principio. E Salvini, subito dopo, ricordò come quella norma nascesse da anni di battaglie per tutelare «i cittadini perbene», quelli che non chiedono favori, ma il semplice diritto di non essere aggrediti nella propria casa.
Eppure, oggi, mentre ripenso a quelle parole e le confronto con la condanna di Roggero, mi sembra di vedere un paese diviso in due. Da una parte, c'è la legge che riconosce la legittima difesa come un diritto sacrosanto, come fu ribadito allora. Dall'altra, c'è la dura realtà di chi, come Roggero, si ritrova a scontare una pena che sembra non tenere conto del terrore che ha vissuto. Dove passa il confine tra chi ha il diritto di sparare per difendersi e chi, invece, viene considerato un assassino? Forse è tutto una questione di dettagli, di circostanze, di quegli attimi eterni che sfuggono al giudizio di chi osserva da lontano.
Perché, a ben pensarci, quando si è nel buio della propria casa e si sente un rumore che non dovrebbe esserci, non esiste un manuale per la paura. Non ci sono regole che ti dicono come dosare la reazione, come misurare la forza di un colpo o come valutare se l'aggressore è armato o no. C'è solo un istinto primordiale, animale, che ti spinge a proteggere te stesso e i tuoi cari. Come scrissi allora: la violenza è già nell'aggressione, non nella reazione. È nel silenzio di chi entra nella tua vita con un cacciavite in mano, nel buio, mentre tu dormi o sei semplicemente a casa tua. Non esiste una scala di valori che dica «puoi difenderti solo se rubano X, ma non se minacciano Y». Se c'è pericolo, se c'è aggressione, se non c'è via di fuga, allora ogni mezzo è lecito. Non per vendetta, non per crudeltà, ma per sopravvivere!
E allora, mi chiedo, perché ci vuole ancora tutto questo tempo per capire una verità così semplice? Perché ancora oggi, quando sentiamo parlare di casi come quello di Roggero, ci troviamo a dibattere su proporzioni e eccessi, come se la vita di chi si difende dovesse essere sempre subordinata a un calcolo matematico? Forse, come dicevo un anno fa, è perché per anni abbiamo ascoltato certi politici parlare di sicurezza a parole, senza mai voler affrontare la verità scomoda: che la paura non è di destra o sinistra, ma è solo umana. E la paura, quando si fa concreta, non aspetta il tempo di una legge, di un dibattito parlamentare o di una sentenza della Corte.
Oggi, però, qualcosa sembra muoversi. La legge sulla legittima difesa è un passo avanti, un segnale che dice ai cittadini perbene che non sono più soli, che non devono più nascondersi o scusarsi per aver difeso la loro dignità. Ma il caso di Roggero ci ricorda che il percorso è ancora lungo e tortuoso. Perché la casa non è solo un muro, una porta o una finestra, è il confine ultimo della tua libertà, il luogo dove dovresti sentirti al sicuro. E nessuno, mai, può pretendere che tu lo lasci violare, senza aspettarsi che tu reagisca.
Sì, la legge non è perfetta, e forse non lo sarà mai. Ma oggi, come allora, continuo a credere che la giustizia debba stare dalla parte di chi, al buio, ha il coraggio di difendersi. Di chi, come Roggero, si è trovato a fare una scelta impossibile in un secondo che dura una vita. E mentre le sue parole risuonano ancora, mi auguro che qualcuno, da quelle alte sfere del potere, possa davvero mettersi una mano sulla coscienza e guardare oltre le carte bollate, per vedere gli occhi di un uomo che ha solo cercato di sopravvivere.
