Ho letto che il nostro Presidente della Repubblica ha firmato! Giorgia Meloni si prende l’interim del ministero del Turismo, dopo le dimissioni di Daniela Santanchè...
E io, lo confesso, continuo a trovare la cosa profondamente assurda. Non perché la Presidente del Consiglio non possa farlo, badiamo bene, ma per il messaggio che inevitabilmente passa: nessuno, nel suo governo, era in grado di raccogliere quel testimone? Nessun alleato, nessun altro ministro, nessuna figura competente all’interno della coalizione? È come se, alla fine, l’unica persona di cui ci si fidi veramente sia lei stessa.
Ma forse, e qui mi fermo a riflettere, è proprio questo il segnale che si è voluto dare. Non tanto una questione di fiducia nelle proprie capacità, quanto piuttosto un’operazione di protezione. Proteggere quell’ex ministro, certo, ma anche – e soprattutto – proteggere il ruolo che ricopriva. Una specie di scudo preventivo: tolgo il dicastero a tutti, lo tengo per me, e così taglio corto qualunque principio di aspirazione, qualunque ambizione, qualunque possibile tensione interna alla maggioranza. Nessuno può aspirare a ciò che non è stato nemmeno messo in discussione.
Sì... so che in molti sui social aspettavamo le parole della Santanchè. Dopo tutto quello che abbiamo ascoltato in questi mesi, dopo quanto era stato preannunciato da lei stessa quando si profilava all’orizzonte il rischio di un processo, il silenzio che è seguito ha qualcosa di eloquente. Le dichiarazioni che non ci sono state pesano quanto quelle che avrebbe potuto fare. Certo, un vuoto che lascia spazio a troppe interpretazioni...
A questo punto, non mi resta che rivolgermi idealmente al nostro Presidente della Repubblica...
Ciò che vorrei chiedere - non deve mettere in dubbio la sua firma, sia chiaro - è se non avesse potuto suggerire una strada diversa, anche a semplice mo’ di consiglio, un piccolo indirizzo diverso da quello deciso dalla presidente del Consiglio.
Perché, e lo dico senza timore di essere ridondante, il settore del Turismo per il nostro Paese non è un ministero qualunque, è una delle voci più importanti per le casse dello Stato, casse che già non navigano nell’oro e quindi, lasciarlo in mano a un interim, per quanto autorevole, rischia di trasformarlo in una poltrona di passaggio, e questo non possiamo permettercelo.
Ma si sa... il ritmo della politica - a volte (ma potrei affermare "sempre") - sembra volersi dimenticare delle priorità di questo Paese e dei suoi cittadini, ed allora, non resta che a noi, quantomeno, cercare di non perderle di vista!
