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sabato 8 dicembre 2018

La vicenda "CMC" è finita come tutti sapevamo!!! Chi fa finta di scoprirla soltanto ora, è perché gli ha fatto comodo...

Ora che è finita, come del resto era già nell'aria e come in molti, in silenzio, sapevano, ecco che spuntano fuori i preoccupati, gli indignati dell'ultima ora.

Li ho sentiti anche io, l'altra sera, mentre guardavo un notiziario regionale su Azzurra Tv, canale 194 del digitale. Servizio sulla vicenda CMC e sulla nascita di un comitato per il recupero crediti. Gente che si organizza per riavere indietro ciò che gli spetta, perché qualcosa, evidentemente, si è rotto.

Il video l'ho ritrovato anche su Facebook, a questo indirizzo: https://www.facebook.com/Tuatv/videos/731860257175190/.

Nel frattempo, scorrendo le notizie, ho letto che il Gruppo CMC ha ufficialmente chiesto il concordato preventivo. Che è poi, per chi non lo sapesse, l'anticamera della liquidazione, quando va bene. O del fallimento, quando va male. Ma al di là delle definizioni giuridiche, c'è una cosa che mi premeva sottolineare già allora e che oggi, con i fatti sotto gli occhi di tutti, mi pare ancora più chiara.

Questa vicenda conferma punto per punto quello che avevo capito nei mesi scorsi, parlando al telefono con alcuni amici che lavorano lì. Alcuni sono colleghi, altri operai. Mi raccontavano tutti la stessa storia: stipendi fermi da mesi, e nessuno che dicesse loro niente di chiaro sul futuro. Solo voci, mezze frasi, timori di chiusure o di allontanamenti.

E qui mi viene da pensare, e lo dico senza giri di parole, che se il Tribunale di Catania avesse usato lo stesso metro con tutti, forse oggi staremmo raccontando un'altra storia. 

Mi riferisco, per chi mi segue da un po', alla vicenda della "IN.CO.TER SPA." Perché di una cosa quel gruppo era capace, ed era capace bene: portare a termine i lavori. Gli appalti che gli venivano affidati, li faceva. Punto. E non è poco! Anzi, se guardiamo bene, alcuni di quegli appalti li aveva ricevuti proprio dalla CMC. 

Il punto è un altro, ed è una differenza sostanziale che ho sempre sostenuto. C'è un'abissale distanza tra chi costruisce e chi amministra cantieri standosene seduto in poltrona. Parlo delle cosiddette "General Contractor", quelle società che vincono un appalto e poi affidano tutto, ma proprio tutto, a cascata ad altre imprese...

Loro - per la gestione e direzione dell'appalto - trattengono la differenza tra il contratto principale e quelli in affido. Il bello è che molti di questi altri, le imprese che lavoravano per la CMC, quelle che mettevano i mattoni uno sopra l'altro, si ritroveranno presto con le stesse difficoltà. Anche loro costrette a chiedere concordati, anche loro con le pezze al posto giusto. Alla faccia dei protocolli di legalità, degli interventi prefettizi, dei sequestri e delle confische che abbiamo visto sventolati come trofei e poi finiti chissà dove.

I segnali, badate bene, c'erano stati tutti. Io stesso, sul mio blog, avevo provato più e più volte a sollevare il velo su certe dinamiche. Ma si sa, in certi casi, si preferisce guardare dall'altra parte.

Dimenticando, per esempio, che anche l'agenzia Standard & Poor's aveva parlato chiaro. Aveva tagliato il rating del gruppo CMC, portandolo da CC a D, che nella loro scala significa default. Fallimento. Merito di credito azzerato. Ma anche lì, nessuno che leggesse, nessuno che collegasse i punti. 

Io intanto, i miei di punti, avevo provato a metterli in fila già da tempo, come si vede qui:

Oggi però, a mente fredda, una perplessità mi torna e forse è la domanda che più di tutte meriterebbe una risposta. Quello che sta succedendo nella nostra regione, in Sicilia, è possibile che sia stato già messo in conto da chi, a Ravenna, tirava le fila? Perché io guardo il parco lavori della CMC, e vedo un elenco invidiabile: http://cmcgruppo.com/cmc/projects/.

E allora la domanda nasce spontanea: questo concordato riguarda tutto il gruppo, o soltanto le opere siciliane? Perché sarebbe davvero imbarazzante, e amaro, scoprire che qui da noi la faccenda si chiude a gambe levate, mentre nel resto d'Italia e nel mondo si continua a cantierare come se niente fosse.

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