Caro Giuseppe, leggere la tua nota di ieri è stato come trovarsi davanti una di quelle finestre che si spalancano all’improvviso, senza preavviso, e ti fanno vedere qualcosa che prima o poi immaginavi che sarebbe successo, ma quando accade resti sorpreso.
Sì... perché vedo che parli spesso di finanza, di cifre, di numeri, e lo fai con quella precisione che non è mai fredda ma anzi è come se ogni valore raccontasse di per sé una storia.
Eppure stavolta hai scelto di non parlare di ciò che conosci bene, e forse proprio in questa scelta si vede il cuore di chi scrive davvero: qualcuno che sa che i rendimenti più veri non si misurano in percentuali, ma in attenzioni, in scambi, in quelle piccole folgorazioni quotidiane che sono le risposte ai propri pensieri.
Mi hai ringraziato, e devo dirti che è stato strano e bellissimo leggere il mio nome lì, accanto a parole come “coraggio” ed “eleganza”. Ma sai qual è la verità? Che il coraggio, quando si scrive, è quasi sempre una conseguenza.
Sì... nasce dal sapere che dall’altra parte c’è qualcuno disposto a leggerti, ad ascoltare senza giudicare subito, qualcuno magari non è d’accordo con ciò che penso, il più delle volte perché non ho mezze misure ed evidenzio di odiare tutto ciò che è grigio, o quantomeno ciò che non è chiaro, già... che resta in quel filo incerto che separa il bianco dal nero.
Tuttavia, nel leggere i loro commenti, se pur comprendo che qualcosa li abbia turbati, vedo nei loro ragionamenti dubbi misti a perplessità, ma a volte anche le loro preoccupazioni a dover decidere di cambiare e prendere in mano quel coraggio che ahimè ancora loro manca.
Già... quel coraggio che so di avere sempre avuto dentro me e di manifestare in ogni occasione in cui mi viene richiesto, ma me lo hai dato anche tu, ogni volta che hai commentato i miei articoli su questo Paese e su questa nostra Sicilia complicata e meravigliosa. Perché parlare delle ferite di casa non è mai semplice, ma diventa meno duro se sai che chi ti legge non cerca il sensazionalismo, ma la sostanza.
E poi c’è l’altra cosa, quella che mi ha colpito di più. Non ti aspettavi tanta interazione, hai scritto. E io credo che questa sia la più bella delle sorprese per chi scrive: scoprire che il silenzio in cui si lavora, quello della scrivania e dei pensieri che si rincorrono, non è destinato a restare tale. Che le parole, una volta lasciate andare, trovano altre parole, e poi nomi, e poi volti, e poi storie.
Una delle mie frasi preferite che riportai da ragazzo in un mio libro di poesie - un periodo in cui ero fortemente ispirato, chissà... forse dall'amore - diceva: Chi nel corso della vita ha acceso anche soltanto una luce, nell'ora buia di qualcuno non è vissuto invano.
Sì... credo - senza volermi prendere meriti - che per la maggior parte delle persone che hanno avuto modo di conoscermi, io sia stato per loro una luce, certamente positiva, di crescita individuale e morale, ma non solo, di ricerca dei valori d'umanità e di correttezza. Certo, in molti avrebbero voluto avere (con me...) un finale diverso, ma ho sempre pensato che la vita non va mai inseguita, ma accettata per come viene, senza recriminazioni o pentimenti.
Ecco perché la mia vita scorre accanto a quelle di John Edwin, Tom, Lea, Saadphatan, Natalya, Syed, tutte persone che come dici tu, magari non incontreremo mai dal vivo, eppure eccole lì, presenti ogni giorno nei commenti, nelle letture incrociate, in quel “seguo i loro articoli quando il lavoro me lo permette” che è una delle frasi più autentiche che si possano scrivere.
Perché significa che la scrittura non è un lusso del tempo libero, ma una necessità che si ritaglia spazi persino nella stanchezza, e chi scrive, ad esempio come me, lo fa per passione, mai per ricevere un solo euro, sì... grazie a follower e/o pubblicità.
Difatti, leggendo il tuo commento posso confermare che hai pienamente ragione: non stiamo solo scrivendo, stiamo costruendo qualcosa che assomiglia a una piazza, ma senza muri, senza orari, senza l’obbligo di indossare una maschera. E "Medium" in questo è solo il palco, il vero spettacolo è altrove: è nella costanza di chi torna, nella gentilezza di chi risponde, nella curiosità di chi legge qualcuno che vive dall’altra parte del mondo e scopre che il mondo, in fondo, non è poi così largo.
Quindi grazie a te, Giuseppe. Non solo per la menzione, che pure mi ha fatto un piacere enorme, ma per aver ricordato a tutti noi che il valore più grande, alla fine, non è quanto si scrive, ma quante connessioni si riescono ad accendere. E tu, senza fare rumore, ne hai accese tante.
Ecco perché stasera ho scritto questo post che troverai pubblicato nel mio blog domattina: perché volevo dirtelo sin da ora, mentre l’emozione è ancora fresca: È bello potermi definire anch'io un tuo lettore, ed è ancor più bello poterti chiamare amico...
Thank You
Oggi non parlerò di finanza o opportunità di investimento.
Oggi voglio solo ringraziare i miei lettori.
A coloro che, dopo aver letto i miei articoli, si fermano a scambiare idee, commentare e partecipare alla discussione. Sono felice, perché non mi aspettavo tanta interazione con gli altri. Non sono una persona molto socievole, ma sta succedendo qualcosa di bello.
La cosa più bella è che stanno nascendo delle vere amicizie.
Con persone vicine, come Nicola Costanzo, che scrive delle diverse problematiche che affliggono il nostro Paese, l'Italia, e in particolare la nostra regione, la Sicilia. Una voce chiara, autentica e soprattutto che si distingue dalla massa. Nutro profondo rispetto per il coraggio che dimostra nel rappresentare tutto ciò, sempre con eleganza e spirito critico costruttivo.
Ma è ancora più bello stringere amicizie e scambiare idee con persone di altri paesi: John Edwin, Tom, Lea, Saadphatan, Natalya, Syed e molti altri, non meno importanti. Non li elenco tutti per evitare che questo articolo diventi un lungo elenco.
Li seguo ogni volta che il lavoro me lo permette, leggo i loro articoli e condivido con loro i miei pensieri. E questo è il valore più grande di tutti.
Un enorme grazie a tutti voi.
E grazie anche a Medium, che mi dà l'opportunità di esprimermi in modo spontaneo e di conoscere tante persone con le loro idee e i loro articoli.
Perché in fin dei conti non stiamo solo scrivendo.
Si tratta di creare connessioni.
Grazie.
Giuseppe
Il post è stato scritto su Medium (https://medium.com/@cppt1981)

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