Perché è incredibile quello che sta accadendo: la Procura di Brescia indaga per corruzione su quella di Pavia, i carabinieri di Milano hanno consegnato un'informativa che indica in un altro soggetto il presunto assassino di Chiara Poggi, e la condanna di Alberto Stasi viene definita nientemeno che "una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni". Parole pesanti, che arrivano dritte al cuore di quanto avevo intuito.
Nel mio vecchio post parlavo delle anomalie: la traccia n. 10 mai approfondita, l'impronta n. 33, il carabiniere senza guanti che inquina la scena. E dicevo, con quel tono un po' naif che mi contraddistingue, che basterebbe guardare un episodio di CSI per sapere che non si tocca nulla senza protezioni. Oggi quelle stesse negligenze tornano prepotentemente alla luce, perché le nuove analisi del RIS hanno rimesso in discussione tutto. E poi c'è quell'intercettazione che fa gelare il sangue: "Quando sono andato io... il sangue c'era", una frase che, da sola, pesa ora come un macigno.
Come non ricordare le impronte nitide sulla scala, quelle che definivo "quasi troppo evidenti per essere state lasciate da un assassino lucido"? E come non ripensare alla mia conclusione di allora: un omicidio non premeditato, dove l'esito letale ha superato l'intenzione? Esattamente la tesi degli inquirenti oggi, che parlano di un approccio sessuale respinto e di una furia improvvisa.
Ma la parte che più mi colpisce, nel rileggermi, è quella in cui chiedevo: se non ci sono impronte di estranei, allora l'assassino era qualcuno che la frequentava? Avevano verificato tutti i possibili frequentatori? Avevano confrontato i loro DNA con le tracce rinvenute?
Oggi sembra che si abbia una risposta, seppur ancora da dimostrare in aula. Sono dettagli che, lo ammetto, vanno oltre la mia competenza da approfondito lettore di thriller polizieschi e i gialli (che vanno da Conan Doyle, Edgar Allan Poe, Jo Nesbø, Faletti, Jeffrey Deaver, Donato Carrisi, Freida McFadden, Angela Marsons, Dreda Say Mitchell, John Grisham), insomma, da "profiler domenicale", ma che non possono essere ignorati.
E così, arrivo alla parte del mio vecchio post che più mi sta a cuore, quella che non voglio modificare di una virgola perché rappresenta ciò che penso ancora oggi, anzi, più che mai: "Non so cosa, ma qualcosa non torna. E mentre i media ripropongono la solita narrazione, io continuo a chiedermi: e se avessero guardato nella direzione sbagliata fin dall’inizio? Il sottoscritto difatti un’idea se l’è fatta (e potrei anche – perdonate la presunzione – aver indovinato il movente...), ma purtroppo – per ragioni che, in questo paese, finiscono troppo spesso in tribunale – preferisco tenermela per me. Dopotutto, quando la verità fa più paura della finzione, persino un’ipotesi diventa… un capo d’accusa."

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