Alla fine, sarà uno solo il partito a rimanere all’opposizione.
Ed è già chiaro quale: Fratelli d’Italia.
Per bocca della sua leader, Giorgia Meloni, ha espresso la volontà di non appoggiare il governo nascente presieduto da Mario Draghi.
Una scelta motivata anche dal fatto che avrebbe poco senso rinnegare tutto ciò che è stato detto in questi anni, per poi finire a braccetto con Pd, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Leu.
Certo, comprendo perfettamente che dietro questa decisione ci sia anche una chiara mossa elettorale. È evidente che, alle prossime elezioni, FdI possa sottrarre consensi proprio ai suoi alleati di centrodestra – Forza Italia e Lega – che non hanno esitato a gettarsi tra le braccia di “mamma Draghi”.
Eppure, al di là della convenienza politica, resta un dato oggettivo: i voti di Fratelli d’Italia non sarebbero comunque determinanti. Il nuovo esecutivo può già contare su una base ampissima: 573 voti alla Camera e 294 al Senato. Non a caso, nel 2011, l’allora senatore a vita ottenne il record di consensi: 556 sì a Montecitorio e 281 a Palazzo Madama.
Una differenza abissale, se si pensa alla votazione che aveva sostenuto il secondo governo Conte, combattuta sul filo del quorum: 156 senatori, sotto la soglia della maggioranza assoluta fissata a 161 voti.
Lì si è combattuto, fino all’ultimo. Qui, invece, la battaglia non c’è neppure stata. Gran parte dei parlamentari, da bravi italiani, hanno alzato bandiera bianca ancor prima di scendere in campo.
E del resto, proviamo a immaginare una convivenza politica tra Lega e Pd, tra Movimento 5 Stelle e Forza Italia, tra Leu e Italia Viva. Sono partiti profondamente diversi, antagonisti, eterogenei non solo nei programmi, ma anche nei valori, nella cultura politica, nelle storie e nelle ispirazioni. Come possano ora, improvvisamente, remare tutti nella stessa direzione è difficile da comprendere.
Forse la risposta è meno nobile: la paura di perdere la poltrona.
Al presidente incaricato Draghi, probabilmente, tutto questo importa fino a un certo punto. Lui andrà avanti con il suo trattore, senza guardare in faccia nessuno, ben sapendo che nessuno avrà il coraggio di fermarlo.
Ecco perché, in questo scenario, va dato atto a Fratelli d’Italia di aver fatto una scelta diversa.
Già... una scelta di coerenza! Non si è svenduta per un ministero, un incarico di governo o un posto al sole. Ha mantenuto la propria posizione, pur sapendo di restare sola, ma avendo la certezza che, proprio per questo, potrebbe raccogliere un consenso forte alle prossime elezioni: quello degli elettori sdegnati, delusi dalle scelte dei partiti in cui avevano creduto.
In particolare, di quanti, all’interno della coalizione di centrodestra, oggi assistono con amarezza alla scelta dei propri rappresentanti di entrare a far parte di questo mix anomalo di governo.
Sì, se oggi dovessi votare per il centrodestra (cosa che premetto non farei, ma non voterei neppure per l'attuale centrosinistra...), saprei certamente chi scegliere, tra quei quei partiti. E non sarebbero gli altri due voltagabbana!
Del resto, cosa poteva aspettarsi Fratelli d’Italia da leader che dicono oggi ciò che già domani smentiscono? Da chi ha tradito, senza alcuna remora, la propria storia e i propri elettori?
Quini, brava quantomeno la Meloni, a percorrere la tua strada, certo più impervia, forse, ma sicuramente più dignitosa.
Diceva Gandhi:
“La vera moralità non consiste nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla con coraggio.”
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