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lunedì 2 febbraio 2026

La beffa dopo il danno: storia di un'azienda svuotata e di un liquidatore perbene.

Ho ricevuto un queste ore una bella notizia, una di quelle che aspettavo dal lontano 2017, giorno in cui ho dovuto procedere legalmente, sì... per ottenere le mie spettanze (10 mesi di stipendi e TFR)!

Ma oggi - ottenuto quanto dovuto - la mia felicità sbatte nel muro di una questione, sì... una di quelle che ha fatto vacillare la mia fiducia nel sistema giustizia, seppur quest'ultimo - nella persona del curatore fallimentare - ha saputo evidenziare grande professionalità.

Mi sono chiesto: è ammissibile che chi ha contribuito ad abbandonare l'impresa nel momento di maggiore bisogno, possa poi mettersi in fila per spartirsi gli ultimi brandelli del suo valore? 

Lasciate quindi che vi racconti nel dettaglio...

Operavo in un'impresa di costruzioni, non ero socio, ma dipendente, anche se con responsabilità precise: Direttore Tecnico ed RSPP. Parliamo di una S.p.A. a gestione familiare, certamente preparata, ma che purtroppo - a causa di problemi giudiziari intervenuti e con un'amministrazione imposta - non è riuscita a salvaguardare le commesse a suo tempo aggiudicate, andando così in frantumi.

Consentitemi per correttezza di aggiungere che l'ultimo amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Catania, durante il provvedimento di confisca, ha provato a fare quanto nelle sue possibilità, seppur quest'ultime certamente limitate; ha difatti cercato di salvaguardare i cantieri ancora in essere e, proprio su questo punto, un merito, va certamente al sottoscritto, sì... per esser riuscito - quasi fossi un prestigiatore - a chiudere senza penali ben due cantieri (Provincia di Ragusa e Comune di Solarino) e a portarne uno a compimento (S. Giovanni la Punta). Ciò ovviamente ha permesso a quell'amministratore di muoversi con più libertà e, grazie alla vendita di gran parte del patrimonio mobiliare, riuscire a ridurre parte delle somme poste a debito, ma  ciò, comprenderete, ha di fatto reso la società incapace di poter operare.

Sì... consentitemi di dire che neppure "Harry Potter" avrebbe potuto realizzare, per quei cantieri, quanto fatto dal sottoscritto, a cui vanno aggiunte tutte le somme che - sempre a seguito delle mie denunce - hanno permesso successivamente al liquidatore di incrementare l'attivo fallimentare.

Vorrei difatti aggiungere come la mia parte l'ho fatta fino in fondo, a differenza dello Stato che, di lì a qualche anno, ritrovandosi in mano un baraccone vuoto, senza appalti e senza più nulla da vendere, ha deciso di restituire le quote ai soci che, come loro prima azione (dimenticando quanto compiuto in quei lunghi anni da dipendente, ma soprattutto omettendo le battaglie personali che - in quei loro momenti difficili - il sottoscritto aveva compiuto pubblicamente, basti semplicemente rileggersi tutti i post che dal 5 giugno 2010 ho scritto, ma non solo, ricordando gli incontri - per non dire "scontri" - formali compiuti presso gli uffici della Prefettura di Catania) mi licenziarono, costringendomi tra l'altro, a dover ricorrere all'istanza di fallimento, per recuperare le mie spettanze.

E così... a seguito delle mie denunce, il curatore fallimentare, è riuscito - grazie a rientro delle somme relative alle fatture a suo tempo non quietanzate ed alla vendita di proprietà e beni della società - a recuperare quasi 500.000 euro, certo una stilla d'acqua nel deserto, ma capace quantomeno di dare una risposta ai dipendenti: sia a coloro che come me erano intervenuti legalmente (ci tengo a precisare che a formalizzare l'istanza di fallimento eravamo soltanto in tre...), che a quanti, viceversa, non hanno mosso un dito!

Sì... mi verrebbe di aggiungere altro, ma stasera ho deciso di soprassedere, seppure dentro di me la delusione è ancora presente e certe domanda brucianti non trovano risposte: Com'è possibile? Che giustizia è questa? Dove è il confine tra diritto e beffa? Sì... mi ritrovo a pensare che - come in un paradosso amaro - la mia lotta per far rispettare la legge ha involontariamente creato lo spazio per salvare qualcosa per gli altri (gli stessi che in questi lunghi anni non hanno mai avuto il coraggio di ringraziarmi...).

Ma la sensazione che prevale è di profonda ingiustizia. Osservare chi ha abbandonato sin da subito la nave nel momento di difficoltà e presentarsi ora sulla scialuppa di salvataggio, con un biglietto che non ha nemmeno comprato, credetemi, è uno spettacolo che lascia l'amaro in bocca.

Già... il sistema a volte funziona per compartimenti stagni: da una parte c'è chi ha subito un provvedimento interdittivo, lo stesso che ha permesso di amputare il futuro ad una società, per poi concedere ad altre imprese, certamente "amiche", di espandersi: le stesse che incredibilmente, nel tempo, si sono macchiate d'esser state colluse con quel sistema criminale e mafioso; dall'altra, la meccanica del fallimento che, cieca, certifica crediti, senza però guardare in volto i creditori.

E così, anche chi ha deciso a suo tempo di mandare a sbattere la nave contro gli scogli, ecco che oggi viene, a tutti gli effetti, risarcito, a spese di chi - viceversa - il danno lo ha solo subito!

P.S. Consentitemi un ultimo pensiero rivolto al liquidatore nominato dal Tribunale di Catania. Sono passati quasi nove anni da quella vicenda, eppure il mio ringraziamento rimane intatto: Avv. A. Minneci, lei è riuscito, con competenza e tenacia, laddove troppo spesso altri suoi colleghi professionisti si arrendono. Avv., ci tengo a congratularmi pubblicamente con lei per il lavoro svolto.

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