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giovedì 5 marzo 2026

Le scie del destino: Ezechiele, Hatay e quello sbocco (prossimo) sul Mar Caspio.

Se ripenso per un istante alle parole che scrissi in quel lontano 28 novembre 2018, non posso che riflettere su come quella profezia antica riportata nel libro di Ezechiele sia ora reale...

E difatti, davanti alle notizie del Tg, rivedo quelle mappe storiche sovrapposte a quelle odierne e mi chiedo come sia possibile che testi scritti migliaia di anni fa possano anticipare con precisione quasi imbarazzante le tensioni attuali.

Parlavo di Magog, Rosh, Meshech e Tubal, nomi che molti studiosi identificano con la Russia, e di Persia, oggi Iran, mentre segnalavo come Gomer e Beth-Togarmah – territori corrispondenti all'attuale Turchia – fossero parte integrante di quella coalizione profetizzata. Scrivevo di quella profezia che descriveva un conflitto destinato a scatenarsi "alla fine degli anni" e cioè quando Israele, tornato nella sua terra, avrebbe vissuto "al sicuro", ignaro del pericolo che si covava intorno ad esso.

Ed oggi, mentre osservo l'Iran lanciare missili che cadono sul suolo turco, mi ritrovo a pensare come certe parole, per quanto lontane nel tempo, non siano mai davvero morte: già... si trasformano, si adattano, e a volte tornano a galla proprio quando meno te lo aspetti, come relitti portati alla superficie da correnti che nessuno aveva previsto.

Non voglio cadere in quel facile parallelismo tra antico e moderno, né tanto meno ridurre la complessità della politica internazionale a una sorta di sceneggiatura (per di più...) "divina", ma è innegabile che le nazioni indicate a suo tempo da Ezechiele siano proprio le stesse che oggi si muovono ai margini di un nuovo ordine mondiale: L'Iran, identificato con la Persia biblica, è sempre più stretto tra le sanzioni e i conflitti regionali; la Turchia, erede di Gomer e Togarmah, cerca di ridefinire il proprio ruolo tra Europa e Asia; e la Russia, letta come Magog, osserva in silenzio, pronta a inserirsi nei vuoti di potere che si creano.

Quando scrissi quel post, non immaginavo che proprio queste sarebbero diventate i protagonisti di una partita in cui ogni mossa sembra confermare l'ipotesi che nulla accada per caso. E ora, con un missile iraniano abbattuto nei cieli di Hatay, mi chiedo se non stiamo assistendo a uno di quei momenti in cui la storia, quasi per scherzo, si piega su se stessa, richiamando schemi antichi per raccontare conflitti nuovi.

Sì... perché c'è qualcosa di familiare nel modo in cui l'Iran, oggi, si ritrova a compiere un gesto che potrebbe trasformarsi nel pretesto perfetto per la Turchia. Proprio come avevo scritto nel 2018, la coalizione descritta nel testo sacro non era tanto un'alleanza stabile, quanto un insieme di interessi contingenti destinati a sgretolarsi non appena uno dei protagonisti avesse trovato un vantaggio da sfruttare. Ora, mentre Ankara convoca l'ambasciatore iraniano e la Nato condanna con toni misurati, mi sembra di vedere proprio questo: una frattura che si apre nella presunta coesione tra Teheran e i suoi vicini.

Non è un caso che proprio Hatay – quel lembo di terra a sud-est della Turchia – sia diventato il teatro di questo episodio. Nella mia analisi del 2018, avevo notato come Beth-Togarmah, menzionata da Ezechiele, fosse spesso associata a questa regione. Oggi, con i detriti del missile sparsi tra Dörtyol e İskenderun, quel crocevia sembra riprendere vita non come luogo di conflitto, ma come punto di partenza per qualcosa di più ambizioso: il corridoio eurasiatico di cui ho parlato più volte, quel ponte tra il Mar Caspio e il Mediterraneo che potrebbe ridisegnare le rotte commerciali del futuro.

La profezia di Ezechiele parlava di cataclismi naturali e confusione tra le truppe invasore; qui, invece, il cataclisma è silenzioso, fatto di calcoli strategici. E mentre Washington guarda con interesse a un'alternativa alle rotte tradizionali, mentre Mosca e Pechino calcolano i tempi per inserirsi nel nuovo equilibrio, Ankara potrebbe aver trovato il momento giusto per agire e andare a prendersi quell'importante sbocco sul Mar Caspio!.

Non sto dicendo che la profezia si stia avverando alla lettera, né che la Turchia stia recitando un ruolo scritto millenni fa, ma è innegabile che certe convergenze, certe coincidenze, certe sovrapposizioni tra passato e presente, ci invitino a guardare oltre la superficie degli eventi. Quando scrissi quel post nel 2018, non immaginavo che proprio Hatay sarebbe diventata il punto di contatto tra antico e moderno, tra profezia e geopolitica.

E così, dopo aver anticipato il post "Turchia e Caspio: come l'instabilità iraniana potrebbe disegnare un nuovo corridoio eurasiatico"-https://nicola-costanzo.blogspot.com/2026/03/turchia-e-caspio-come-linstabilita.html - osservo ahimè in queste ore il Tg con le sue immagini segnate dai detriti di un missile e mi chiedo se non stiamo assistendo a qualcosa di più profondo di un semplice coinvolgimento: forse, siamo giunti a quel momento, sì... in cui la storia, per una volta, decide di ricordarci che i suoi schemi, pur cambiando forma, non smettono mai di esistere!

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