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lunedì 24 agosto 2026

L'altra faccia della giustizia: Dietro le quinte della "mala" gestione condominiale da parte di taluni amministratori giudiziari nominati dai Tribunali.

Riprendo stasera a parlare di un argomento che tocca da vicino molti di voi, e lo faccio partendo da una riflessione che purtroppo conosco bene, avendola vissuta in prima persona attraverso delle esperienze che mi hanno segnato.

La casa, quella che dovrebbe essere un porto sicuro, il luogo del riposo e della serenità, finisce troppo spesso per trasformarsi in una fonte di affanni quotidiani. 

E questo accade non solo quando la gestione affidata a certi amministratori rivela il suo lato più oscuro, ma anche quando il sistema si regge su favori e su condomini che hanno preferito farsi corrompere piuttosto che restare leali e promuovere, per prima cosa, una gestione corretta e trasparente. 

Così, dietro la facciata di una normale convivenza civile, si consumano dinamiche che poco hanno a che fare con la buona amministrazione.

Pensate ad esempio a chi, dopo anni di pagamenti puntuali, si ritrova suo malgrado a dover fronteggiare debiti enormi, somme che mai avrebbe immaginato di dover sostenere. La causa, ahimè, va cercata in bilanci opachi, in oneri fiscali mai saldati, in decreti ingiuntivi mai comunicati, in spese prive di qualsiasi giustificazione e in una contabilità tenuta in modo infedele. È il frutto avvelenato dell’opacità, dove le informazioni arrivano tardi, o non arrivano affatto, e dove il condomino onesto si trova improvvisamente intrappolato in una ragnatela che non ha tessuto lui.

Certo, esiste anche la piaga dei condomini morosi, di chi non adempie ai propri obblighi e fa ricadere il peso su tutti gli altri. Molti di questi sono proprio coloro che hanno appoggiato o favoriscono a cuor leggero tutte le decisioni dell'amministratore, senza mai verificarne l'operato né chiedere chiarimenti. E così si genera una spirale di tensioni che travalica la semplice disputa tra vicini, trasformandosi in un contenzioso che talvolta assume persino i contorni della questione penale.

Ma la vera amarezza emerge quando, dopo aver compreso l’entità del problema e aver sporto denuncia, ci si scontra con un muro di gomma. I tempi della giustizia si dilatano in modo insopportabile, mentre le situazioni critiche continuano ad aggravarsi giorno dopo giorno. Ci si rende conto, allora, che dietro quella che sembra una semplice irregolarità amministrativa si nascondono in realtà reati di ben altra portata: si passa dall’appropriazione indebita alla truffa, dal danno all’erario alla bancarotta fraudolenta, fino a configurare, in certi casi, veri e propri assetti associativi a delinquere.

In questi anni ho sentito parlare di proposte per istituire albi nazionali e dare così dignità alla professione di amministratore. Ma mi chiedo se un semplice elenco, senza verifiche serie sui carichi pendenti e sui casellari giudiziari, possa davvero rappresentare una garanzia. Non solo: secondo il sottoscritto servono regole ferree, modelli societari trasparenti, obblighi fiscali e amministrativi stringenti, da cui non ci si possa sottrarre in alcun modo. Perché un condominio di grandi dimensioni è di fatto come una piccola società, con bilanci che superano quelli di molti comuni, e senza un cambiamento normativo vero tutto si riduce all’ennesimo fallimento dello Stato.

Eppure, anche quando si riesce a ottenere – finalmente – un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale, le speranze di svolta vengono spesso tradite. Perché ciò che dovrebbe rappresentare un presidio di legalità si rivela, in troppi casi, una prosecuzione degli stessi vizi gestionali, solo con un’etichetta diversa. Ho appreso proprio in questi giorni - da una missiva che mi è stata inviata - che quanto accade in quelle mura rischia di peggiorare, nonostante la presenza dello Stato. Si alimentano così non soltanto ulteriori conflitti, ma soprattutto rassegnazione e sfiducia, in particolare verso chi ha avuto il coraggio di essere promotore di denunce formali per far emergere quei principi di legalità che una gestione scellerata aveva calpestato.

Oggi, osservando tutto questo come semplice spettatore, la sensazione è che, nonostante le denunce, gli esposti, il grande lavoro compiuto dalle nostre forze dell'ordine, dalle procure nazionali e dalla Guardia di Finanza, alla fine l’illegalità trovi ancora terreno fertile. E ciò accade a causa di una certa inerzia, di impreparazione, e non vorrei aggiungere – ma temo sia inevitabile – di complicità esterne più o meno esplicite. Il rischio è che l’intervento giudiziario, invece di spezzare il circolo vizioso, finisca per legittimarlo, prolungando l’agonia di interi condomini che attendono giustizia senza vederla arrivare.

Così, alla fine, i condomini rimangono nuovamente soli, in balia di dinamiche che faticano a comprendere e a controllare, mentre la giustizia, pur essendo giunta a destinazione sulla carta, non sembra apportare con i propri uomini e donne quelle tutele necessarie che restano, purtroppo, come parole vuote. E la nomina di un amministratore giudiziario, anziché rappresentare una svolta, si trasforma talvolta in un ulteriore atto di fiducia mal riposta, quando non addirittura in una proroga degli stessi malcostumi che si vorrebbero estirpare.

Il mio suggerimento per chi mi ha voluto contattare è, pertanto, di denunciare nuovamente e far emergere quanto sta accadendo attraverso la carta stampata o il web, perché certe notizie non possono – o meglio, non devono – restare in silenzio. 

Bisogna fare in modo che chi sbaglia paghi, anche se di fatto rappresenta le istituzioni. Perché solo così, rendendo pubblico e inconfutabile ciò che troppo spesso rimane nascosto, si potrà restituire dignità a chi ha perso fiducia e speranza nella propria casa e nella giustizia che dovrebbe proteggerla!

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