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venerdì 14 agosto 2026

Temperature alte? Ma ditemi... chi ci sta guadagnando da queste errate notizie?

Buongiorno, continuando con quanto pubblicato ieri – Record dei 48,8°C: atti nascosti, strumenti spariti. Il Dott. Alfio Grassi ricorre al TAR (link all'articolo) – oggi voglio partire da un titolo che ho visto qualche giorno fa su Repubblica, e che mi ha fatto riflettere.

Il titolo parlava di Santa Croce Camerina (link), un paese in provincia di Ragusa, e dell'inferno che toccava 47 gradi. Un titolo forte, certamente efficace, accompagnato dalla dichiarazione del parroco locale che, testualmente, avrebbe detto che "il caldo serve a estinguere i peccati". E già qui, lasciatemelo dire, viene da sorridere – ma anche da chiedersi se per caso si riferisse ai peccati compiuti da taluni suoi molti colleghi togati, già... sotto il nome di Cristo!

Ma al di là della battuta, ciò che mi ha colpito è stato il passaggio successivo: lo stesso giorno, la temperatura registrata sul posto era di 46,2 gradi. Eppure, il giorno dopo, sul quotidiano, quei 46,2 erano diventati 47. Un arrotondamento? Forse. Ma un arrotondamento che, in un contesto di presunta accuratezza scientifica e di allarme mediatico, fa la differenza. Perché un grado, su certe scale, non è solo un numero: è un titolo più forte, una notizia più clamorosa, un'audience più ampia.

E nell'articolo si parlava anche dei pensionati che si ritrovano in piazza sotto gli alberi, e uno di loro diceva: "È un modo per contarci e vedere che siamo ancora tutti vivi". Questa frase mi ha toccato, perché è vera, è autentica, è la Sicilia che si racconta con la sua ironia e la sua rassegnazione. Ma è anche la Sicilia che sa, per esperienza, che il caldo c'è sempre stato.

Perché voglio essere chiaro: non sto dicendo che non faccia caldo. Sarebbe assurdo. È evidente che ci troviamo in una fase di ondata di calore, e chi vive in Sicilia lo sa bene. Ma ciò che sto dicendo – e lo dico con la memoria di chi ha vissuto queste terre per decenni – è che d'estate in Sicilia ha sempre fatto caldo. Forse oggi abbiamo un grado, forse due in più. Ma nulla di paragonabile alla narrazione apocalittica che ci viene propinata ogni giorno.

Mi viene in mente, e ve lo racconto, un ricordo personale. Quando avevo diciotto anni – e non erano certo gli anni del riscaldamento globale così come ce lo raccontano oggi – avevo un termometro esterno appeso fuori casa. Ebbene, già a quel tempo, all'ombra, segnava regolarmente 45 gradi. E quei 45 gradi non li aveva mai letti nessun giornale, non avevano mai fatto notizia, non avevano mai scatenato dibattiti nazionali. Era semplicemente l'estate in Sicilia. Punto! E, se posso aggiungere, sospetto fortemente che quel termometro di allora funzionasse meglio di molti di quelli che usano oggi...

Poi, nel 2020, mi trovavo a seguire un cantiere per un processo di stabilizzazione a calce. Ero il Responsabile della Sicurezza e, come tale, avevo il dovere di monitorare le condizioni dei lavoratori. Ricordo che, già intorno alle 10.00, avevo provveduto a sospendere tutte le lavorazioni a terra perché la temperatura stava per toccare i 35 gradi, e poi è arrivata intorno alle 13.00 a 43°! Ma anche allora, e lo dico con cognizione di causa, non era un evento eccezionale. Era l'estate. Era il caldo che in Sicilia c'è sempre stato.

Allora, mi chiedo, e ve lo chiedo con franchezza: perché oggi tutto questo clamore? Perché un termometro che segna 46,2 gradi diventa il giorno dopo un "inferno a 47"? Perché ogni ondata di calore viene raccontata come se fosse la prima, come se fosse un evento senza precedenti, come se noi siciliani non avessimo mai visto l'estate?

La risposta, temo, sia una sola: business. E qui vorrei allargare il discorso, perché la vicenda del record di Floridia e la storia dell'INRIM che il Dott. Alfio Grassi ha raccontato nel post precedente sono il pezzo di un mosaico molto più grande.

C'è un business economico, certo. Appalti per stazioni meteo, fondi per la ricerca, finanziamenti pubblici che viaggiano su cifre importanti. C'è un business politico, perché spingere su determinate agende ambientali significa orientare consenso, decidere priorità, muovere le leve del potere. C'è un business mediatico, e questo è forse il più evidente: clickbait, audience, presenze nei telegiornali e nei programmi televisivi, che sono ovviamente remunerate. E poi c'è tutto l'indotto commerciale: la vendita di condizionatori, di gadget per il raffrescamento, di abbigliamento tecnico, di strumenti elettronici. Un mercato che si nutre di allarme e che cresce tanto più forte quanto più il termometro viene alzato di un grado.

Ecco, io credo che stiamo assistendo a una gigantesca operazione di gonfiaggio mediatico. E lo dico con il massimo rispetto per chi studia il clima, ma anche con la massima diffidenza verso chi trasforma la scienza in spettacolo e i numeri in titoli. Perché quando un termometro diventa un'opinione, e un grado in più diventa un'inferno, non stiamo più facendo informazione. Stiamo facendo altro.

La vicenda del Dott. Alfio Grassi, con il suo ricorso al TAR contro l'INRIM, apre uno spaccato su tutto questo. Perché se è vero che c'è un record europeo contestato, se è vero che gli atti non sono accessibili, se è vero che la strumentazione viene spostata da un laboratorio all'altro e poi si scopre che forse finirà in discarica... beh, allora è lecito chiedersi: cosa c'è dietro? E soprattutto, chi ci sta guadagnando?

Onestamente, ho seri dubbi che si possa giungere a una verità. Gli interessi sono troppi, e troppi soggetti stanno cavalcando - consentitemi - "l'aria calda", ma forse, e dico forse, il TAR potrebbe slegare i nodi di questa particolare vicenda, e costringere l'INRIM a rispondere a quelle domande che il Dott. Grassi ha posto con tanta lucidità.

Nel frattempo, però, io continuo a guardare il termometro fuori dalla finestra. E quando segna 40 gradi, come oggi, mi viene da sorridere. Perché so che quarant'anni fa segnava più o meno la stessa cosa. E che allora non c'erano titoli apocalittici, né pensionati in piazza che si contavano per vedere se erano ancora vivi. C'era solo l'estate, in Sicilia. E un caldo che, come sempre, sapevamo sopportare.

Ora, se qualcuno vuole raccontarmi che tutto questo è diverso, che è peggio, che è eccezionale, che è senza precedenti, lo ascolterò volentieri. Ma poi gli chiederò: scusa, e tu, da tutto questo, cosa ci stai guadagnando?

Perché la domanda, alla fine, è sempre quella...

P.S.:

E se qualcuno di quei dirigenti – delle note Tv nazionali o private – desiderasse eventualmente intervistarmi, sappia che sono disponibile a ripetere di presenza quanto sopra, e anche di più... L'importante è che la trasmissione non sostenga alcun costo per questa mia gentile concessione. O se proprio devono pagare – perché il sistema lo impone, si sa – desidero che il mio eventuale compenso venga totalmente devoluto in beneficenza.

Ah, dimenticavo: se qualcuno desiderasse eventualmente contraddirmi, in quella "ipotetica" trasmissione, beh... per farlo dovrà, ahimè, sottostare a questa medesima regola. Quindi, se vuoi discutere con me: niente soldi!

Vedrete, conoscendo bene le dinamiche e i giochi di potere di questo mio Paese, sono sin d'ora certo che nessuno sarà interessato a contattarmi.

Perché, diciamocelo, quando si toccano certi interessi, il silenzio è sempre la risposta più comoda...

E con questo vi lascio, sperando che il caldo – quello vero, quello misurato, non quello gonfiato – vi conceda un po' di tregua.

Alla prossima...

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