Ed allora ditemi: chi potrebbe oggi incarnare lo spirito di una sinistra unita a modello Berlinguer, o quello di una figura esemplare come fu Moro per la Dc?
So bene quanto questa domanda tocchi il cuore di un paradosso: Berlinguer e Moro erano figure generate da un sistema politico e da un contesto storico che oggi semplicemente non esistono più.
Cercare quindi un loro equivalente nel panorama attuale, rischia di essere un esercizio di nostalgia, più che di analisi politica.
Tuttavia, la mia domanda ha un senso preciso, già... perché non chiedo "chi è come Berlinguer", ma "chi potrebbe incarnare quello spirito".
Ed è su questo punto che proverò oggi a rispondere, con onestà morale e intellettuale, libera da legami politici o da ispirazioni di schieramento.
La prima risposta che, purtroppo, mi viene subito in mente è che oggi nessuno incarna quello spirito!
Claudio Velardi, che nel Pci ci è cresciuto, ha detto una cosa che colpisce: alla sinistra italiana manca un vero leader perché il suo male è il "cannibalismo interno", la classe dirigente si seleziona ma poi scatta l'operazione per fare le scarpe al leader di turno. Esattamente l'opposto di ciò che servirebbe per far nascere una figura alla Berlinguer, che fu tale anche perché il partito era una comunità coesa, con una disciplina e un radicamento sociale che oggi, ahimè, non esistono.
Berlinguer era il segretario di un partito che prendeva il 34% e che aveva una capillarità sul territorio capace di partire "dai bisogni reali dei cittadini". Oggi nessun partito del campo largo ha quella struttura, e nessun leader può certamente inventarsela.
Detto questo, se guardo ai nomi che circolano, ve ne sono alcuni che meritano una riflessione, proprio in relazione a quello "spirito" che tanto evoco.
Alcuni sono nomi li conoscete perché fanno parte dell'attuale politica; poi vi sono dei nomi nuovi che vi porterò in evidenza; ed infine quelli che viceversa vorrei, ma che sono certo sin d'ora - non - accetterebbero...
Ed allora, vediamo chi sono questi possibili leader.
Il primo che in molti suggeriscono è Pier Luigi Bersani. Non è un caso che, in un recente dibattito, sia stato indicato come possibile "federatore" del campo largo, cioè una figura al di sopra delle parti capace di unire attraverso il programma e la squadra. Bersani, si sa, viene dal Pci, ha conosciuto quella cultura, e ha pronunciato una frase che sembra quasi un manifesto per chi cerca lo spirito di Berlinguer: "Stiamo larghi con la testa".
Il suo ragionamento è che le istanze di Berlinguer - l'ascolto, la serietà, la capacità di intercettare i bisogni - non sono poi così diverse da quelle di cui ci sarebbe bisogno oggi, e che servirebbe una "grande alleanza umanista" tra sinistra, culture religiose e coscienze liberali. È l'unico, tra i nomi in circolazione, che ha insieme l'età, l'esperienza e la credibilità storica per incarnare una figura di garanzia. Ma ahimè ha 75 anni, e quindi non può certamente essere visto come un leader "nuovo".
Il secondo è Giuseppe Conte. I sondaggi dicono che è il leader che gli elettori del centrosinistra vorrebbero alla guida del campo largo, con il 41,8% delle preferenze, staccando la Schlein di quasi 15 punti. Ha già governato, viene visto come un avversario adeguato per Meloni, e gode di una trasversalità che pochi altri hanno.
Tuttavia, come avrete letto nel post precedente, manca di carisma e si trova nel M5S perché è stato "posto lì" in sostituzione di Di Maio. Conte è un ottimo gestore, un uomo preparato, ma lo spirito di Berlinguer implicava una capacità di mobilitazione emotiva e di identificazione che lui purtroppo non possiede. Berlinguer riempiva le piazze con una presenza quasi morale; Conte riempie i talk show con competenza, ma comprenderete che sono due cose diverse.
Il terzo nome è quello di Silvia Salis. È una carta a sorpresa, proposta da Renzi come colei che potrebbe "traghettare il campo largo verso acque più tranquille". È sindaco di Genova e ha strappato la città al centrodestra con un'alleanza che va dal Pd a Italia Viva; è di bella presenza, viene dal mondo dello sport, sembra non possedere tessere di partito ed ha una capacità comunicativa che in molti elogiano. Possiede qualcosa che Berlinguer avrebbe certamente apprezzato: la politica come servizio, fuori dai giochi di corrente. Ma sul piano nazionale ritengo sia ancora un'incognita, se pur ho seguito in alcuni dibattiti le sue idee ed ho creduto che lei stessa sembra prendere le distanze dalla possibilità di voler fare le primarie.
Di questi giorni la discesa in campo di Ernesto Maria Ruffini. È ufficialmente entrato in politica fondando il movimento civico "Più Uno" (il nome mi piace, assomiglia a quel mio "Uno vale uno"), insieme all'ex capo della polizia Franco Gabrielli. Ha lanciato il programma il 10 ottobre 2026 a Roma; il progetto si colloca nell'area del centrosinistra con l'obiettivo di combattere l'astensionismo e ridurre le disuguaglianze.
Ed infine - proseguendo con quanto avevo anticipato nel post di ieri - parliamo di ciò che rappresenta il "mio desiderio", e quindi di quali soggetti vorrei fossero posti a capo della coalizione del centrosinistra.
Preciso che non sono elencati in ordine di preferenza o importanza: li cito così come mi vengono, solo per darvi un'idea.
La prima a cui pensavo è la giornalista Milena Gabanelli. Il secondo è il magistrato Nicola Gratteri. Il terzo è sempre un magistrato, Nino Di Matteo. Il quarto è Roberto Saviano, scrittore, non politico, ma simbolo di impegno civile: la sua voce, fuori dai partiti, ha saputo raccontare l'Italia che non vuole abbassare la testa. Il quinto è Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, che da anni porta avanti, con coerenza, la battaglia della questione morale.
So bene che i nomi da me proposti non verranno mai scelti dagli esponenti del centrosinistra, come sono altrettanto certo che loro per primi rifiuterebbero l'invito. Conservo però la speranza che un referendum popolare del campo largo possa chiamarli in causa e, forse, farli vacillare da quella loro posizione.
Di ciascuno di essi penso che possiedano quello spirito di Berlinguer che tanto ricerco, che non si traduce esclusivamente in un fatto di leadership individuale, ma rappresenta di fatto la "questione morale", di chi sapeva parlare ai bisogni e che veniva rispettato anche dagli avversari e in questo, i cinque soggetti da me sopra riportati, possiedono in se quelle qualità.
Per tutti gli altri riportati, se devo dare una risposta sincera, nessuno incarna lo spirito di Berlinguer o di Aldo Moro, perché mancano anche delle condizioni strutturali di allora: partiti radicati, culture politiche coese, una classe dirigente che non si cannibalizza.
E quindi alla fine, la vera domanda non è "chi può essere il nuovo Berlinguer", ma "quali condizioni bisogna ricostruire perché una figura così possa emergere".
E qui il programma da me proposto in questi miei quattro post - la questione morale, il limite ai mandati, la pulizia delle liste, una persona dalla fedina immacolata, un soggetto non compromesso e senza scheletri nell'armadio - va esattamente nella direzione giusta: perché senza quella base etica e senza quella credibilità, nessun leader, per quanto bravo, potrà mai incarnare lo spirito che tanto cerco.
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