Ma se anche chi è del mestiere dice che non è vero, allora viene spontaneo chiedersi: ma come vengono raccolti e comunicati questi dati? Perché a me pare, e non sono il solo, che siamo ai confini di qualcosa che sa molto di costruzione mediatica
Proprio per approfondire questo aspetto, qualche giorno fa mi sono imbattuto in un servizio di BN News che affronta la questione in modo chiaro e diretto. Ve lo lascio qui, perché credo sia utile vedere con i vostri occhi e ascoltare con le vostre orecchie quello che sto per raccontarvi: Temperature farlocche! (https://www.youtube.com/watch?v=ZOqkvXjlWKM). In quell'intervista ho avuto modo di sentire il dottor Alfio Grassi e l'avvocato Nunzio Condorelli Caff, e da lì è nato il mio interesse per un caso che merita davvero di essere approfondito.
Per provare a fare chiarezza, vorrei tornare su un caso che avevamo già affrontato lo scorso anno, ma che ora si arricchisce di sviluppi importanti. Parlo del famoso record europeo di 48,8 gradi registrato l'11 agosto 2021 dalla stazione meteo SIAS di Floridia, in provincia di Siracusa. Un dato che fece il giro del mondo, presentato come un evento storico e inequivocabile. Eppure, se si comincia a grattare la superficie, emergono crepe non da poco. Per questo avevo intervistato il dottor Alfio Grassi, geologo e studioso indipendente, un uomo che non si accontenta delle versioni ufficiali e che ha deciso di fare quello che la scienza dovrebbe sempre fare: verificare, controllare, mettere in discussione.
Ora Alfio è tornato a parlarci, accompagnato dall'avvocato Nunzio Condorelli Caff, e la storia si è fatta ancora più interessante perché è stato presentato un ricorso al TAR del Piemonte. Sì, avete capito bene: siamo arrivati in tribunale per cercare di capire come è stato certificato quel famoso record. Non è una battaglia contro la scienza, ma per la scienza. Perché come diceva Popper, la vera scienza si fonda sulla falsificabilità: poter dimostrare o smentire un'ipotesi è il cuore del metodo scientifico. Invece, in questo caso, ci si trova davanti a una sorta di dogma, a una verità che non si può toccare e che a me personalmente ricorda certi momenti bui, come quando ci imponevano le mascherine a scuola per proteggerci da una realtà che poi si è rivelata tutta un'altra cosa.
Quindi, partiamo dal principio. Il dottor Grassi, insieme all'avvocato Condorelli, ha chiesto l'accesso agli atti per poter vedere i documenti che stanno alla base della convalida di quel record. Dopo mesi di attesa, sono stati addirittura ricevuti all'INRiM di Torino, l'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, un ente pubblico di altissimo prestigio, finanziato dal Ministero dell'Istruzione, che non è certo un'associazione privata. Hanno visitato i laboratori, sono stati accolti con tutti gli onori, ma quando è arrivato il momento di chiedere gli studi, i documenti fondamentali per capire come si è arrivati a quella misurazione, la risposta è stata un secco "no". Non sono autorizzati a consegnarli.
E qui viene il punto nodale. Perché in quegli studi, a quanto pare, si parla di un dettaglio che non è affatto secondario: lo schermo solare che protegge il sensore di temperatura presentava un buco, un taglio molto vistoso. Il dottor Grassi lo ha anche fotografato, e vi assicuro che non è un graffietto. Si tratta di un'alterazione strutturale che infrange qualsiasi protocollo dell'Organizzazione Mondiale della Meteorologia. Lo schermo solare deve essere integro, deve proteggere il sensore dal sole diretto e dalla pioggia. Se invece è bucato, e il sole picchia all'interno, la temperatura misurata non è quella dell'aria, ma quella di uno strumento surriscaldato. Il dato, in sostanza, è da invalidare.
Ma non finisce qui. Il dottor Grassi ha anche sollevato il problema della posizione della stazione, che secondo lui non è a norma perché troppo vicina a una strada asfaltata e a un filare di alberi, elementi che, soprattutto con determinati venti, creano una bolla di aria calda che falsa la misurazione. Uno studio ufficiale ha cercato di smentire questa tesi, ma Grassi ha dimostrato, con mappe satellitari alla mano, che la strada si trova esattamente nella direzione da cui soffiava il vento il giorno del picco. I numeri, come potete immaginare, cambierebbero di parecchio.
E c'è un altro aspetto che mi lascia ancora più perplesso. Durante la visita all'INRiM, il dottor Grassi ha scoperto che lo strumento che ha effettivamente registrato il record di 48,8 gradi, quello che doveva essere custodito nei laboratori di Torino, non c'è più. È stato trasferito, chissà per quale motivo. Al suo posto hanno trovato uno strumento del Pakistan, calibrato per un record che poi non è stato convalidato. La strumentazione vera, quella che serviva per fare chiarezza, sembra essere sparita. E allora mi chiedo: se tutto è così trasparente e scientificamente ineccepibile, perché i pezzi vengono spostati e i documenti negati? Perché chi chiede solo di vedere la verità viene considerato non degno di attenzione?
Ecco, io credo che il punto non sia negare il riscaldamento climatico, che esiste ed è sotto gli occhi di tutti, ma non si può gonfiare, non si può enfatizzare fino al punto di trasformare la scienza in uno strumento di terrore psicologico. Perché il linguaggio che viene usato in queste settimane è lo stesso della pandemia: prima ondata, seconda ondata, morti per il caldo. È un bombardamento continuo che va a colpire la nostra pancia, l'ipotalamo, quella parte più antica del cervello dove si genera la paura. E quando si vive nel terrore, si accetta qualsiasi cosa. Si accetta di non uscire a determinate ore, si accetta di pagare tasse per finanziare studi che devono dire solo quello che il potere vuole sentirsi dire.
Lo studio parallelo che il dottor Grassi sta portando avanti, per inciso, è finanziato interamente di tasca sua. Nessun ente terzo, nessun conflitto di interessi. Solo la passione per la verità e il coraggio di andare controcorrente, di camminare con la schiena dritta, come diceva l'avvocato Condorelli citando la servitù volontaria di Étienne de La Boétie. Perché è facile uniformarsi, è comodo stare dalla parte del pensiero unico. Ma chi ha il coraggio di mettersi in discussione e di chiedere trasparenza, spesso paga un prezzo psicologico pesante.
In tutto questo, io aspetto ancora risposte. Come avrete letto nel post di domenica 28 giugno, ho scritto al dottor Grassi per chiedergli come è andato l'incontro del 28 aprile all'INRiM, quello che avevamo segnato in rosso sul calendario. Erano passati due mesi e non avevo notizie. Così, invece di stare in attesa passiva, ho deciso di fare il primo passo. Gli ho chiesto, con il rispetto che merita ma anche con la sincerità che ci lega, di raccontarmi com'è andata, se le risposte lo hanno convinto o se, al contrario, i suoi dubbi si sono fatti più profondi. Gli ho chiesto, soprattutto, quali saranno i suoi prossimi passi.
La mail è partita, e il dottor Grassi gentilmente mi ha contattato per scusarsi di non avermi ancora potuto rispondere. Come sempre, appena avrò notizie, le condividerò con voi. Perché questa vicenda è troppo importante per lasciarla cadere nel silenzio. Non è solo una questione di numeri, di un termometro che ha segnato qualche decimo di grado in più o in meno. È una questione di metodo, di trasparenza, di fiducia nella scienza. Se i dati su cui si basano le scelte politiche e le narrazioni globali sono falsati o quantomeno dubbi, allora tutto il castello di politiche e imposizioni che ci viene propinato rischia di crollare come un castello di carte.
Mentre la macchina del terrore continua a girare, alimentata da studi finanziati dall'Unione Europea e da un'informazione che sempre più spesso fa il barboncino del potere, c'è ancora qualcuno che prova a fare luce. Il ricorso al TAR è un passo importante, e chissà che non porti a sviluppi decisivi.
Io continuerò a seguire la vicenda, a scrivere, a chiedere. E voi, come sempre, siete i miei compagni di viaggio in questa ricerca di verità che non dovremmo mai smettere di coltivare. Ne riparleremo presto, appena avrò notizie dal dottor Grassi.

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