Buongiorno,
di norma non mi soffermo su temi che potrebbero apparire superficiali o di puro intrattenimento, ma certe situazioni sfidano il silenzio: non per la loro rilevanza in sé, quanto per ciò che rivelano di un sistema più ampio, fatto di ambiguità, scorciatoie e una curiosa idea di merito che ormai sembra appartenere a un’altra epoca.
Mi riferisco a quel programma televisivo andato in onda su Canale 5, condotto da Ilary Blasi - nota al grande pubblico anche come moglie di Francesco Totti - che ha registrato numeri d’ascolto straordinari, trainati soprattutto dai concorrenti scelti con l’obiettivo evidente di catturare l’attenzione del pubblico attraverso legami familiari, passati mediatici o semplici presenze virali.
Per cui, diversamente da milioni di spettatori, non ho mai seguito una sola puntata di quella trasmissione ambientata nella famosa “casa”, a differenza, viceversa, di una delle mie figlie che sin dalla prima sera, si è ostinatamente dedicata a ogni episodio, quasi con spirito di missione.

Va detto che qualche presenza ha saputo innalzare il livello del dibattito: penso ad esempio a Cristiano Malgioglio, la cui partecipazione ha aggiunto un tocco di ironia, cultura, pop e persino una certa umanità al clima spesso artificioso dello show.
La sua capacità di interagire con gli altri concorrenti ha attirato su di sé l’interesse non solo degli inquilini della casa, ma anche di chi guardava da casa.
Il titolo del programma era “Il Grande Fratello VIP”, ma qui sorge spontanea una domanda: quali VIP? A parte poche eccezioni, chi erano davvero questi personaggi così importanti da meritare un’etichetta del genere? Qualcuno, forse, era stato ripescato da un’altra vita professionale, ma per il resto… nomi poco noti, se non del tutto oscuri al grande pubblico. C’era chi era lì perché la sorella aveva avuto una relazione con Fabrizio Corona, chi perché sposata a un celebre ballerino, chi vedova di un noto giornalista, chi ancora famosa per i suoi numerosi matrimoni con uomini dello spettacolo.

E Poi a seguire, ex tronisti, corteggiatrici, figli di sportivi e modelle varie. Davvero, se qualcuno dovesse cercare un parallelo, potrebbe pensare a quel programma intitolato “
Mistero”, condotto anni fa da Daniele Bossari -
uno dei pochi format televisivi capaci di suscitare riflessione - eppure inspiegabilmente cancellato da Mediaset.
Togliendo questi personaggi sostanzialmente sconosciuti, restano davvero pochi nomi che potremmo definire VIP in senso tradizionale: Malgioglio, certamente... poi Serena Grandi, Marco Predolin, Lorenzo Flaherty. Eppure il programma si presentava come un palcoscenico per celebrità.
Negli Stati Uniti, un format del genere verrebbe probabilmente etichettato come “trash”, da noi, viceversa, basta poco per trasformare il mediocre in straordinario. In Italia, il merito non è quasi mai il criterio di selezione: ciò che conta è chi ti raccomanda, non cosa sai fare. Non siamo al “Tu si que vales”, dove almeno in teoria il talento conta qualcosa, qui, essere nessuno o essere qualcuno dipende da un filo invisibile, chiamato "raccomandazione".
Ma torniamo alla questione più concreta:
la correttezza del meccanismo di voto. Mia figlia mi ha raccontato che, per tutta la durata del programma, Giulia De Lellis aveva sempre ottenuto il maggior numero di preferenze, tanto da guadagnarsi un posto diretto in finale.
Eppure, durante l’ultima puntata, quando si è trattato di esprimere il voto decisivo, il sistema online ha cominciato a comportarsi in modo anomalo. Lei stessa ha provato più volte a votare per la De Lellis, senza successo:
ogni tentativo veniva respinto. Alla fine, esasperata, le ho suggerito: “
Prova a votare per Bossari” ed ecco che il sistema ha accettato immediatamente quella preferenza.
Non c’è stato bisogno di ulteriori commenti. Le ho solo fatto notare che, purtroppo, non era la prima volta che accadeva qualcosa del genere: basta semplicemente cambiare il contesto, ed ecco che ci ritroviamo con votazioni elettorali in cui il candidato meno votato sale in testa. Scherzavo, certo, ma fino a un certo punto...
È difficile non sospettare come dietro quel malfunzionamento ci fosse una mano ben precisa - quella della produzione - decisa a orientare l’esito verso un vincitore già designato.
Del resto, non ero nuovo a questa ipotesi, difatti, da tempo, avevo anticipato a mia figlia chi sarebbe stato il vincitore: Daniele Bossari. E infatti, settimane prima della finale, su Wikipedia compariva già il suo nome come trionfatore.
La sua vittoria era stata preparata con cura: la richiesta di matrimonio alla compagna, il regalo della figlia -
una stella celeste - il momento di commozione quando, dopo essersi creduto eliminato nello scontro diretto con la De Lellis, scopriva di essere stato salvato dal pubblico. Fino ad allora, lei era stata la regina indiscussa del televoto, sostenuta da un nutrito gruppo di fan affettuosamente chiamate “
le bambine”.
Nessuno mette in dubbio che Bossari meritasse il premio - anche mia figlia lo riconosceva - ma una votazione trasparente avrebbe evitato ogni ombra di sospetto. Invece, ancora una volta, prevale la sensazione che il risultato conti più del percorso, e che la narrazione debba piegarsi a logiche di palinsesto piuttosto che a quelle del pubblico reale.
Resto convinto che la televisione potrebbe e dovrebbe occuparsi di temi ben più urgenti, ma i nostri media preferiscono distrarci, offrirci svago, intrattenimento, rumore di fondo, il moderno “panem et circenses” - piuttosto che aiutarci a guardare con lucidità ai problemi veri del Paese.
E così, tra reality e polemiche costruite, continuiamo a perdere di vista ciò che davvero conta...
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