Ho letto in queste ore le dichiarazioni del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, in occasione del 34° anniversario della Strage di Capaci.
Sono parole che conosco, che ho sentito tante volte, e che continuano a risuonare ogni volta con lo stesso peso: "La mafia va combattuta, sempre, mai abbassare la guardia, perché è in continua trasformazione e trova molti modi di penetrazione nella società. Il dovere delle istituzioni, ma anche di tutti i cittadini, è restare uniti".
Eppure, mentre leggo queste profonde parole, mi accorgo che dentro me qualcosa non torna.
Già... perché una cosa è dire a noi cittadini, ad alta voce, "contro la mafia, istituzioni e cittadini siano uniti" e tutt'altra cosa è poi non fare nulla, ma proprio nulla di nulla, per proteggere e difendere l'operato di quegli esigui cittadini che, con coraggio, hanno evidenziato di non aver paura, denunciando senza alcuna remora, su quanto sono venuti a conoscenza.
Sì... perché, posso personalmente assicurarvi, quanto poi realmente accade è tutt'altra cosa.
Già... lo si prova sulla propria pelle, a differenza della maggior parte di quei loro connazionali, conterranei, che si dimostrano sempre omertosi e soprattutto compromessi, legati a filo doppio con quelle istituzioni corrotte, con quella politica compiacente sempre pronta a concedere favori e soprattutto a pretendere qualche preferenza in più, in quel classico gioco di scambio tra voti e posti di lavoro, raccomandazioni, spinte di carriera, a cui poi si sommano le richieste formulate alla criminalità.
Ma d'altronde parliamo di una marea di soggetti che non hanno alcuna dignità, che si ritrovano a vivere come miserabili pur di ottenere benefici personali o familiari, certamente lontani dal doversi confrontare con quanti hanno fatto viceversa da sempre il proprio dovere.
Sì, perché va detto... mai per proprio tornaconto, mai per difendere o proteggere qualcosa di personale, viceversa solo e soltanto per portare avanti quei principi di legalità e di rispetto delle norme che, ahimè, come sempre accade, vengono ripetutamente violate.
Perché chi denuncia subisce una serie di offese e torti personali indicibili, che vanno non solo dagli attacchi gratuiti di chi partecipava a quelle collusioni, ma non solo, vi sono i costi personali da dover sostenere per ogni convocazione presso i Tribunali di competenza, ma soprattutto, dover constatare come, dopo i giudizi di condanna espressi nei vari gradi di giudizio, si debba continuare ad assistere alle modalità messe in atto dai loro nominati difensori, già... quei noti "azzeccagarbugli" che provano, e a volte ci riescono, a ribaltare la verità e di conseguenza anche tutta la documentazione verificata dalle forze dell'ordine.
Parliamo di documenti che erano stati oggetto dell'inchiesta giudiziaria e quindi prove concrete, successivamente presentate dai PM.
E allora mi chiedo: dove finisce l'unità invocata? Dove finisce quella protezione promessa a chi, ogni giorno, sceglie di non girarsi dall'altra parte?
Perché le parole, quando restano parole, non salvano nessuno. E la memoria, se non si trasforma e diventa impegno concreto, rischia di essere l'ormai classico rituale sterile, vuoto, lo stesso che ahimè, consentitemi di aggiungere: osservo ogni giorno!