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sabato 24 ottobre 2026

Milano addio: "Le scarpe da tennis e gli occhi blu"...

Ricordate la canzone di Ivan Graziani, quella intitolata "Lugano addio", che raccontava di quell'amore adolescenziale un po' malinconico, ma nello stesso tempo dolce e struggente, vissuto con quella ragazza di nome Marta?

Ecco, nel vedere nei giorni scorsi quei giovani accampati nelle loro tende per protestare pacificamente contro le politiche di questo governo, ho rivisto in ciascuno di essi lo stesso messaggio scritto nel testo di una canzone, da uno dei più talentuosi musicisti del nostro paese.

Parliamo di un ragazzo che cinquant'anni fa viveva la sua vita come i ragazzi di oggi: un po' controcorrente, rivoluzionario, certamente estroso, ma sofisticato dall'essere sempre avanti, concettualmente e musicalmente parlando, rispetto ai colleghi cantautori di quegli anni.

Era considerato un outsider, pur portando avanti testi incredibilmente sofisticati e dotti, che hanno fatto di lui un vero e proprio marchio di fabbrica. Quel confine tra fuga e realtà, tra quei sogni di libertà e quei riferimenti a un mondo di finanzieri e contrabbando, lotte legate – nei racconti del padre di Marta – a un passato di resistenza e contrasti.

Il richiamo oggi con questi nostri giovani studenti liceali ed universitari è fortemente similare, in particolare nel distacco che questi hanno nei confronti della realtà con cui devono convivere e che ovunque li circonda.

Lo stesso titolo della canzone evoca idealmente il celebre canto anarchico "Addio a Lugano", scritto da Pietro Gori alla fine dell'Ottocento, ma Ivan Graziani è riuscito a spostare il focus dalla grande storia politica e sociale all'intimità del vissuto personale. E così la canzone riduce il peso della lotta ideologica al ricordo puro, nostalgico e irripetibile di un addio e della giovinezza.

In quel loro legame c'è lo stesso confronto dei nostri giovani e delle loro storie familiari: Marta, ad esempio, raccontava della guerra vissuta dal padre, mentre lui pensava al proprio, un uomo semplice che lavorava come pescatore, alle prese con la dura vita del mare: "Le reti al sole, i pescherecci in alto mare, conchiglie e stelle, le bestemmie e il suo dolore". Perché all'interno di quel testo non vi è solo romanticismo, bensì sono espressi profondi rimandi politici e sociali, tempi in cui la povertà era una condizione piuttosto diffusa tra gli italiani, analoga a quella vissuta oggi da molti miei connazionali.

Parliamo quindi di un mondo non immaginario, ma fortemente connesso al nostro, reale, concreto, dove una ragazza del nord – figlia di un reduce che ha combattuto in montagna – s'innamora di un ragazzo del sud – figlio di un pescatore: due facce della stessa medaglia, apparentemente distanti e separate, ma che invece hanno molto in comune con gli stessi genitori di oggi, molti di loro familiari di quegli studenti in piazza, che sono scesi in queste ore per scioperare contro il caro vita. E ricordo che parliamo di pescatori, agricoltori, autotrasportatori.

Certo... poi in quella canzone vi sono anche loro, quelli che si sono presi con violenza – ahimè – la scena pubblica! Quelli che con gli altri loro coetanei non hanno nulla a che fare, che non si battono per le stesse ragioni sociali, per migliorare la propria condizione e quella dei loro familiari, quelli a cui non interessa dare un senso a se stessi e soprattutto prospettare un futuro migliore a questo paese. No... loro sono sì giovani, ma a differenza degli altri hanno venduto da tempo la propria dignità, proprio come nel testo della canzone: per un paio di scarpe da tennis!

Le scarpe da tennis bianche e blu

Seni pesanti e labbra rosse

E la giacca a vento

Oh, Marta io ti ricordo così

Il tuo sorriso e i tuoi capelli

Fermi come il lago

"Lugano addio" cantavi

Mentre la mano mi tenevi

"Canta con me" tu mi dicevi

Ed io cantavo di un posto che

Non avevo visto mai

Tu, tu mi parlavi di frontiere

Di finanzieri e contrabbando

Mi scaldavo ai tuoi racconti

"E mio padre sì" tu mi dicevi

Quassù in montagna ha combattuto

Poi del mio mi domandavi

Ed io pensavo a casa

Mio padre fermo sulla spiaggia

Le reti al sole, i pescherecci in alto mare

Conchiglie e stelle

Le bestemmie e il suo dolore

Oh, Marta io ti ricordo così

Il tuo sorriso e tuoi capelli

Fermi come il lago

"Lugano addio" cantavi

Mentre la mano mi tenevi

"Addio" cantavi

E non per falsa ingenuità, tu ci credevi

E adesso anch'io che sono qua

Oh, Marta mia addio, ti ricordo così

Il tuo sorriso e tuoi capelli

Fermi come il lago

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