Una volta fecondato l'ovulo, iniziò una gravidanza del tutto normale.
Nove mesi. Il corpo di Maria – che aveva probabilmente tra i dodici e i quattordici anni – iniziò a trasformarsi. Il ventre si espanse. I seni si gonfiarono. Cominciò a sentire i movimenti del feto, ebbe nausee, stanchezza, dolori alla schiena. Un parto, poi, probabilmente doloroso e sanguinoso, in condizioni igieniche - non dimentichiamolo - precarie.
Niente di miracoloso. Niente di "immacolato"...
Eppure, la teologia cristiana ha costruito su questa gravidanza una montagna di dogmi che l'hanno resa irreale.
• La verginità perpetua (Maria vergine prima, durante e dopo il parto) – come se il parto non l'avesse toccata.
• L'Immacolata Concezione (Maria concepita senza peccato originale) – come se la carne di una donna fosse un ostacolo alla santità.
Io dico esattamente il contrario. La grandezza della maternità non sta nell'assenza di carne. Sta nella carne. Nel sangue. Nel rischio. Nella fatica. Nel fatto che una donna dà la vita con il suo corpo, non nonostante il suo corpo.
Maria fu madre davvero. Non in una teologia. Non in un affresco bizantino. Ma in un villaggio, con le mani sudate, sporche e gli occhi stanchi. E toglierle questa carnalità non è stato un atto di devozione, ma un atto di cancellazione.
La teologia ha reso Maria adorabile perché l'ha resa irreale. Ma così ha distrutto l'unica cosa che la rendeva davvero grande: che fu una madre come tutte le madri!
8. Immacolata Concezione e nascita verginale: due cose diverse
Attenzione: ho visto in questi anni sul web dei video che facevano confusione tra "Immacolata Concezione" e "nascita verginale".
L'Immacolata Concezione è stata creata dalla Chiesa Cattolica come dogma solo alcuni anni fa, precisamente nel 1854, e si riferisce – nella realtà – al concepimento di Maria da parte della madre Anna, e quindi non al concepimento di Gesù. Quanto appena detto serve per giustificare lo "stato di purezza" di Gesù – mi riferisco allo stato morale che doveva essere necessariamente immune dal "peccato originale", che segna tutti gli uomini sin dai tempi di Adamo.
Viceversa, la nascita verginale di Gesù rappresenta una dottrina che risale agli inizi del cristianesimo, secondo la quale Maria, senza conoscere alcun uomo, rimane incinta dello Spirito Santo, uno stato quindi di concepimento "illibato" necessario per far comprendere l'origine soprannaturale di quella gravidanza.
E così, alla fine, ecco che Gesù «fu concepito per opera dello Spirito Santo» e nacque dalla vergine Maria.
9. La verginità perpetua: storia di un dogma
L'idea che Maria sia rimasta vergine per tutta la vita non è nei Vangeli canonici. Matteo, anzi, dice esplicitamente che Giuseppe «non la conobbe finché ella non ebbe partorito un figlio» (Mt 1,25). La parola greca è ἕως (finché) e come vedremo, questo "finché" indica sempre un cambiamento di situazione una volta scaduto il termine, basta leggersi la Bibbia.
Ma la tradizione ha voluto leggere questa parola diversamente.
I primi scritti cristiani attestano tranquillamente che Maria perse la verginità con il parto. Lo afferma con chiarezza Tertulliano (III secolo) nel De carne Christi 23: «Virgo quantum a viro, non virgo quantum a partu» (vergine quanto all'uomo, ma non vergine quanto al parto).
Fu solo in seguito – con i testi apocrifi, in particolare il Protovangelo di Giacomo (capitoli 19-20) – che si impose la credenza di una Maria sempre vergine. Secondo questi scritti, due levatrici esaminano Maria dopo il parto e ne constatano stupefatte la persistente verginità. Lo stesso episodio è ricordato da Clemente Alessandrino (Stromata VII, 16,93).
Il Vangelo di Filippo (59,6-11), testo gnostico, offre invece una lettura spirituale: la verginità di Maria è metaforica, un simbolo della purezza interiore. Ma proprio perché gnostico, non fu mai accolto dalla Chiesa.
Epifanio (di Salamina) nel suo Panarion (78,8-9), difende la verginità perpetua contro gli Antidicomarianiti (coloro che si opponevano a questa dottrina). Ad esempio per spiegare i "fratelli di Gesù" menzionati nei Vangeli, Epifanio ricorre alla tesi che Giuseppe fosse già vedovo e che quei fratelli fossero in realtà figli di un precedente matrimonio. Una tesi priva di qualsiasi riscontro storico.
Con il passar dei secoli si crearono similitudini ancor più fantasiose:
• La nascita di Gesù è come un raggio di sole che attraversa un cristallo senza spezzarlo.
• Oppure è come quando Gesù risorto entra nel cenacolo a porte chiuse (Gv 20,26), dimenticando che il corpo glorioso possedeva proprietà che il corpo mortale non aveva.
• Alcuni teologi cattolici hanno persino citato Ezechiele 44,2 («Questa porta sarà chiusa... perché per essa è entrato il Signore») – dimenticando che il passo parla di una porta del tempio di Gerusalemme che, per giunta, doveva riaprirsi ogni sabato e ogni novilunio (Ez 46,1-3).
Ambrogio e Girolamo, i grandi promotori della vita cenobitica, furono i più strenui difensori della perpetua verginità di Maria. Il loro entusiasmo è comprensibile: stavano convincendo migliaia di ragazze a lasciare la famiglia per consacrarsi a Dio. Maria non poteva essere da meno delle sue devote. Doveva essere più vergine di tutte.
L'idea, però, fu sempre contestata, difatti non pochi la rifiutarono: Tertulliano (III secolo), Bonoso di Sardica (vescovo), Elvidio, Gioviniano di Roma (monaco), Vigilanzio (presbitero, IV secolo).
Divenne dogma di fede solo nel VII secolo, con il Concilio Lateranense del 649 (sotto papa Martino I).
Già... curiosamente pochi sanno che la verginità perpetua di Maria non è mai stata oggetto di una dichiarazione di infallibilità da parte della Chiesa cattolica romana. È un dogma "minore", nel senso che non è mai stato solennemente definito ex cathedra.
Ma tant'è però che per i cattolici è vincolante comunque.
10. L'analisi del "finché" – Matteo 1,25
Torniamo ora al testo che più di ogni altro smentisce questa dottrina.
Matteo 1,25 – Greco: καὶ οὐκ ἐγίνωσκεν αὐτὴν ἕως οὗ ἔτεκεν υἱόν -Traduzione letterale: «e non la conosceva finché partorì un figlio».
A confronto:
• La CEI traduce: «senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio» – omettendo il "finché".
• La Nuova Riveduta: «non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio».
"Conoscere" è un eufemismo biblico per indicare l'unione coniugale. Lo stesso termine è usato in Genesi 4,1 quando «Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino».
La congiunzione finché (greco ἕως, èos) ha un significato temporale chiaro: indica un limite. Fino a quel momento, Giuseppe si astenne. Ma dopo quel momento, la situazione cambia.
D'altronde, va detto che nella cultura ebraica, ma anche in quella cristiana (non per nulla anche ai giorni nostri, il matrimonio cattolico non viene convalidato - si può richiedere alla Sacra Rota l'annullamento - nel caso l'atto sessuale non avvenga) il matrimonio è reso invalido se manca di quel rapporto fisico.
Infatti, lo stesso evangelista scrisse di Gesù come il "figlio di Giuseppe" e quindi sicuramente si erano sposati e Giuseppe divenne il padre putativo, ma non solo: l'evangelista Matteo scrive che Giuseppe finalmente "la prese con sé", facendo comprendere come la coppia abbia avuto rapporti sessuali subito dopo la nascita (Matteo 1,25).
Viceversa i cattolici, vincolati dal dogma, hanno tentato in tutti i modi di svuotare questo "finché" del suo significato naturale. Hanno prodotto traduzioni alternative (come quella del Pontificio Istituto Biblico del 1961: «Senza che egli la conoscesse, ella partorì»), cancellando il "finché" e cambiando la struttura della frase.
Hanno addotto esempi biblici in cui il "finché" non implicherebbe un cambiamento, ma non esiste un solo esempio biblico in cui il "finché" non indichi un mutamento di situazione al termine del periodo indicato.
Dunque, anche secondo la Bibbia, Giuseppe e Maria ebbero normali rapporti coniugali dopo la nascita di Gesù. Da quei rapporti nacquero gli altri figli e le altre figlie che i Vangeli chiamano «fratelli e sorelle» di Gesù (Mt 13,55-56).
La verginità perpetua di Maria è un'invenzione successiva, motivata da ragioni ascetiche e politiche, non scritturali.
11. Maria: da donna a dea
Ed ecco che così Maria tralascia quella condizione "umana" per diventare "divina", dove secondo molti rimase vergine per tutta la vita, idealizzata come fosse una santa, ed ancora "Madre di Dio" per divenire soprannaturale e universale.
Già... ecco che improvvisamente il concetto di donna viene a cancellarsi. Tutto ciò che quell'immagine nella realtà rappresenta diventa distaccato, estraneo. Nessun concetto piacevole nella femminilità, nessun atto sessuale, nessun rapporto che avesse dato alla luce altri figli. Nessuna vita normale, quotidiana, come tutte le altre donne di quel periodo.
È stato tutto reciso. I suoi legami familiari, il suo compagno Giuseppe, i suoi genitori: tutto perde di significato. La sua concreta natura umana andò – a causa delle decisioni ecclesiastiche del tempo che andarono sempre più a modificarsi nei secoli avvenire – perduta. E lei finì per essere innalzata al cielo e pregata come fosse una dea.
12. Giuseppe: l'atto d'amore più silenzioso della storia
E ora parliamo di lui. Dell'uomo che, in tutta questa storia, ha avuto la parte più difficile e il riconoscimento minore.
Giuseppe scoprì che Maria era incinta. E sapeva di non essere il padre.
La Legge ebraica era chiara: una fidanzata adultera veniva lapidata (Deuteronomio 22,20-21). Giuseppe aveva tutto il diritto – e probabilmente il dovere sociale – di denunciarla. Invece, secondo il Vangelo di Matteo, decise di «ripudiarla in segreto». Un gesto di pietà. Un modo per salvarle la vita senza esporla al pubblico ludibrio.
Poi, ci è stato raccontato che... ebbe un sogno. Un angelo gli disse di prendere con sé Maria. E lui obbedì.
Al di là del racconto soprannaturale, c'è un dato storico: Giuseppe non la denunciò. E questo basta a fare di lui un uomo straordinario.
Pensate a cosa significò per lui. La sua reputazione distrutta. Tutti avrebbero pensato: «È stato lui a metterla incinta prima del tempo. O forse è un cornuto che alleva un figlio altrui». In un villaggio come Nazareth, dove tutti si conoscevano, questo fu certamente un peso enorme.
Eppure restò. Lavorò il legno. Crebbe il bambino. Gli insegnò il mestiere. Non pronunciò mai una parola di lamento, almeno nessuna che i Vangeli ci abbiano conservato.
Giuseppe è il grande assente delle narrazioni cristiane. Lo si ricorda il 19 marzo. Qualche festa, qualche statua e poi sparisce. Eppure senza di lui, Gesù sarebbe stato un bambino senza padre in una società che il padre lo pretendeva. O peggio: sarebbe stato un bambino morto, lapidato insieme alla madre.
Giuseppe non è un santo perché era casto o perché aveva un alone. Giuseppe è un uomo grande perché scelse l'amore invece della vergogna!
E forse, in questo racconto di silenzi e di pesi nascosti, lui è la figura più vicina a noi. L'uomo comune che fa la cosa giusta senza cercare applausi. Che protegge. Che resta. Che ama senza parole.
Ed allora in conclusione troviamo: una madre, un padre, un bambino
Sì... da questa primo capitolo emergono già alcuni nodi decisivi del mio percorso:
1. Maria non fu una dea sospesa nell'incenso. Fu una ragazza rimasta incinta prima del matrimonio, in un contesto sociale che puniva severamente questa evenienza. La sua grandezza – se vogliamo chiamarla così – non sta in una biologia miracolosa, ma nell'aver affrontato la vita con coraggio, comunque andarono le cose.
2. Giuseppe fu l'uomo che, sapendo di non essere il padre, scelse di proteggere invece di condannare. Il suo è l'unico atto d'amore realmente gratuito di tutta questa storia.
3. Il romano (o l'uomo che fecondò Maria) resta anonimo. Forse Pantera, forse un altro. Ma la sua esistenza è necessaria: senza un corpo maschile, nessun ovulo si sarebbe mai sviluppato in un embrione.
4. La nascita verginale e l'Immacolata Concezione sono due dottrine distinte. La prima è antica, la seconda è un dogma del 1854.
5. La verginità perpetua è un dogma tardivo, costruito per ragioni ascetiche e politiche, privo di fondamento scritturale e scientifico.
6. Il "finché" di Matteo è chiaro: dopo la nascita di Gesù, Giuseppe e Maria furono una normale coppia di sposi.
Nei prossimi capitoli seguiremo questo bambino. Lo vedremo nascere (forse a Betlemme... chissà se poi era davvero Betlemme...). Lo vedremo crescere con il marchio di "illegittimo". Lo vedremo studiare la Torah, allontanarsi, incontrare Giovanni Battista, scegliere dodici uomini, entrare in conflitto con il tempio.
Ma non dimentichiamo mai da dove viene: dal corpo di una donna e dalla scelta silenziosa di un uomo che accettò la vergogna.
Nessuna nuvola. Nessun angelo musicante. Solo carne, sangue, silenzi e un amore umano, fragilissimo, sufficiente.
