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mercoledì 7 ottobre 2026

Dalla Dc a Meloni: 74 anni di corruzione e clientele, e una TV pubblica che censura le notizie!

Quando leggo le parole di Giorgia Meloni a Saint-Vincent, mentre accarezza la "Balena Bianca" e rivendica i valori della Dc come centro della propria azione di governo, mi viene da sorridere amaramente. Perché quella storia, che lei oggi omaggia con tanta cura, è la stessa che ha accompagnato l'Italia verso un declino che non è soltanto economico, ma morale e civile. E non è una questione di parte, sia chiaro. È una questione di verità.

La Democrazia Cristiana ha governato per decenni, quasi ininterrottamente dalla nascita della Repubblica fino al 1994. Poi è arrivato Berlusconi, con la sua discesa in campo e i suoi governi a intermittenza, dal 1994 al 2011. E ora, dal 2022, c'è Meloni. Se sommiamo gli anni in cui questi tre soggetti hanno avuto responsabilità di governo, arriviamo a 74 anni su ottanta di storia repubblicana, in cui il paese è stato governato sempre dalle stesse culture, dagli stessi sistemi di potere, dalle stesse reti di relazioni. E il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Certo, qualcuno obietterà che la Dc è finita, che Berlusconi è morto, che Meloni è un'altra cosa. Ma la sostanza non cambia. Perché il "partito italiano" di cui si parla a Saint-Vincent non è un partito nel senso tradizionale del termine. È un sistema, un modo di fare politica che attraversa le generazioni e le sigle, e che ha come tratto comune la difesa dell'esistente, la gestione del potere come fine ultimo, la complicità con tutto ciò che serve a restare al comando.

E qui veniamo al punto dolente. Perché la politica italiana non ha soltanto fallito nel costruire un paese più giusto. Ha fatto molto di peggio. Ha convissuto, quando non ha direttamente sostenuto, con gruppi eversivi, con apparati militari deviati, con logge massoniche coperte, con pezzi di criminalità organizzata. Aldo Moro, che di quella Dc era uno dei padri nobili, è stato assassinato dalle Brigate Rosse, ma ancora oggi non sappiamo fino in fondo chi abbia voluto quella morte, chi l'abbia agevolata, chi abbia guardato altrove. E non è l'unico. Da Piersanti Mattarella a Carlo Alberto dalla Chiesa, da Giovanni Falcone a Paolo Borsellino, la lista degli uomini fedeli allo Stato uccisi mentre la politica faceva finta di non vedere è lunghissima.

E poi c'è il capitolo della criminalità organizzata. Perché per decenni, in molte parti del paese, i voti si sono comprati con favori, appalti, protezioni. La mafia, la camorra, la 'ndrangheta non sono cresciute nel vuoto. Sono cresciute dentro un sistema che aveva bisogno del loro consenso e che in cambio offriva tolleranza, silenzio, impunità. E questo non è un capitolo chiuso. È una ferita ancora aperta, che continua a sanguinare.

Ma il fallimento non è soltanto quello dei grandi crimini. È anche quello quotidiano, silenzioso, che si vede nella vita di tutti i giorni. L'uguaglianza tra i cittadini è un principio scritto nella Costituzione, ma nella realtà siamo divisi in serie A, serie B e serie C. 

Chi ha una famiglia alle spalle, chi ha le giuste conoscenze, chi può pagare, accede a tutto, gli altri restano fuori. La scuola, che dovrebbe essere il primo motore di mobilità sociale, è stata smantellata pezzo dopo pezzo: tagli, precarietà, edifici che cadono a pezzi, programmi sempre più poveri. La ricerca, che dovrebbe essere il futuro del paese, è stata abbandonata a se stessa. E così i nostri migliori cervelli se ne vanno all'estero, dove trovano le condizioni che qui non hanno mai avuto.

Sì... perché parliamo di un sistema che si auto-protegge, oscurando anche le notizie che lo riguardano - soprattutto quando nelle inchieste compaiono i nomi dei suoi referenti politici. È il caso della Sicilia: in queste ore il governo regionale è sul punto di dimettersi. E stranamente, la pseudo "TV di Stato" che paghiamo e quella privata non hanno dedicato un minuto all'argomento: si occupano, invece, di temi per lo più banali.

E ancora... una sanità allo sfacelo. Reparti chiusi, liste d'attesa infinite, medici che fuggono, infermieri sottopagati e dentro questo sistema, la corruzione prospera. Appalti truccati, primari nominati per raccomandazione, mazzette che passano di mano come se fosse la cosa più normale del mondo. Il denaro contante circola senza controllo, e con esso la droga, la prostituzione, i traffici più loschi. E più si sale in alto, più le cose si fanno sporche. Perché il clientelismo non è un fenomeno marginale. È il tessuto connettivo della politica italiana, quello che tiene insieme destra e sinistra, passato e presente.

E allora, quando sento Meloni dire che il centro non è un luogo dove stare a metà strada, ma una cultura fatta di famiglia, lavoro, libertà e senso dello Stato, mi chiedo quale Stato abbia in mente... 

Perché lo Stato di cui parla è lo stesso che ha permesso tutto questo. Lo stesso che ha convissuto con i terroristi, con la mafia, con la massoneria deviata. Lo stesso che ha distrutto la scuola, la sanità, la ricerca. Lo stesso che ha lasciato morire uomini come Falcone e Borsellino, e che ancora oggi non ha il coraggio di dire la verità su chi li ha uccisi.

Forse, allora, il problema non è il centro, non è la Dc, non è Berlusconi, non è Meloni. Il problema è un sistema che ha ottant'anni e che non è mai stato realmente messo in discussione. Un sistema che continua a riprodursi, a cambiare faccia, a trovare nuove etichette, ma che resta sempre lo stesso. 

E come grido ormai da troppi anni, finché non avremo il coraggio di guardare in faccia questa realtà, di chiamare le cose con il loro nome, di pretendere verità e giustizia, continueremo a girare in tondo, continuando a chiamare "partito italiano" ciò che è stato un vero e proprio schifo, ma non solo, continuando a festeggiare gli anniversari e a promuovere funerali di Stato che non avrebbero dovuto esserci, ma come riportavo sopra, tutto ciò non fa altro che confermare ancora una volta, come lo sfacelo non sia mai finito!

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