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giovedì 22 ottobre 2026

Alle prossime elezioni, se la Sinistra "unita" vuole vincere le elezioni, deve fare sin da subito così! Altrimenti...? Perde! Terza parte.

Passo oggi ad affrontare i reali temi che stanno scuotendo le fondamenta di questo Paese, con scioperi, manifestazioni e proteste varie che, nei giorni scorsi, sono state vergognosamente celate dalla "nostra" televisione pubblica - visto che la paghiamo.

Attenzione, però: mi sto riferendo alle pacifiche contestazioni della settimana, già... come riportavo sopra, appositamente occultate dai Tg, a differenza poi della presa di posizione da parte di quegli stessi media quando, viceversa, si è trattato di mostrare scene violente perpetrate in molte città in particolare Milano.
Scene che sono state poste in evidenza, che hanno opportunamente confuso le proteste civili di studenti e lavoratori, con gesti violenti che nulla avevano a che fare con la reale protesta in corso nel Paese, in quanto quelle azioni abiette, facevano riferimento a soggetti criminali, che andrebbero di fatto arrestati e condannati.

Ed ora quindi, mentre scrivo, il mio pensiero corre inevitabilmente a ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni: studenti, lavoratori, agricoltori, ma anche autotrasportatori che si ritrovano senza gasolio o con aumenti indiscriminati. Dal 17 ottobre, nel Sud Italia, i blocchi si moltiplicano, gli scaffali dei negozi cominciano a svuotarsi, i prodotti freschi non arrivano più, e gli agricoltori sono strangolati dai rincari. Il governo ha annunciato aiuti, ha promesso contributi, ma la rabbia non si placa, perché il nodo è sempre lo stesso: il costo della vita è diventato insostenibile per chi lavora e le risposte arrivano sempre tarde o quantomeno parziali.

Ed allora vorrei partire dai primi, sì... perché i giovani e il loro futuro sono la prima vittima di questa situazione.

Consentitemi allora di suggerire alcune proposte che potrebbero già essere messe in atto, come fanno altri Paesi nel mondo. Parlo dei crediti dati ai giovani che non hanno possibilità economiche per studiare.

In Svezia, ad esempio: lo Stato concede un prestito misto a contributo a fondo perduto, con tassi fissati dal governo e rimborsi che iniziano solo dopo gli studi e sono legati al reddito. Negli Stati Uniti i prestiti federali sovvenzionati hanno una particolarità importante: mentre lo studente è iscritto, gli interessi li paga il governo, e il rimborso parte sei mesi dopo il titolo. In Inghilterra il prestito copre tasse e mantenimento, e la restituzione è proporzionale al reddito: si paga solo una percentuale di ciò che supera una soglia annua, e dopo quarant'anni il debito residuo viene cancellato.

Quindi, il punto è che altrove il prestito studentesco non è un favore, né un debito gettato addosso ai giovani, ma un modo per evitare che il costo dell'istruzione diventi un filtro di classe. Da noi manca completamente questa architettura, e l'accesso all'università resta legato alla disponibilità economica della famiglia.

La precarietà poi fa il resto, con stage che non permettono di trasferirsi e specializzazioni senza alcun sostegno. Il nodo resta sempre quello: senza mezzi, senza il sostegno delle famiglie, il merito diventa una parola vuota.

Penso ad esempio alle migliaia di giovani che, dopo aver raggiunto gli studi, per inserirsi nel mondo del lavoro devono iniziare con gli stage, con contributi economici certamente esigui, Ditemi: come fa un giovane a recarsi per lavoro in un'altra città, quando con questa somma non si può pagare neppure l'affitto?

Ma non solo. Prendiamo un laureato in medicina con il massimo dei voti: appena inizia la specializzazione, che dura mediamente intorno ai cinque anni, non può far nulla, perché non può pensare di comprare un'abitazione, gli interessi bancari sono altissimi, e nessun aiuto viene dato dallo Stato; tra l'altro, proprio in queste ore, ho avuto conferma da parte di uno di questi ragazzi che il mutuo - se pur garantito da due genitori che operano del pubblico - gli è stato rifiutato dalla banca. 

Eppure parliamo di un soggetto che opera nella P.A., ma tanto si sa... non cambia nulla.

Tra l'altro quei giovani laureati devono acquistarsi un'auto per recarsi a lavoro e quindi è obbligato a farsi un finanziamento ed è così, che per i primi cinque anni di lavoro è indebitato, ma ripeto, non tutti possono farlo. 

Poi vi sono i concorsi pubblici e quei soliti "raccomandati", dove figli e familiari di noti personaggi vengono aiutati da qualche spintarella. Difatti anche nel caso in cui un giovane altamente preparato supera un concorso, si ritrova poi a dover competere con quel babbeo raccomandato, e alla fine, a seconda delle disponibilità previste, a quest'ultimo verrà dato il posto, mentre l'altro, ahimè, resta fuori.

Poi vi sono le abitazioni. Troppe in Italia sono chiuse. Bisogna imporre una legge dove, al di fuori di due proprietà di famiglia che possono essere usate come residenze estive, ad esempio una a mare e l'altra in montagna, tutti gli appartamenti in più posseduti e attualmente chiusi dovranno pagare tasse più alte almeno del seicento per cento rispetto a chi oggi sta affittando. Ciò obbligherà molti proprietari a liberare i propri appartamenti.

Su questo punto però bisogna fare in modo che chi entri rispetti il contratto d'affitto. Innanzitutto tutti gli inquilini dovranno per contratto lasciare una cauzione di tre mesi, che servirà a compensare chi non paga il mensile; e nel caso in cui si giungesse ai tre mesi d'affitto senza mai pagare, il proprietario potrà richiedere l'intervento dello Stato e procedere allo sfratto coatto. Il proprietario s'incassa la cauzione, mentre i mobili e quant'altro di proprietà del locatario verranno depositati dalla società di traslochi in un deposito, e i costi sostenuti saranno tutti a carico dell'inquilino. Se entro un anno non si provvederà a saldare il debito del trasloco, lo Stato, con i suoi curatori, provvederà alla vendita all'asta di quei beni, e le somme ricevute verranno utilizzate in parte per pagare i debiti e le eventuali riparazioni dell'appartamento. Inoltre, se le somme percepite dalla vendita non bastano a coprire le spese, l'inquilino dovrà procedere entro lo stesso anno al saldo, altrimenti gli verrà bloccata qualsivoglia possibilità di formalizzare un contratto d'affitto per sé o per qualsivoglia familiare a carico.

Ed ancora...mentre parliamo di giovani, di case chiuse e di affitti, c'è un'altra Italia che in queste ore è scesa in strada e che merita di essere ascoltata, perché è la stessa Italia di cui parliamo quando diciamo "merito" e "sacrificio". Penso agli autotrasportatori, agli agricoltori, ai pescatori. Dal 17 ottobre i blocchi dei tir si sono moltiplicati nel Mezzogiorno, dalla Campania alla Sicilia, passando per la Puglia e la Calabria, e non sono proteste di categorie organizzate: sono, come ha detto il presidente di Conftrasporto, manifestazioni "spontanee, non governate, nate dalla disperazione degli imprenditori". Il gasolio è aumentato di oltre cinquanta centesimi al litro dall'inizio della guerra contro l'Iran e lo sconto temporaneo sulle accise è terminato all'inizio di ottobre .

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Gli scaffali dei supermercati iniziano a svuotarsi, i caseifici della mozzarella di bufala DOP sono chiusi perché il latte non arriva in tempo, alcuni aeroporti sono rimasti senza carburante per gli aerei . Gli agricoltori sono scesi in piazza e il gasolio agricolo ha superato 1,6 euro al litro mentre i prezzi dei loro prodotti non sono aumentati di un centesimo. 

Un giovane imprenditore agricolo ha detto una frase che vale più di mille analisi: "Mio padre ha aperto l'azienda nel 2006, io avevo cinque anni e sono cresciuto insieme all'impresa. Adesso stiamo perdendo migliaia di euro per colpa del caro carburante e, soprattutto per noi giovani, non è giusto" .

Ed è qui che il cerchio si chiude, e capisci perché le mie proposte non sono affatto scollegate l'una dall'altra. Sì... lo Stato ha stanziato 434 milioni di euro per il credito d'imposta sul gasolio degli autotrasportatori, ma quelle risorse non sono ancora arrivate alle imprese. Ed ancora, Salvini ha promesso 480 milioni, ha convocato un tavolo, ha chiesto la rimozione dei blocchi, ma i sindacati e le associazioni parlano di "approssimazione e superficialità" e chiedono un intervento diretto della Presidente del Consiglio e così, mentre il governo discute, i giovani agricoltori stanno per chiudere, i giovani camionisti rischiano di fallire, e i giovani laureati continuano a non poter comprare casa, né pagarsi un affitto.

La verità è che l'Italia ha un problema di fondo che nessun decreto emergenziale risolve: un paese che non sostiene chi produce, chi studia, chi lavora, e che invece continua a proteggere rendite, caste e posizioni acquisite! 

Le mie proposte sugli appartamenti chiusi, sugli affitti alti, sui concorsi puliti, sui crediti per gli studenti, vanno esattamente nella direzione opposta: mettere lo Stato al servizio di chi ha bisogno, e non di chi ha già. E le proteste di queste ore lo dimostrano: non è un problema di destra o di sinistra, è un problema di dignità!

Perché un autotrasportatore che blocca un'autostrada non lo fa per ideologia: lo fa perché con il gasolio a questi prezzi non riesce più a lavorare. Un agricoltore che ara una rotatoria in segno di protesta non lo fa per politica: lo fa perché il suo raccolto non copre i costi. E un giovane che rinuncia a studiare o a trasferirsi per lavoro non lo fa per scelta: lo fa perché nessuno gli ha dato gli strumenti per farlo. 

Ed è qui che il mio "desiderio" smette di essere utopia e diventa, semplicemente, buonsenso.

Perché un paese che non sostiene chi studia, chi produce e chi lavora è un paese che ha smesso di credere nel proprio futuro, e nessuna emergenza, per quanto drammatica, può essere risolta se prima non si ha il coraggio di mettere in discussione le rendite, le caste e le posizioni acquisite che da decenni bloccano ogni cambiamento.

Le proteste di queste ore ce lo gridano con una chiarezza che non ammette interpretazioni: non è un problema di destra o di sinistra, è un problema di dignità. E la dignità non si compra con un decreto emergenziale, né si costruisce con un credito d'imposta che arriva in ritardo. Si costruisce con scelte coraggiose, fatte prima che la rabbia diventi esplosione, e con una classe politica capace di guardare oltre il proprio tornaconto.

Ed è proprio qui che si innesta il discorso che affronterò nella quarta parte. Perché tutte le proposte che ho descritto - i crediti per gli studenti, le case da liberare, i concorsi puliti, il sostegno a chi lavora e produce - restano parole vuote se non c'è qualcuno capace di trasformarle in realtà. 

E quel qualcuno, per la coalizione di centrosinistra, ha un nome che finora non ho fatto. Ne parlerò domani, perché la scelta del leader non è un dettaglio organizzativo: è la condizione senza la quale tutto il resto, programma compreso, resta una lettera morta!

Intanto, continuate a seguirmi...

Sì... perché il futuro di questo paese non si costruisce con un post, ma con le idee che quel post riesce a mettere in circolo!


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