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mercoledì 16 settembre 2026

Incredibile come si può attaccare "WIKIMAFIA". Un movimento culturale e morale che coinvolge tutti, specialmente le giovani generazioni; sì... le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità!

Leggo con sgomento, e con un misto di amarezza e stupore, la nota diffusa in queste ore da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie - realtà a cui sono associato e che seguo con convinzione.

Non si tratta di un comunicato qualsiasi, ma della risposta composta e ferma a una serie di attacchi gratuiti e infondati che hanno colpito il lavoro di tante ragazze e ragazzi che, da oltre un decennio, provano a tenere alta la guardia sul fenomeno mafioso.

Tra gli attacchi più eclatanti, viene citato un commento del consigliere comunale di Milano, che ha definito WikiMafia "un delirio di repressi".

A questo si aggiunge l'accusa di una deputata di centrodestra, secondo cui l'associazione non si occuperebbe veramente di mafia.

Comprenderete come queste sono parole che pesano, soprattutto perché arrivano da chi dovrebbe conoscere il valore della divulgazione rigorosa e del lavoro sul campo.

WikiMafia, però, non è nata ieri...

Dal 2012 porta avanti la propria missione fondativa: diffondere conoscenza e consapevolezza sul fenomeno mafioso, farlo in maniera rigorosa, attenendosi ai fatti, contribuendo alla crescita civile del Paese. E lo fa anche attraverso un uso estensivo dei social media, che nel tempo l'ha resa una delle prime realtà divulgative antimafia in Italia.

Il successo di questo lavoro non è casuale. Basti pensare che, sul solo profilo Instagram, WikiMafia raggiunge complessivamente ben 16 milioni di visualizzazioni mensili. Un risultato che nasce anzitutto da una verifica meticolosa delle fonti, mutuata dall'ambito universitario, dove la maggior parte di loro ha appreso dal professor Nando dalla Chiesa la capacità di coniugare il rigore scientifico accademico all'antimafia sociale, fatta di iniziative concrete e non di facciata.

D'altronde, la bontà di questo lavoro è stata riconosciuta anche in Tribunale.

In più di un processo di mafia, l'ultimo dei quali è il processo Hydra, WikiMafia è stata ammessa parte civile proprio in virtù dei quasi 200 eventi organizzati in quasi 14 anni di attività.

A questi si aggiungono 31 campagne, decine di percorsi di educazione alla legalità, tornei sportivi e una quotidiana attività di informazione sui social. Il tutto portato avanti come volontari, nel tempo libero, senza percepire alcuno stipendio. A differenza, va detto, di chi ha scatenato questa indegna macchina del fango contro di loro e di noi tutti associati.

Il comunicato di Wikimafia, in grandi linee, riporta quanto segue:

Attacchi, in realtà, ne abbiamo sempre ricevuti. Da chi non gradiva il nostro lavoro, da chi si sentiva chiamato in causa. Ma questi si sono intensificati circa un mese dopo l'esito del referendum, nel quale ci siamo attivamente schierati per il NO. E sono partiti dalla pagina - Siete dei Poveri Comunisti - ( che strano... il sottoscritto - quando ancora votava per qualcuno degno del mio voto - non ha mai dato la propria preferenza ai partiti di sinistra... ) che un'inchiesta ha svelato essere gestita dal responsabile della comunicazione di un partito di centrodestra.

L'accusa infamante e falsa è di essere una succursale dei partiti di centrosinistra, per i quali useremmo l'antimafia per fare propaganda partitica. Tuttavia, la nostra equidistanza dai partiti politici è ben testimoniata anche dai nostri approfondimenti sui programmi elettorali.

Negli ultimi quattro anni non abbiamo risparmiato nessuno, e questo ci ha attirato anche antipatie in una parte del centrosinistra. Basti pensare che, in occasione delle elezioni regionali in Puglia dello scorso anno, avevamo giudicato migliore sul fronte antimafia il programma del candidato di centrodestra, biasimando l'attuale Presidente per non aver dedicato nemmeno una riga di programma al tema. Per non parlare poi delle critiche alla Giunta di Milano sul fronte dell'urbanistica, dove abbiamo parlato apertamente, e ben prima delle inchieste giudiziarie, di "questione morale".

Considerata la quantità di insulti gratuiti e palesi falsità scritte sul nostro conto, tra le quali anche l'accusa di essere dei mafiosi dell'antimafia, abbiamo dato mandato al nostro legale, l'avvocato Marco Griguolo, di procedere in sede penale e civile nei confronti degli autori dei commenti più infamanti, per tutelare l'onorabilità della nostra realtà.

Per quanto riguarda invece la chiara regia di partito dietro l'attivazione di questa macchina del fango, vogliamo rassicurare Lor Signori che così come non ci facciamo intimidire nelle aule di Tribunale da mafiosi di alto rango, che peraltro sono debitori nei nostri confronti, in via provvisoria, di oltre 100mila euro (che non vedremo mai, perché si dichiarano nullatenenti), allo stesso modo non smetteremo di fare quello che facciamo e come lo facciamo per un paio di post sui social.

Anzi, continueremo a denunciare tutto quello che non va, a partire dalle iniziative governative dannose per la lotta alla mafia e alla corruzione...

Lo faremo tra l'altro proprio in virtù di quello che diceva Paolo Borsellino, per il quale la lotta alla mafia doveva essere anzitutto "un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità".

Perché attaccare WikiMafia non è attaccare una sigla, un profilo, una pagina. È attaccare un movimento culturale e morale che coinvolge tutti. E c'è qualcosa di profondamente inquietante in chi prova a screditare un lavoro fatto di volontariato, di studio, di rigore, di presenza nelle aule di Tribunale e nelle piazze.

Sì... perché il messaggio che passa è sempre lo stesso: chi si sporca le mani per la verità diventa un bersaglio. E allora la domanda non è più solo "come si può attaccare WikiMafia?", ma "a chi giova tutto questo?".

Perché la complicità non è solo quella di chi commette un reato, ma soprattutto quella di chi tace, di chi minimizza, di chi lascia che il fango arrivi addosso a chi, ogni giorno, prova a tenere accesa una luce e quella luce, per fortuna, non si spegne con un post, perché altri mille e mille ancora, verranno scritti per far emergere l'unica verità, quella che in tanti vorrebbero tener celata.

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