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sabato 18 luglio 2026

Banche, profitti e signoraggio: quando chi crea denaro decide anche come usarlo.

Visto quanto avevo scritto qualche giorno fa sulle banche, oggi vorrei approfondire un aspetto che raramente viene affrontato con la schiettezza che meriterebbe: il potere che le banche commerciali hanno di creare denaro dal nulla, e di trarre profitto da questa capacità quasi divina.

Perché sì, quando una banca concede un mutuo o un prestito, non sta prestando i soldi di qualcun altro, bensì sta creando dal nulla nuova moneta, che compare sotto forma di deposito sul conto del mutuatario. È un'operazione che avviene con un semplice giro di scritture contabili, senza che nessun risparmiatore abbia dovuto rinunciare a un euro.

Questo potere si chiama "signoraggio", ed è storicamente appartenuto ai governi e alle banche centrali. Si tratta del diritto di coniare moneta, di trarre risorse reali dall'economia attraverso il monopolio della creazione monetaria. Quando lo stato emette banconote, la differenza tra il valore nominale e il costo di produzione costituisce un guadagno che viene poi utilizzato per finanziare la spesa pubblica.

E cosa centra con le banche commerciali? Loro fanno esattamente la stessa cosa, solo in modo meno visibile. Creano denaro sotto forma di depositi, e su quel denaro che hanno creato con un un clic, applicano interessi. Interessi che non remunerano alcun risparmio preesistente, ma che costituiscono puro signoraggio bancario.

Un interessante studio sull'argomento, ha calcolato che nel solo Regno Unito, il signoraggio bancario ha rappresentato in media più del dieci per cento delle entrate fiscali del paese. Una cifra enorme, che fa capire quanto sia rilevante questa forma di tassazione occulta, di cui i cittadini non hanno quasi mai piena coscienza.

Il punto è che le banche hanno imparato a massimizzare questo signoraggio attraverso tre leve fondamentali. La prima è la capacità di attrarre depositi a basso costo, grazie alla liquidità che offrono e alla fiducia del pubblico. La seconda è la scala operativa: più una banca è grande, più riesce a economizzare sull'uso delle riserve necessarie per regolare i pagamenti. La terza è il potere di mercato, quel quasi-monopolio che consente loro di imporre tassi e condizioni senza temere realmente la concorrenza.

Ecco perché un sistema bancario concentrato, con poche grandi banche che dominano il mercato, è così redditizio. Non perché offra servizi migliori, ma perché può estrarre maggiori rendite da un potere che le norme e le regole del sistema contribuiscono a preservare.

La rivoluzione digitale ha ulteriormente accentuato questo squilibrio. I clienti oggi fanno da soli, tramite home banking, operazioni che un tempo richiedevano personale e filiali. Eppure pagano, e spesso pagano di più, per un servizio che in gran parte si autoalimenta. Si potrebbe dire che fanno il lavoro dei dipendenti bancari stando comodamente a casa, ma pagando la banca per questo privilegio. Una situazione paradossale che merita almeno una riflessione.

Qualcuno potrebbe obiettare che le banche sostengono costi e rischi, che devono mantenere riserve e rispettare regole severe. È vero, ma queste regole vengono spesso aggirate o indebolite, come dimostrano i salvataggi pubblici che hanno puntualmente ripagato le banche in difficoltà, trasferendo poi i costi sui contribuenti.

Forse, invece di limitarci a indignarci per i profitti record, dovremmo interrogarci sulla natura stessa di questi profitti. Se le banche creano denaro, e su quel denaro guadagnano interessi, stanno di fatto sottraendo risorse all'economia reale per alimentare la propria crescita. È questa la domanda che dovremmo porci, con la stessa urgenza con cui ci interroghiamo sulle politiche fiscali o sulla spesa pubblica.

Ecco perché la risposta, per quanto complessa, meriterebbe di essere cercata, perché il denaro è troppo importante per lasciare che il suo controllo e il suo frutto restino nelle mani di pochi, senza che il resto di noi abbia voce in capitolo!

Ed allora cosa possiamo fare? Io alcune soluzioni pronte le ho preparate:

1. Riprendere il controllo della creazione monetaria affidandola esclusivamente alla Banca Centrale o al Tesoro. Le banche commerciali diventerebbero semplici intermediari, non creatori di moneta. Il signoraggio tornerebbe allo Stato e verrebbe usato per finanziare servizi pubblici o ridurre le tasse.

2. Creare valute locali o digitali (es. complementari) che non passano attraverso le banche commerciali e che circolano all'interno di comunità ristrette, sottraendo potere al sistema bancario tradizionale.

3. Una soluzione tecnologica come Bitcoin e criptovalute decentralizzate che toglie alle banche il monopolio della creazione monetaria. L'offerta è limitata da protocolli matematici, non da decisioni discrezionali di banche centrali o commerciali.

4. Trasformare le banche in enti senza scopo di lucro o a partecipazione pubblica, dove il signoraggio viene redistribuito ai cittadini o reinvestito nell'economia reale.

5. Obbligare le banche alla trasparenza, ad esempio a rendicontare pubblicamente quanto denaro creano e su quali basi, con audit indipendenti. Creare organi di controllo dove cittadini e associazioni abbiano voce e partecipazione democratica, non solo gli azionisti.

6. Applicare una tassa sul signoraggio bancario, sì... sulla creazione di moneta da parte delle banche, in modo da redistribuire almeno una parte del profitto verso la collettività.

7. Pensare ad una educazione finanziaria e quindi ad una consapevolezza diffusa: Più i cittadini capiscono come funziona il sistema, più possono fare scelte consapevoli: spostare i propri risparmi verso banche etiche, sostenere iniziative di finanza alternativa, premere politicamente per riforme.

Certo so bene che nessuna soluzione è perfetta o quantomeno immediata, ma se non s'inizia non si arriva da nessuna parte. Ecco perché intanto io faccio il primo passo: parlarne, diffondere consapevolezza, porre le domande giuste è importante, perché si sa... senza consapevolezza collettiva, nessuna riforma sarà mai possibile!



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