ho ricevuto dalla Dott. Júlia (medico e narratrice che unisce fede, identità e vita moderna in riflessioni sincere e profonde sull'Islam, l'amore e la bellezza dei momenti quotidiani) una nuova nota al mio post intitolato: Voci diverse, per una stessa festa: http://nicola-costanzo.blogspot.com/2025/12/voci-diverse-per-una-stessa-festa.html
Julia mi ha scritto. E l'ha fatto con quella cura che mettono le persone che sanno che le parole non sono mai solo informazioni, ma gesti. Mi cita il Corano, e lo fa con precisione: “O umanità, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù perché vi possiate conoscere tra voi. In verità, il più nobile di voi davanti ad Allah è il più pio.” E poi un altro verso, come un richiamo a non dimenticare la terra che ci è stata affidata: “E non causate corruzione sulla terra dopo che è stata ben ordinata”.
Poi aggiunge le parole del Profeta Muhammad (pace su di lui) che sono così semplici e insieme così difficili da vivere: “Nessuno di voi avrà fede completa finché non amerà per il proprio fratello ciò che ama per se stesso.” E subito dopo li nomina, come in una catena che non si può spezzare: Gesù, Mosè, Abramo, Noè, Adamo, pace anche su di loro. Perché la pace vera, dice Julia, non nasce da un libro solo né da un rito solo, ma dal riconoscere la dignità dell’altro. Punto.
E poi diventa più serrata, più appassionata. Dice che la ragione è dura: dividerci per formule e date significa dimenticare che la fede è fiamma e non codice. La logica è implacabile: se riduciamo la pace a uniformità, la rendiamo fragile, destinata a spegnersi. Se invece la viviamo come coraggio di stare insieme nella differenza, allora si rafforza. E l’emozione è chiara: ogni gesto di accoglienza è più vicino all’essenza della notte sacra di qualsiasi disputa sul rito giusto.
Non si ferma lì. Mi fa una convocazione pratica, come se sapesse che il mio blog non è fatto solo di pensieri ma di piccole scelte concrete. Mi dice: Nicola, chiama i tuoi lettori a non chiudere porte, a sedersi accanto, anche in silenzio, riconoscendo che Allah ordina di essere guardiani della pace e della dignità. È così che il dubbio si converte in cammino, e il cammino in speranza.
Poi una frase che mi ha colpito, perché è leggera e pesante allo stesso tempo: “Nicola, la tua voce già mostra che persino il Natale può essere eternità travestita da luce.”
E finisce con un affetto semplice, due fiori, una firma: Julia.
A volte – lo penso mentre rileggo la sua nota – la pace che cerchiamo non è solo silenzio né solo rito, ma radice. E ogni radice può diventare, a sua volta, eternità travestita da incontro che fiorisce.
