Ed allora mi chiedevo - e chiedo a ciascuno di voi, miei conterranei - se non sia giunto il momento di smettere di raccontarci la favola che le cose vadano male per una sorta di fatalità o per l'inclemenza del destino.
No, io non posso più accettarlo! Già... dopo aver visto per oltre trent'anni ciò che accade quotidianamente, ho conferma che la realtà sia molto più terrena e purtroppo, ahimè più amara...
Innanzitutto dovrei iniziare parlando della giustizia, la stessa che se soltanto applicasse le regole scritte per come riportate, quelle "nero su bianco", senza togliere righe, paragrafi, ma soprattutto senza svendersi - per come purtroppo accade con una frequenza che offende l'intelligenza di ogni cittadino onesto - beh... sono certo di poiter affermare che il nostro panorama politico, dirigenziale, imprenditoriale, sarebbe certamente diverso da quello presente, e consentitemi... per la maggior parte di noi "irriconoscibile".
Ed invece, assistiamo quotidianamente a uno spettacolo desolante, dove la legge è diventata un optional e la moralità un lusso che solo pochi possono permettersi.
E così, mentre la polvere si deposita sulle scrivanie dei nostri "pubblici uffici", ecco emergere figure che non dovrebbero neppure essere contemplate in quel che definiamo "imprenditoria legale". parliamo di individui che, forti di appoggi politici saldi e di quella manciata di soggetti (pubblici e non solo...) profumatamente pagati per chiudere un occhio, si muovono come padroni assoluti della nostra isola.
Non parlerei di semplice malaffare, qui il salto è qualitativo: siamo di fronte a veri e propri pupari, burattinai che manovrano le fila della politica e dell'economia con una destrezza che farebbe invidia a un artista di strada, se non fosse che il loro teatro è fatto di vite reali, di imprese distrutte e di sogni infranti.
Il loro obiettivo non è competere, ma annientare, creare difficoltà al mercato libero, bloccare le attività di quelle imprese che potrebbero rappresentare una minaccia o, peggio ancora, che si ostinano a giocare secondo le regole civili, per poi prenderne il posto in quei loro appalti o, in molti casi, per gioire della loro chiusura definitiva. È una partita a somma zero, giocata con le carte truccate, dove chi vince è chi ha il miglior avvocato o il politico più compiacente, e non chi produce valore, innovazione, lavoro, investimento, crescita, futuro.
E qui, amici miei, dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, e di andare pesanti perché se ne è parlato troppo poco e sempre a bassa voce. Stiamo parlando di quella stessa cultura mafiosa che in due secoli ha dissanguato il nostro territorio, che ha trasformato la Sicilia in un laboratorio di sopraffazione, dove la ricchezza non si crea, ma si estrae con la forza, dove il rispetto non si guadagna... ma si impone!
È un cancro che muta forma ma non sostanza, che oggi si annida negli appalti, nelle forniture, nei trasporti, ed è grazie alle pieghe corrotte di una certa burocrazia, che interviene costantemente per corrompere il sistema dall'interno.
E così quella stessa burocrazia che dovrebbe essere lo scheletro dello Stato, diventa uno strumento di manipolazione: le regole, create per garantire equità, si trasformano in trappole mortali per chi è onesto o quantomeno cerca in tutti i modi di esserlo.
Si alzano barriere all'ingresso con requisiti talmente complessi da scoraggiare anche il più intraprendente dei nuovi imprenditori, si pilotano gli appalti con bandi su misura per pochi eletti, si velocizzano con una rapidità sospetta le pratiche di chi paga, mentre le imprese oneste restano impantanate in un limbo burocratico.
E, come se non bastasse, si scatena un'offensiva di ispezioni e sanzioni mirate, limitazioni strumentali e un uso distorto dei controlli per intimidire, danneggiare e mettere in ginocchio i concorrenti sgraditi, mentre le informazioni privilegiate viaggiano veloci nei salotti giusti, regalando a pochi privilegiati il vantaggio di conoscere i piani urbanistici o normativi prima ancora che diventino pubblici. Le conseguenze di questo marcio sono sotto gli occhi di tutti, ma molti come sempre accade - in questa terra di pupi e omertosi - fanno finta di non vedere.
L'inefficienza dei servizi è la regola, perché senza vera concorrenza non c'è alcun incentivo a migliorare la qualità; già... si può sopravvivere e prosperare anche facendo schifo, purché si abbia il protettore giusto. I costi, poi, lievitano in modo osceno, perché le tangenti vanno pagate e finiscono per essere scaricate sulle spalle dei consumatori finali, quelli che alla fine della filiera non hanno alcuna colpa se non quella di volere un servizio.
E tralasciamo qualsivoglia speranza legata a investitori stranieri, quelli che potrebbero portare aria nuova e capitali freschi. Beh, loro guardano, annusano l'aria e, giustamente, scappano a gambe levate, perché nessuno vuole mettere i propri soldi in un mercato dove le regole del gioco cambiano in base alle amicizie politiche.
E così... l'innovazione, che dovrebbe essere il motore del futuro, si blocca in un ingranaggio arrugginito: qui a vincere non è la migliore società o il prodotto più avanzato, ma l'azienda che ha il rapporto più stretto con il politico di turno, un sistema che premia la mediocrità e punisce la competenza, un cortocircuito che spegne ogni speranza di riscatto e soprattutto annulla ogni "principio di Legalità".
Ma io - a differenza di molti - non sono qui per piangere, perché rassegnarsi sarebbe l'ultimo atto di resa a questa cultura mafiosa. Esistono le leggi che tutelano da questi abusi, vi sono ancora magistrati che fanno il loro dovere con passione ed è a loro che rivolgerò i miei dubbi su talune vicende. Proverò a evidenziare come talune norme improvvisate, senza alcun rispetto delle attuali normative, vengono portate avanti in quanto terreno di caccia preferito di molti funzionari disonesti, che sfruttano quella loro posizione per determinare offensivi margini di discrezionalità da sfruttare senza scrupoli.
D'altronde ciò che accade ad alcuni, non avviene per analoghe richieste, procedure, etc... effettuate dai loro amici, il tutto ben evidenziato nei dati presentati e verificabile con un qualsivoglia accesso agli atti, per scoprire e rendersi conto del monitoraggio di ogni contratto, di ogni tempo di attesa, di ogni autorizzazione, basta poco per vedere con i propri occhi dove si annidano le storture.
E infine, bisogna effettuare quella rotazione del personale, uno spostamento periodico dei dirigenti nei settori a più alto rischio, per provare a spezzare quei legami che con il tempo diventano troppo stretti, troppo comodi, troppo pericolosi. Ecco, questo è il quadro che vedo, e che nel corso della mia vita non ho potuto fare finta di non vedere.
Certo, la "strada" è in salita, ma dobbiamo smettere di considerarci sudditi e riscoprirci cittadini, esigendo che la legge sia uguale per tutti, a partire da quelli che ci governano e da quelli che fanno affari con le nostre tasche. Perché se c'è una cosa che ho imparato in tutti questi anni, è che l'isola non è dei padroni, ma di chi la vive e la ama davvero.
Ah... nel frattempo consiglio a quel qualcuno che pensa ancora di fare il furbo o di potersi comprare chiunque, che forse è meglio che inizi a modificare quel percorso intrapreso: già... prima di farsi realmente male!
