Buongiorno,
stamani vorrei affrontare con voi un tema delicato, che tocca il cuore del rapporto tra chi ci governa e le istituzioni che dovrebbero servire tutti.
Parlo delle raccomandazioni politiche verso i figli delle nostre alte cariche dello Stato.
E lo faccio partendo da un'immagine che ho preparato e che, credo, racconti meglio di tante parole la condizione in cui versa il nostro Paese.
Una bandiera oltraggiata, attraversata dai tagli del grande maestro Lucio Fontana su ciascun colore.
Tre colori che per chi non lo sapesse rappresentano la speranza, il verde; la purezza e la fede, il bianco; il sangue versato per l'indipendenza e l'unità d'Italia e, in chiave più astratta, la passione civile e il sacrificio, il rosso.
Eppure, c'è chi di quei colori non ne ha mai capito il senso, perché ha sempre vissuto in una dimensione diversa, fatta di sfumature.
Un mondo di mezzo in cui le cose non sono mai totalmente giuste o sbagliate, perché per loro le azioni, le persone e soprattutto le decisioni prese sono rappresentate da quell'unica tonalità, grigia, sempre diversa, mai uguale, mai con lo stesso valore.
Sì... attraversano tutte le sfumature del grigio, difficilmente si soffermano su quelle più chiare, vicine al bene o all'onestà. Viceversa, prediligono quelle verso le zone più scure, quelle della disonestà e dell'illegalità.
Ecco perché ho intitolato il post: basta raccomandazioni ai figli, diamo un taglio a questa politica indegna.
Aggiungo quindi oggi, alla nota che avevo scritto ieri, riportando la frase dell'ex presidente Pertini sulla dignità della persona, una riflessione che mi sembra necessaria.
La nomina di cui ho ascoltato sul web (Link), pur rispettando le procedure di legge, solleva un problema di opportunità istituzionale che non può essere liquidato come una semplice polemica politica.
Come osserva Stefano Baudino in un articolo su L'Indipendente (Link) che qui riassumo: quando alla guida di un ente pubblico con funzioni sensibili giunge il figlio di una delle più alte cariche dello Stato, il tema non è tanto la legittimità formale, quanto il rischio di conflitto d'interessi e la percezione di imparzialità.
L'ACI interagisce quotidianamente con dicasteri, Regioni, apparati pubblici e società controllate. In questo contesto, anche solo il sospetto di un'influenza indiretta può indebolire la credibilità delle decisioni su nomine, affidamenti e gestione delle risorse.
E poi c'è la questione delle cifre. La maxi-retribuzione prevista, a cui si sommano altre indennità, non è che l'emblema di logiche che sembrano stridere con le retoriche sulla meritocrazia.
Ma il punto vero non è il singolo caso, né il singolo nome. Il punto è che quando un incarico pubblico diventa un affare di famiglia, il principio stesso su cui si regge la fiducia dei cittadini si incrina.
E allora la domanda che dovremmo farci non è se tutto questo sia formalmente consentito, ma se sia ancora decente.
Il problema, però, non è questo singolo episodio, perché ve ne sono a migliaia di episodi eguali.
D'altronde sono cinquant'anni che l'Italia va avanti così, e la maggior parte dei miei connazionali non si è mai scandalizzata, ribellata o ancor più scesa in piazza per protestare.
Già... come fanno in queste ore gli studenti in Francia o i cittadini in Spagna, capaci, con le loro proteste, di far dimettere il Premier spagnolo Pedro Sánchez.
No, da noi nulla di tutto ciò, solo chiacchiere inutili, proclami e i soliti post su TikTok, Instagram e via dicendo...
Ma poi, quando si tratta di metterci la faccia, il proprio nome e cognome, denunciare quel sistema corrotto, colluso, criminale, non si vede mai nessuno.
Sì, perché la maggior parte di loro è impegnata proprio lì, all'interno di quelle segreterie politiche, a supplicare una raccomandazione, per sé o per i propri cari, figli o familiari.
Per favore, quindi, lasciamo stare queste buffonate...
Tanto si sa, da noi non cambierà mai nulla, perché alla maggior parte dei miei connazionali sta bene così.
Grazie per aver letto fino a qui e se c'è qualcuno capace ancora d'indignarsi, vi aspetto nei commenti, ma per favore, con il vostro nome e cognome.