E così dopo il battesimo, Yeshua non tornò più nel deserto, ma rimase nei pressi del Giordano, dove Giovanni aveva radunato una piccola folla di discepoli ma soprattutto di curiosi... e lì, quasi senza volerlo, iniziò a parlare.
All'inizio erano poche parole, poi sempre di più. Le stesse cose che aveva meditato nel deserto: la giustizia, la misericordia, il regno di Dio che non è un luogo ma un modo di vivere, la purezza che non sta nel sangue, ma nel cuore.
La gente lo ascoltava. Non perché facesse miracoli o prodigi, ma perché parlava con un'autorità che i dotti non avevano. Parlava come se le Scritture le avesse vissute sulla propria pelle e forse, in un certo senso, era così.
E fu in quei giorni che Yeshua, camminando e predicando tra un villaggio e l'altro, ebbe modo di osservare da vicino ciò che la cultura romana aveva portato in Galilea. Aveva visto Sefforis, la splendida città che Erode Antipa aveva ricostruito e reso un gioiello di architettura ellenistica. Aveva visto Tiberiade, sorta sulle rive del lago, con i suoi palazzi, i suoi bagni, le sue strade lastricate. E in quelle città, lussuose e raffinate, Yeshua aveva visto anche l'altra faccia della medaglia: la gente che viveva ai margini, i poveri, gli esclusi, coloro che quei palazzi li guardavano solo da lontano.
Quelle città erano il simbolo di tutto ciò che Yeshua disprezzava in Erode Antipa: la ricchezza ostentata, il potere che opprime, la cultura romana che calpestava la tradizione ebraica. Non parlava mai apertamente di politica, ma ogni sua parola era un colpo a quel sistema. Erode Antipa, nelle sue prediche, veniva definito - a voce bassa e davanti ai discepoli più fidati - come una "volpe". Astuto, crudele, senza scrupoli. E Yeshua, quando anni dopo sarebbe stato condotto davanti a lui, la mattina della sua condanna, avrebbe rifiutato di aprir bocca. Non una parola. Solo un silenzio profondo, sprezzante, che valeva più di mille accuse. Perché in quell'uomo che si era tanto imbevuto della cultura romana, Yeshua vedeva l'essenza della malvagità. Il potere che aveva oppresso il popolo per anni, nella più totale ingiustizia.
Sono certo che Yeshua avesse preso - negli anni - nota di quanto accadeva intorno a lui. E negli anni che seguirono, cominciò a concretizzarsi un piano che avrebbe portato alla rovina di tutto quello che Roma rappresentava. Ma non un piano politico, non una rivolta armata. Un piano spirituale: il messaggio di amore, di giustizia, di uguaglianza. Un messaggio che Roma non avrebbe mai potuto sconfiggere perché non combatteva con le armi, ma con le parole. Con la coscienza. Con la fiamma che si accendeva nel cuore di chi ascoltava.
Ma Yeshua sapeva che non poteva restare solo. Il messaggio era troppo grande per una sola voce. E così, un giorno, mentre camminava lungo il lago di Galilea, vide due fratelli, Simone e Andrea, che gettavano le reti nelle acque. Li guardò e disse: "Venite dietro a me, e vi farò pescatori di uomini".
Simone era un uomo di poche parole e molte incertezze, un pescatore che conosceva il vento e le onde ma che di teologia sapeva ben poco. Andrea era più riflessivo, più incline ad ascoltare. Entrambi lasciarono le reti e lo seguirono. Non sapevano dove li avrebbe portati. Non sapevano cosa avrebbero trovato. Ma qualcosa in quell'uomo li aveva convinti.
Poi, poco oltre, vide altri due: Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che riparavano le reti con il padre. Li chiamò. E anche loro lasciarono tutto.
E così, giorno dopo giorno, scelse altri otto: Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo, e Giuda Iscariota. Dodici, come le tribù di Israele. Dodici, come un nuovo popolo, un nuovo inizio.
Non erano dotti, non erano ricchi, non erano potenti. Erano pescatori, esattori delle tasse, uomini comuni con le loro paure, le loro ambizioni, i loro dubbi. Uno di loro, Matteo, era un pubblicano, un traditore agli occhi dei suoi stessi connazionali, perché raccoglieva le tasse per i romani. Eppure Yeshua lo aveva chiamato. Perché il suo messaggio non era per i giusti, ma per coloro che sapevano di non esserlo.
Simone, Pietro, era impulsivo, parlava prima di pensare, e un giorno, quando gli sarebbe stato chiesto, avrebbe negato di conoscere il suo maestro. Tommaso avrebbe dubitato fino a chiedere di toccare le ferite. Giuda, il tesoriere, avrebbe venduto per trenta monete d'argento. Ma Yeshua li scelse lo stesso. Non perché fossero perfetti, ma perché erano umani. E l'umanità era il suo alfabeto...
