Ecco perché nell'inviare questa mail, ho voluto allegare alcuni screenshot, presi direttamente dal web, perché in ciascuno di essi, potrà leggere il disagio di chi ha cercato semplicemente di trascorrere un po' del proprio tempo in maniera spensierata, pur sperando - giocando - di realizzare un piccolo gruzzoletto.
Ovviamente avrà compreso che se le scrivo, è perché rappresento uno dei tanti giocatori che, per anni, ha trascorso il suo tempo online, convinto del fatto che la legge (quantomeno quella nazionale) fosse dalla mia parte. E invece no. Quello che ho visto con i miei occhi, e che quegli screenshot mostrano chiaramente, è che queste case di gioco online non vengono controllate dai nostri apparati statali in modo efficace.
Glielo dico senza giri di parole: la percentuale che dovrebbe restare allo Stato e all’operatore, quella famosa soglia massima del dieci per cento, viene abitualmente superata di gran lunga. Il risultato? La maggior parte dei giocatori, me compreso, si ritrova in mutande. E non è sfortuna, ma per colpa di un sistema che nessuno vigila.
Lo so che sulla carta le cose sembrano diverse. La legge italiana stabilisce difatti che sulle slot machine online il ritorno per il giocatore non può essere inferiore al novanta per cento. Un dieci per cento massimo, quindi, tra casa da gioco e fisco. Per le scommesse sportive si parla di payout tra novanta e novantacinque, con un margine per il concessionario che oscilla tra il cinque e il dieci.
Sembrerebbe persino generoso, no? Eppure, nella pratica, quando cominci a giocare e vedi il conto che si assottiglia in poche mani, quando le vincite possibili diventano un miraggio, allora capisci che quel dieci per cento è stato ampiamente superato. Magari è diventato venti, forse trenta. Ma chi lo controlla? Chi controlla davvero, giorno dopo giorno, partita dopo partita? Le rispondo: Nessuno!
Le faccio un esempio concreto. La normativa dice anche che ogni gioco deve avere un RTP certificato da laboratori accreditati, che il generatore di numeri casuali deve rispettare i limiti di legge. Ma quella certificazione, caro Sig. Costanzo, è un’istantanea!
È ad esempio, come fare il tagliando a una macchina e poi lasciarla correre per due anni senza mai più guardare il motore. Nel frattempo, l’operatore può tranquillamente spingere il margine reale ben oltre quello dichiarato, tanto nessuno controllerà mai ogni singola sessione di gioco. E i giocatori restano lì, a chiedersi perché la fortuna non arriva mai.
Le invio quegli screenshot perché lei stesso veda con i propri occhi cosa si trova in rete: forum, testimonianze, confronti tra payout teorici e perdite reali. Numeri che fanno rabbrividire. E non parlo di complotti, parlo di un buco nero nella vigilanza.
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli fa quello che può, la Gdf ha di fatto risorse limitate e le piattaforme sono tante, troppe. Il risultato è che l’unico controllo vero è l’autodichiarazione degli operatori. Una cosa assurda, se ci pensa.
So che è arrivata la nuova concessione del gioco online, quella che chiamano GAD. Hanno messo limiti di deposito, autoesclusioni, monitoraggio dei comportamenti, messaggi di avviso. Roba bella, ma sulla carta. Ed allora le chiedo: a cosa servono i limiti di deposito se la casa trattiene non il dieci, ma il venti per cento? Il problema non è quanto deposito, ma quanto sono certo di perdere ogni volta che gioco. E se nessuno controlla che il margine reale resti entro il dieci per cento, allora bisogna ammettere che tutte quelle tutele diventano una facciata. Un modo per far sentire il giocatore protetto, mentre in realtà resta in mutande come prima.
Per questo mi rivolgo a lei, Sig. Costanzo, perché lei, nel suo Blog, ha sempre avuto il coraggio di dire le cose come stanno, nel rispetto della legalità ma anche nel rispetto della verità. E la verità, qui, è che servono controlli seri, indipendenti, continui. Servono soprattutto sanzioni esemplari per chi supera quel benedetto dieci per cento.
Servono ispezioni a sorpresa, non solo certificazioni una tantum. Altrimenti, è ovvio, il gioco online resta un modo elegante per spennare la gente con la benedizione dello Stato, o quantomeno, con la sua disattenzione e in questa sede non voglio neppure pensare alla eventuale complicità di molti suoi infedeli dipendenti.
Le ho scritto a lungo, lo so, ma sentivo di doverglielo dire, perché lei è uno di quelli che non gira la faccia dall’altra parte. E quegli screenshot, glieli lascio, sono solo un assaggio. Il resto lo vede tutti i giorni, se guarda dentro le storie di chi perde, non per caso, ma per assenza di controllo. Grazie per avermi ascoltato.
Ps. Vorrei altresì aggiungere che il mio lettore mi ha anche inviato alcuni nomi di quelle società presenti nei siti web (sospetti) e di cui ha verificato come tra esse, alcune abbiano - ancora oggi, sede legale in noti paradisi fiscali, quali: Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini, Macao, Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Dominica, Fiji, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi e Vanuatu.
Ma non solo, ho voluto riportare questa mail, perché conosco, per esperienza diretta, quel sistema di gioco, in quanto un mio caro amico, ne era fortemente appassionato. Devo altresì aggiungere che, nel mio caso specifico, le perdite sono state limitate e possono esser riassunte in poche centinaia di euro, certamente molto meno di quelle giocate da ragazzo, quando ogni tanto mi divertivo a giocare in alcuni noti casinò d’Europa.
Ma chi mi conosce, sa bene quanto il sottoscritto non sia mai stato fortunato al gioco anzi tutt'altro e chissà se forse in quegli anni, proprio per sdrammatizzare le sconfitte al gioco, non mi sia "consolato" con quel proverbio che dice: "ciò che perdi al tavolo verde, lo ritroverai tra le lenzuola" e quindi nell'amore. Scherzo ovviamente... ma se qualcuno ha avuto esperienze amare come quelle del mio lettore sopra, beh... sarei felice di raccoglierle e - con il vostro consenso - farle conoscere pubblicamente.