Mi sono imbattuto alcuni giorni fa in un post de "Il Fatto Quotidiano" che poneva una domanda, la stessa che, in effetti, non mi sorprende minimamente.
Il post diceva: come si spiega che il consenso per Giorgia Meloni e per Fratelli d'Italia resti così stabile, nonostante il declino che ognuno di noi tocca con mano nella vita di tutti i giorni?
Parlava della perdita del potere d'acquisto, dell'erosione silenziosa del benessere, di quella sensazione diffusa che le cose vadano peggio e che nessuno, al governo, sembri davvero preoccuparsene.
A prima vista verrebbe da dire che è un paradosso. Ma l'autore del post, Massimo Santantonio, sosteneva che paradossale non è affatto così, e la sua ipotesi mi ha fatto riflettere.
Il punto di partenza è ideologico: secondo lui, i voti per Fratelli d'Italia nascono dal fatto che milioni di italiani condividono idee fasciste, idee alimentate negli ultimi decenni da uno sdoganamento progressivo, iniziato con Berlusconi e proseguito con un'indulgenza inspiegabile verso simboli, personaggi e manifestazioni che un tempo sarebbero stati considerati inaccettabili.
Le parole d'ordine di Meloni, ripetute con furore nei comizi in giro per il mondo, davanti a platee che si richiamano apertamente a idee nazi-fasciste, sono le stesse che oggi usa Vannacci, e con quel sostegno, secondo l'autore, lei vincerà in carrozza le prossime elezioni.
A questo punto però egli pone la domanda più stringente: perché questa fedeltà ideologica non viene scalfita dal deterioramento oggettivo delle condizioni di vita? Già, perché non si trasforma in critica?
E qui devo fare una premessa, perché in questi giorni le piazze raccontano altro. Gli scioperi generali, gli studenti, gli autotrasportatori, gli agricoltori, i pescatori, tutti mobilitati: la critica di fatto sta prendendo forma. Anche se resto convinto che, se la sinistra non si dimostra compatta, per come ho consigliato nei miei precedenti quattro post, il cammino resta in salita.
Fatta questa premessa, debbo ahimè essere d'accordo con le ipotesi formulate da quell'autore, e devo dire che quanto dice ha una sua logica inquietante.
L'aumento dei prezzi, sostiene, lo vivono davvero solo i lavoratori dipendenti e i pensionati. Tutti gli altri sono coloro che i prezzi li hanno alzati, quelli che al passaggio all'euro hanno fatto cento lire uguale un euro, quelli che reagiscono all'aumento del costo della vita aumentando in tempo reale le loro parcelle, i prezzi dei pantaloni e delle scarpe, i loro compensi personali.
In altre parole, milioni di italiani la crisi non la vivono affatto, perché possono modulare personalmente i propri ricavi e i propri guadagni, mettendo in difficoltà gli altri. E non è tutto: come certificano da anni i report della Guardia di Finanza, in gran parte costoro possono incrementare i propri introiti con l'evasione fiscale, determinando quei paradossi numerici per cui un impiegato dichiara più del suo proprietario di casa. Questa è una base di consenso enorme, regolarmente vezzeggiata dai governanti di destra, quello che Meloni stessa ha chiamato il pizzo di stato.
Perché, se è vero che non tutti gli elettori di destra sono evasori, è però verosimile che la maggior parte degli evasori votino a destra. E allora si capisce come costoro, immuni alla crisi economica, possano permettersi di restare orgogliosamente fedeli alla propria ideologia.
Il mare in cui navigano è assolutamente calmo, mentre fuori dalla loro bolla la tempesta continua a fare danni.
È un'ipotesi scomoda, lo so, ma credo che valga la pena di prenderla sul serio, perché ci racconta qualcosa di profondo su come funziona il consenso in questo paese, e su quanto poco, in fondo, la politica abbia bisogno di rispondere ai bisogni reali di chi la vota.
Vorrei concludere dicendo che sarà veramente difficile battere la destra. Questi ultimi anni ci avevano messo tutte le condizioni per evidenziare quanto molti dei loro referenti si siano dimostrati corrotti, infedeli, ladri, e tutto questo è d'altronde ben evidenziato dalle condanne o dalle inchieste giudiziarie in corso, cui devono ancora rispondere.
Eppure, dall'opposizione non c'è un leader capace di unire idealmente tutte le forze di centro-sinistra poste in campo. Questo elemento mancante, ma prioritario, condurrà purtroppo, se pur di misura, a una nuova disfatta.
Certo, la destra dovrà mediare con il nuovo partito di Vannacci, ma vedrete, quando si saranno tutti comodamente seduti, sarà facile per loro suddividersi la torta e restare al governo per altri cinque anni.