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giovedì 30 aprile 2026

Siciliani mi raccomando: quando verrete chiamati alle urne, ricordatevi sempre per chi votare!

Era il 2024 quando lessi una notizia che, per un attimo, mi aveva fatto tirare un sospiro di sollievo. 

Pareva che per il penultimo tratto ibleo della A18, quello tra Modica e Scicli, fossero stati finalmente reperiti i fondi per appaltare i lavori. 

Cosa dire... un piccolo miracolo quotidiano, in questa nostra terra dove i miracoli si contano spesso sulle dita di una mano sola. Le risorse economiche, circa undici chilometri di strada da portare a compimento, sarebbero arrivate da nuovi progetti europei. 

Nessuno, prima di allora, si era mai preoccupato di chiedere ulteriori coperture finanziarie, e così i termini per il nuovo appalto rischiavano di scadere, portandosi via anche quei soldi già accantonati. A smuovere le acque era stato il vicepresidente della Commissione Bilancio alla Camera, che si era impegnato a rimpinguare i 350 milioni iniziali con altri 250 milioni resi necessari dall’aumento dei materiali e della manodopera, tra gli strascichi del Covid e le crisi dei conflitti nel mondo. Con un progetto già esecutivo, si parlava di espropri imminenti, di gare d’appalto finalmente avviabili.

Che bella notizia, mi ero detto. Ma subito dopo, come un riflesso condizionato, la consueta amarezza: speriamo solo che questi soldi non vengano mangiati prima ancora di vedere l’asfalto, o che finiscano per chissà quale magica deviazione.

Oggi, a distanza di tempo, scopro che i miei timori non erano del tutto infondati. Anzi. La nuova notizia è di quelle che ti lasciano senza fiato, ma non certo per gioia. I fondi sono stati scippati. E così la Federazione provinciale del Partito Democratico di Ragusa ha realizzato un flash mob direttamente nello svincolo autostradale di Modica. 

Stanno provando a sollecitare il reintegro di quei 350 milioni originari, quelli del lotto Modica–Scicli, sottratti senza troppi complimenti. Nel corso della mobilitazione si sono raccolte le firme per una petizione, rivolta alle istituzioni regionali e nazionali, per ripristinare la dotazione finanziaria di quell’opera che molti attendono come l’acqua nel deserto. 

Risorse fondamentali per un’infrastruttura strategica”, le ha definite il segretario di federazione. Senza quel tratto, senza il collegamento con l’area Sud della provincia, cittadini e imprese resteranno prigionieri di una viabilità vecchia, lenta, persino pericolosa. Niente certezze, niente cantieri, solo l’ennesima promessa sciolta come neve al sole.

Ascoltandolo parlare, mi sembra di sentire la stanchezza di chi combatte contro mulini a vento. “Senza una chiara assunzione di responsabilità politica e senza soluzioni alternative credibili”, dice, sottolineando che non è possibile accettare che fondi già stanziati spariscano senza un perché. 

Per questo il Partito Democratico ha invitato alla partecipazione i cittadini, forze sociali ed economiche, perché questa non è solo una vertenza di partito, ma una battaglia che riguarda lo sviluppo economico, la sicurezza sulle strade, il diritto alla mobilità per chi ogni giorno si sposta per lavoro, per studio, per portare i figli a scuola. E soprattutto riguarda il futuro delle nuove generazioni, quelle che non hanno mai visto un’autostrada moderna nel loro territorio. L’obiettivo è chiaro: restituire le risorse, assicurare che i lavori proseguano, portare l’autostrada Siracusa–Gela almeno fino a Vittoria.

E io, mentre scrivo, penso che in fondo non chiediamo molto. Solo quello che ci spetta, e che altrove sarebbe scontato. Solo un po’ di coerenza, un po’ di memoria, un po’ di quella bellezza che non sta solo nei paesaggi ma nelle cose promesse e mantenute. Ma poi mi fermo, e sento che devo dirlo chiaro, perché la pazienza non è più una virtù ma una prigione.

Siciliani, mi raccomando: quando sarete chiamati alle urne, ricordatevi sempre per chi votare. Perché chi ci governa sa benissimo che da queste parti la memoria è corta e il rancore pure, e così si continua a promettere, a stornare fondi, a ballare il solito valzer. 

Ma ogni volta che mettiamo la croce su un nome, stiamo decidendo se quel pezzo di autostrada si farà o resterà un miraggio. Non dimenticatelo, come non dimenticate chi, in tutto questo, ha remato contro corrente per restituire dignità a questa terra. Il resto, lo sappiamo bene, è solo fumo negli occhi!

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