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lunedì 28 settembre 2026

Israele sapeva e il 7 ottobre poteva essere evitato: Le rivelazioni confermano ora quanto avevo a suo tempo anticipato!

Già... Israele sapeva!

Premesso che nessuno può contraddire il fatto che dal primo governo Netanyahu ad oggi, il crescente peso dei partiti appoggiati dai coloni abbia favorito sempre più una legislazione restrittiva del dissenso e la negazione della realtà dell’occupazione, vorrei altresì ricordare come in quegli anni, lo stesso capo dello Shin Bet, l'agenzia di intelligence per gli affari interni dello stato di Israele, mise in guardia sulla “tirannia incrementale” che minacciava la democrazia di Israele...

E quindi, voler credere oggi che il miglior servizio di sicurezza mondiale (Shin Bet, noto anche come Shabak o ISA: Israeli Security Agency) nel campo della prevenzione e del contrasto al terrorismo, insieme agli altri due, Aman e Mossad, non abbia saputo prevedere quanto accaduto con l'attacco di Hamas, è come aver voluto credere da parte di molti giornalisti e non, che le torri gemelle a New York siano crollate a causa di due aerei!!!

Israele si stava preparando, anzi, era già da tempo pronta a invadere la "Striscia di Gaza" ed aspettava soltanto il momento opportuno e cioè, quell'azione terroristica condotta dal gruppo di Hamas, per dare così il via alla propria escalation militare, tenendo conto anche delle vittime sul campo, soprattutto i tanti civili (definiti da tempo nel gergo militare: danni collaterali), sì... affinché si potesse dare il via all'operazione di invasione di quella striscia e di gran parte della Cisgiordania, ovviamente... per dar seguito al programma di espansione e per le nuove future esigenze.

A conferma di quanto avevo anticipato il primo novembre 2023, di poche ore è la notizia che il capo del servizio segreto egiziano avesse informato due settimane prima i servizi israeliani di un possibile attacco di Hamas. Ed anche lo sceicco emiratino Mohammed bin Zayed aveva avvisato direttamente Netanyahu.

Ma ora, leggendo quanto emerge da un'inchiesta di Haaretz, basata su un nuovo libro del giornalista Shlomi Eldar, la vicenda si fa ancora più inquietante. L'emiro di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, avrebbe telefonato personalmente a Netanyahu alla fine di settembre 2023, in una conversazione durata ben quarantacinque minuti, avvertendolo che il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, stava pianificando “un terremoto” contro Israele.

E non si tratta di una voce isolata. Già il 15 settembre 2023, un consigliere palestinese dell'emiro avrebbe trasmesso l'avvertimento allo Shin Bet, il cui capo avrebbe informato Netanyahu e convocato una riunione di sicurezza il 17 settembre, raccomandando un'azione militare decisiva per eliminare Sinwar. Secondo le fonti, Netanyahu chiese allo Shin Bet di presentargli un piano, ma la decisione fu posticipata.

Nella stessa settimana, anche il ministro dell'Intelligence egiziano, il generale Abbas Kamel, avvertì Netanyahu che Hamas stava preparando “qualcosa di insolito in arrivo”. Eppure, nessuno avrebbe segnalato espressamente che il “terremoto” sarebbe venuto da dentro Gaza, bensì dalla Cisgiordania. Lo Shin Bet, riporta ancora Haaretz, partì da una valutazione ancora più errata, sostenendo che Hamas stesse cercando di “mettere le mani su Elisabeth Tsurkov”, ricercatrice israeliana rapita in Iraq sei mesi prima.

Ma le rivelazioni non finiscono qui. Secondo The Atlantic, che cita fonti israeliane, egiziane, americane, arabe ed europee, il 26 settembre 2023 il capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel volò direttamente a Tel Aviv per mettere in guardia le autorità israeliane sul fatto che Hamas sembrava si stesse mobilitando per un attacco di vasta portata, con il tempo per evitare una catastrofe ormai agli sgoccioli.

La rivista riferisce che Kamel raccomandò al governo israeliano di concedere al gruppo palestinese agevolazioni economiche per scongiurare il conflitto. Il suo messaggio, secondo un ex funzionario israeliano informato in seguito sulla visita, fu inequivocabile: “Se non cambiate rotta, Gaza vi esploderà in faccia”.

E mentre Haaretz e The Atlantic ricostruiscono questi avvertimenti, il New York Times rilanciò a sua volta, attraverso proprie fonti, la ricostruzione secondo cui lo sceicco emiratino Mohammed bin Zayed avesse trasmesso a Netanyahu un avvertimento riservato riguardo ai piani di Hamas per un attacco su larga scala prima del 7 ottobre. Una persona che sostiene di aver parlato con lo sceicco, insieme a un'altra che ha riferito di essere stata informata da qualcuno presente alla conversazione tra i due leader, ha dichiarato al quotidiano americano che il leader emiratino aveva comunicato segretamente a Netanyahu che Hamas stava valutando un attacco di vaste proporzioni.

L'avvertimento del leader emiratino, tuttavia, non è mai arrivato ai vertici dell'apparato di sicurezza israeliano, secondo quanto riferito da cinque ex alti funzionari israeliani. E qualche giorno dopo, il primo ottobre 2023, Netanyahu riunì i vertici della sicurezza per discutere della situazione a Gaza, senza tuttavia mai menzionare l'avvertimento ricevuto, secondo i verbali della riunione visionati dal Nyt. Al contrario, disse loro che l'obiettivo doveva essere quello di mantenere la calma a Gaza. E si oppose ai suggerimenti di alcuni funzionari della sicurezza, secondo i quali Israele avrebbe dovuto prendere in considerazione attacchi militari contro i leader di Hamas nella Striscia: durante la riunione, i cui dettagli non erano stati resi noti in precedenza, Netanyahu affermò infatti che qualsiasi azione israeliana a Gaza avrebbe potuto compromettere la prospettiva di stabilire relazioni diplomatiche con l'Arabia Saudita, un accordo che il primo ministro israeliano riteneva imminente.

Dunque, se da più parti e con largo anticipo giungevano avvertimenti così precisi, come si può ancora pensare che tutto sia accaduto per caso, o per una tragica impreparazione? E come si spiega che l'Ufficio di Netanyahu abbia smentito che sia avvenuta quella telefonata con l'emiro, così come il capo dello Shin Bet e del Mossad di allora hanno affermato di non essere mai stati informati di un avvertimento di bin Zayed, mentre la presidenza emiratina ha preferito non commentare e il governo israeliano ha bollato le ricostruzioni di Haaretz come “menzogne totali”?

Il partito Likud del premier ha attaccato con durezza, parlando di “un'ondata di pubblicazioni false da parte di giornalisti di sinistra reclutati con l'obiettivo di rovesciare la destra e insediare un governo di sinistra guidato dai Fratelli Musulmani”. Eppure, una settimana dopo quella riunione del primo ottobre, si sarebbe consumato uno dei peggiori attacchi terroristici nella storia di Israele, che scatenò la guerra di Gaza e diede inizio alla nuova fase di instabilità in Medio Oriente che prosegue ancora, tre anni dopo.

Ecco perché la comunità mondiale deve fare in modo che si torni presto ad una nuova volontà di dialogo, ad un impegno personale e collettivo che costruisca ponti fra quei due universi certamente differenti e, per come abbiamo visto dalla storia, da sempre potenzialmente conflittuali...

In un momento storico come quello che stiamo assistendo, segnato sia a livello europeo, con la guerra in Ucraina, sia a livello mondiale, con quanto sta accadendo in queste ore nel territorio palestinese nella "Striscia di Gaza", ecco che bisogna intervenire celermente per limitare la serie di fatti cruenti e luttuosi che potrebbero provocare l'allargamento del conflitto stesso, a cui qualcuno, secondo il sottoscritto, si è già preparato!!!

Vorrei inoltre evidenziare quanto sta accadendo in questi giorni in molte città europee, mi riferisco a tutta una serie di atti violenti nei confronti dei cittadini ebraici, che non fanno altro che alimentare nuovo odio e a indurre molti giovani a proselitismi in quella espressione nota come "antisemitismo"!!!

E' tempo di fare tutti un passo indietro, rivedere le proprie posizioni, perché come diceva un mio caro amico: quando due litigano, perdono entrambi!!!

Nel concludere questo post, permettetemi di ricordare la figura storica di Woodrow Wilson e le parole che pronunciò al Senato il 22 gennaio 1917: "Nessuna nazione cercherà di estendere la sua politica su ogni altra nazione o popolo [...]; ogni popolo sarà libero di determinare la propria politica, dal più piccolo al più grande e potente".

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