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domenica 11 ottobre 2026

Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame.

Buongiorno desidero stamani condividere con voi una riflessione di straordinaria limpidezza espressa dal nostro compianto Presidente Sandro Pertini.

Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale.

Non è un invito retorico, è una consegna precisa, perché la libertà, quando resta sola, quando non si intreccia con la giustizia sociale, diventa una conquista fragile.

E fragile lo è in un modo preciso: si risolve, per molti, nella libertà di morire di fame. È un'espressione dura, lo so. Ma è esattamente questo il punto.

Essere liberi di morire di fame non è libertà. È un'illusione che qualcuno può permettersi di chiamare così, mentre altri la vivono sulla propria pelle.

E qui vale la pena fermarsi un momento, perché Pertini dice una cosa che sembra ovvia ma non lo è: la libertà da sola non basta.

Essere liberi, infatti, non significa automaticamente stare bene. Puoi essere libero di cercare lavoro, ma se il lavoro non c'è, quella libertà a cosa ti serve? Puoi essere libero di comprare il pane, ma se non hai i soldi per comprarlo, che libertà è?

Ecco perché la libertà, senza la giustizia sociale, è una conquista fragile: sta in piedi solo per alcuni, per chi ha i mezzi, mentre per tutti gli altri diventa una presa in giro.

La giustizia sociale, allora, è ciò che rende la libertà vera per tutti. Non basta dire "sei libero": bisogna anche garantire a ciascuno il pane, il lavoro, la dignità. Solo così la libertà non è un privilegio di pochi, ma un diritto di tutti.

Pertini ce lo ricorda con la forza di chi ha conosciuto il carcere e il confino, di chi ha visto la libertà negata e poi riconquistata. Non parlava per astrazione.

E non è un caso che Pertini non fu un presidente come gli altri. Già... a differenza di tutti i presidenti che lo precedettero, e ahimè ancor più di quanti lo seguirono, non troviamo nessuno capace di imitarlo davvero.

Perché se quelli che vennero prima sbagliarono per prudenza, per timidezza, per una lettura troppo stretta del proprio ruolo, quelli che vennero dopo si sono dimostrati spesso succubi del potere politico e, soprattutto, sottomessi a quanti hanno governato.

E così il Quirinale, da luogo di garanzia, si è troppo spesso ridotto a luogo di ratifica. Viceversa, il suo modo di intervenire direttamente nella vita politica del Paese rappresentò una novità per il ruolo di presidente della Repubblica.

Se fino ad allora era prevalsa una lettura strettamente "notarile" dei poteri presidenziali, con Pertini divenne indiscutibile che ai poteri formali del Quirinale si aggiungeva il cosiddetto "potere di esternazione" ed egli, lo esercitò non per protagonismo, ma per coscienza.

E allora la domanda che mi pongo, e che vi pongo, è semplice: a cosa serve una libertà che non arriva a tutti? A cosa serve poter dire di essere liberi, se poi manca il pane, manca il lavoro, manca la dignità?

La giustizia sociale non è un ornamento della libertà. È la sua condizione. Senza di essa, la libertà si svuota e diventa privilegio di pochi.

Ed è per questo che l'invito di Pertini tiene insieme tre cose che non possiamo separare: libertà, pace, giustizia sociale. Tre parole che si sostengono a vicenda, ma che i nostri politici neppure conoscono.

Oggi, mentre vi scrivo, penso che questa non sia una lezione del passato, ma una bussola per il presente e credo valga la pena di tenerla stretta, perché (forse) un futuro diverso, per questo Paese, è ancora possibile.

Quindi: Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame.

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