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venerdì 22 settembre 2017

Una vita dedicata alla giustizia...

La cittadina è quella di Canicattì, a pochi chilometri d'Agrigento, l'uomo... è Rosario Livatino, di professione... Magistrato!!!  
Sotto casa teneva parcheggiata la sua Ford fiesta amaranto, la stessa con la quale raggiungeva tutte le mattine il suo ufficio presso il tribunale di Agrigento. 
Si era occupato di quella che sarebbe stata a breve la "Tangentopoli siciliana", mettendo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia e di quei suoi affiliati, attraverso quell'appena arrivato, strumento della "confisca dei beni"...
Un giovane che aveva dedicato tutta la sua vita alla giustizia... 
Un magistrato incorruttibile che con il suo lavoro aveva messo in luce, quei rapporti ora conosciuti da tutti, tra politica, imprenditoria e mafia...
Un vero e proprio potere economico e sociale, che garantiva equilibri e vantaggi a tutti quei partecipanti...
L'hanno definito il "Giudice ragazzino"... ma la storia evidenzierà un magistrato rigoroso, che lavorava in silenzio, senza suscitare clamori, che cercava di compiere quel proprio dovere,  solo perché semplicemente credeva in ciò che faceva... 
Sconosciuto da quasi tutta l'opinione pubblica, fino al giorno del suo brutale assassinio...
Coraggioso e soprattutto consapevole dei rischi a cui andava incontro, non si è limitato nel procedere contro quanti lo stavano ostacolando in quella sua missione, pur comprendendo la solitudine che si era intorno ad egli generata, a causa di quella decisa battaglia contro cosa-nostra...
Una vita trascorsa dietro le carte processuali, ore e ore passate in quel suo ufficio a comprendere i meccanismi criminali e corruttivi...
La sua, è una vita determinata, che andava dritta all'obiettivo, senza tentennamenti o esitazioni...
Dispiace vedere come questi uomini coraggiosi vengano solitamente ricordati, esclusivamente durante quelle giornate della memoria, che serono principalmente, non tanto per commemorare quegli uomini e quelle donne che hanno dato la loro vita per la nostra patria, ma per svolgere pubbliche manifestazioni propagandistiche, utili per coloro che desiderano mettersi in mostra...
Difatti... come dimenticare cosa disse solo otto mesi dopo la morte del giudice, l'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che definì "giudici ragazzini" una serie di magistrati neofiti impegnati nella lotta alla mafia: "Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l'azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno...? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza!
A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta".
In uno dei suoi appunti c'era scritto: "Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili"...
Vorrei sapere quanti, tra quegli illustri uomini istituzionali (ma potremmo aggiungere anche molti di quelli tutt'ora presenti...), possono dire ad alta voce, di esser stati credibili...
Io una risposta al posto loro l'avrei e di sicuro... non è favorevole!!! 

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