Translate

sabato 22 agosto 2026

Stadio Iacovone di Taranto. Fischi per la Meloni e applausi per Mattarella: io sono per i fischi a entrambi!

Certi segnali, a volte, arrivano quando meno te li aspetti, già... come quei fischi piovuti dallo stadio "Erasmo Iacovone" di Taranto, durante l'apertura dei Giochi del Mediterraneo. 

Non erano un sondaggio, certo, ma sarebbe miope liquidarli come semplice folclore. Perché c'è stata un'ovazione per il Presidente Mattarella e fischi per la Presidente del Consiglio, e comprendere come in questa differenza si gioca una partita... che va ben oltre la cerimonia.

Ma io, qui, voglio dire subito una cosa chiara: io sono per i fischi a entrambi. Non mi riconosco in quell'applauso convinto per Mattarella, così come non mi sento di giustificare la contestazione selettiva che ha colpito la Presidente Meloni. 

Perché se si fischia, si deve avere il coraggio di fischiarli tutti, quando è necessario. E se si applaude, bisogna sapere bene il perché, senza farsi trascinare dall'emozione del momento o dal riflesso condizionato.

Ma noi italiani, in fondo, abbiamo questo talento speciale: sappiamo fischiare e applaudire con la stessa intensità, spesso nello stesso luogo, nello stesso momento. Ma troppo spesso ci lasciamo andare a questi gesti in modo istintivo, senza quella riflessione che invece dovrebbe precedere ogni giudizio. E allora ecco che da un lato il Capo dello Stato viene accolto come un simbolo unitario, quasi immune al logorio della contingenza, mentre dall'altro la Presidente del Consiglio incassa il malumore di una parte del pubblico, come se fosse l'unica responsabile di tutto ciò che non va.

Io, invece, credo che entrambi meritino lo stesso trattamento critico. Meloni, certamente, perché il suo governo sta mostrando tutti i limiti di una fase politica che si era presentata con grandi promesse e che ora si scontra con la realtà dei numeri, delle tensioni interne alla coalizione, delle difficoltà internazionali e di quelle promesse elettorali che, per molti italiani, restano ancora sulla carta. 

Ma anche Mattarella, e qui forse dico qualcosa che molti non vogliono sentire, perché il suo ruolo non è solo quello del Presidente della Repubblica garante dell'unità nazionale. È anche il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, come stabilito dagli articoli 87 e 104 della Costituzione, una funzione che dovrebbe garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Guardandomi indietro, in questi anni, non trovo molte ragioni per applaudire. Le tensioni tra politica e giustizia, le vicende giudiziarie che hanno segnato il dibattito pubblico, le ombre su alcune nomine, il modo in cui si è gestito il delicato rapporto tra i poteri dello Stato, certe grazie concesse con molta leggerezza. E poi c'è la circostanza più importante, quella che avrebbe dovuto essere da sempre la sua bussola, il suo faro: il contrasto alla mafia! Perché quando si è segnati da un dolore così profondo – l'assassinio di suo fratello Piersanti, il ferimento di sua cognata Irma Chiazzese che assistette all'omicidio e riportò per fortuna solo una lieve ferita a una mano, salvandosi – si ha il dovere morale, prima ancora che istituzionale, di trasformare quel lutto in azione, in scelta politica concreta, in direzione netta. E invece, in tutti questi anni, quel che ho visto è stato un percorso fatto più di proclami, di corone deposte nei luoghi della commemorazione, di retorica del ricordo, che di una vera e propria torsione delle decisioni governative verso quella lotta alla criminalità organizzata che avrebbe dovuto condizionare, attraverso i suoi due ruoli istituzionali, molte delle scelte vergognosamente approvate dai governi che si sono succeduti nei suoi due mandati. Ecco, per tutto questo, per me, meriterebbe più di un fischio, non certo un'ovazione. Perché il silenzio complice, a volte, è più grave del rumore di una contestazione. E io, da cittadino, preferisco il fischio che sveglia alla standing ovation che addormenta.

I sondaggi, intanto, raccontano un centrodestra che non può più dare nulla per scontato. Fratelli d'Italia scivola sotto il 27%, la Lega arranca e Forza Italia cerca ancora la sua rotta. Ma il vero terremoto silenzioso si chiama Roberto Vannacci. Il suo Futuro Nazionale vola intorno al 7%, e non è più solo un problema di Salvini: è diventato un problema di tutto lo schieramento. Perché Vannacci non è un semplice alleato scomodo, ma una forza che si muove autonoma, con un'identità precisa e un programma che piace a chi si sente tradito dalle promesse non mantenute.

E qui vorrei soffermarmi, perché il suo programma è tutto un programma. Parla di blocco dell'immigrazione irregolare, di tolleranza zero contro la criminalità, di un ritorno ai valori tradizionali della famiglia e del cosiddetto "patriarcato mediterraneo". Dice no al politicamente corretto, alle istanze arcobaleno, al femminismo radicale. Sul piano economico, invoca sovranità nazionale, critica i vincoli europei ma con pragmatismo, e chiede interventi statali a difesa del sistema produttivo. In politica estera, vuole autonomia geopolitica e diversificazione energetica, anche a costo di sacrificare i vincoli ambientali. Insomma, un mix che attira chi cerca risposte nette, ma che rischia di frammentare ulteriormente il consenso di chi già governa.

Il punto è che la durata di un governo non coincide con la sua qualità. Meloni si avvia a battere record di longevità, ma la stabilità da sola non basta. Gli italiani giudicano con il portafoglio, con i servizi pubblici, con il costo della vita, con la fatica di arrivare a fine mese. E su questo terreno, le promesse elettorali si scontrano con la realtà di un debito pubblico che non cala, di pensioni che non crescono, di un costo dei carburanti che pesa. I fischi di Taranto, allora, diventano il sintomo di un disagio più profondo, di quella distanza tra ciò che è stato annunciato e ciò che è stato mantenuto.

Ma se è giusto fischiare Meloni per tutto questo, allora perché non fischiare anche Mattarella? Perché riservargli un'ovazione che, a mio avviso, non ha ragioni altrettanto solide? Forse perché è più facile prendersela con chi governa, con chi è esposto quotidianamente al giudizio popolare, mentre si tende a proteggere chi, per ruolo e per costume, viene percepito come super partes? Ma la Costituzione non lo rende intoccabile, lo rende solo diversamente responsabile. E la responsabilità, in uno Stato democratico, non si misura solo con il voto, ma anche con il giudizio critico dei cittadini, in qualsiasi forma esso si esprima.

Poi c'è il trattamento mediatico di questi eventi, che mi lascia ancora più perplesso. Mi sembra evidente come gran parte dell'informazione, pubblica e privata, abbia quasi rimosso i fischi a Meloni, mentre ha taciuto o smorzato gli applausi a Mattarella. Una scelta che, volutamente o meno, finisce per orientare il racconto politico. E già, perché se da un lato si sottolinea la contestazione alla premier, dall'altro si oscura il consenso tributato al Capo dello Stato, come se fosse un atto dovuto e non meritevole di riflessione. Ma se si vuole essere coerenti, non si può accettare questo doppio standard. O si fischia entrambi, o si applaude entrambi. Io, per quanto mi riguarda, scelgo la prima strada.

Tornando a Meloni, la sua sfida è doppia. Da un lato, deve ricostruire consenso e tenere insieme una coalizione sempre più litigiosa. Dall'altro, deve fare i conti con un'opposizione che, pur frammentata, comincia a rosicchiare terreno. Il campo largo, in alcune proiezioni, supera il centrodestra. E il fattore Vannacci potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio: utile per attrarre voti, ma pericoloso perché sottrae consensi proprio all'area di governo.

E poi c'è la politica estera, che non aiuta. La sospensione temporanea di Schengen con la Spagna ha aperto un fronte diplomatico, mentre il rapporto con Donald Trump si è incrinato pesantemente. Quell'idillio che sembrava un punto di forza oggi è un ricordo sbiadito, e le tensioni internazionali si sommano a quelle interne.

In questo quadro, i fischi di Taranto non sono una sentenza, ma sono un campanello d'allarme. Meloni ha ancora tempo e una posizione politica solida, ma la fase dell'inarrestabilità è finita. Ora deve dimostrare di saper governare la complessità, di ricostruire il consenso passo dopo passo, o di compiere una scelta drastica come quella di andare a elezioni anticipate ad aprile. Ma anche questa strada è irta di ostacoli, perché richiede il consenso degli alleati e, soprattutto, del Capo dello Stato, che in un momento così delicato potrebbe non essere favorevole allo scioglimento delle Camere.

Forse, alla fine, la vera incognita è proprio questa: il centrodestra dovrà imparare a convivere con un nuovo protagonista che potrebbe essere la sua fortuna o la sua condanna. E mentre tutto ciò si gioca tra sondaggi, alleanze e proclami, gli italiani continueranno a fischiare e applaudire, come sanno fare da sempre. Ma io, personalmente, preferisco la coerenza del fischio a quella dell'applauso facile. Perché la politica, alla fine, è anche questo: un palcoscenico dove ogni gesto, ogni suono, diventa il riflesso di umori profondi, di attese deluse e di speranze ancora da scrivere.

E così, tra lacchè, genuflessi, cicale, lecchini, corrotti, compromessi, svenduti, ignavi, ci siamo anche noi. Esigui, certo, ma liberi di pensare e di scegliere, pur sbagliando. Senza mai una tessera di partito in tasca e, soprattutto, senza alcun condizionamento esterno, senza un favore da ricambiare, senza un padrino da ringraziare. Sempre qui, comunque, ad osservare e a chiederci quale sarà il prossimo atto. 

Con un'unica certezza, però: quella che se ci sarà da fischiare, lo faremo senza guardare in faccia a nessuno. Perché la coerenza, alla fine, è l'unica divisa che vale la pena indossare!


Nessun commento:

Posta un commento

Note sul Blog "Liberi pensieri"

Disclaimer (uso e condizioni):

Questo blog non rappresenta una “testata giornalistica” in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, pertanto, non può considerarsi “prodotto editoriale” (sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1 co.3 legge n.62 del 2001).

Gli articoli sono pubblicati sotto Licenza "Blogger", dunque, è possibile riprodurli, distribuirli, rappresentarli o recitarli in pubblico ma a condizione che non venga alterato in alcun modo il loro contenuto, che venga sempre citata la fonte (ossia l'Autore), che non vi sia alcuno scopo commerciale e che ciò sia preventivamente comunicato all'indirizzo nicolacostanzo67@gmail.com

Le rare immagini utilizzate sono tratte liberamente da internet, quindi valutate di “pubblico dominio”, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog al seguente indirizzo email:nicolacostanzo67@gmail.com, che provvederà alla loro pronta rimozione.

L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.

Per qualsiasi chiarimento contattaci

Copyright © LIBERI PENSIERI di Nicola Costanzo

ADUC

ADUC
Clicca x associarti

Sostieni Addio Pizzo

WIKIMAFIA

WIKIMAFIA
Sostieni Wikimafia