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domenica 23 agosto 2026

Quando il cervello entra in modalità risparmio: Già... il pensiero si affievolisce e il pollice segue incondizionatamente il web, lasciando che sia quest'ultimo a decidere per te!

Ti sei mai chiesto cosa fa il tuo cervello mentre scorri le notizie e/o i video sul web dal tuo smartphone?

Probabilmente no... e forse è proprio questo il punto: non te lo stai chiedendo perché, in quel momento, non c'è un pensiero che lo preceda, non c'è una decisione consapevole, no... perché la parte di te che ragiona, si è già messa in pausa.

Il pollice si muove da solo; sale, scorre, si ferma un istante e poi riparte. È un gesto che milioni di persone ripetono centinaia di volte al giorno, senza chiedersi perché. Eppure, mentre sono immersi in questo flusso ipnotico di clip che durano pochi secondi, dentro di loro sta succedendo qualcosa di silenzioso e profondo.

Un recente studio condotto dalla Zhejiang University, pubblicato sulla rivista NeuroImage, ha provato a guardare dentro questo fenomeno. I ricercatori hanno monitorato l'attività cerebrale di alcuni giovani adulti attraverso la risonanza magnetica funzionale, osservando cosa accade nella mente quando ci lasciamo trascinare dalla visione libera dei video brevi.

E quello che hanno scoperto è significativo. Due aree fondamentali del cervello – la corteccia cingolata anteriore dorsale, che ci aiuta a valutare lo sforzo e gestire i conflitti, e la corteccia prefrontale dorsolaterale, essenziale per il controllo cognitivo – subiscono una riduzione significativa della loro attività. In pratica, quando un video ci piace e lo guardiamo fino alla fine, il cervello spegne parzialmente le funzioni legate all'autocontrollo e alla pianificazione a lungo termine.

Subentra una modalità più automatica, più impulsiva. Una sorta di risparmio energetico mentale. Gli stessi autori dello studio precisano che non si tratta di un danno neurologico permanente, ma di un adattamento naturale verso un'attività meno impegnativa, simile a quanto accade in altre esperienze di forte coinvolgimento. Ma c'è un dato che fa riflettere: durante la visione dei video, aumenta il glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio che carica le cellule di energia, alimentando proprio il desiderio di un altro video, e poi un altro ancora.

Ora, io credo che questo non sia solo un fatto neurologico. È il sintomo di un cambiamento più ampio, che riguarda il nostro rapporto con la conoscenza, con l'attenzione, con la libertà stessa di pensare. Perché la maggior parte delle persone, oggi, preferisce sfogliare piccoli video, notizie limitate, annunci sintetici. Non si tratta più di una scelta occasionale, ma di una modalità abituale di stare nel mondo.

E questa modalità, a mio avviso, sta modificando silenziosamente le capacità degli individui.

D'altronde, sempre meno persone leggono fino in fondo, sempre meno approfondiscono, sempre meno mettono in discussione ciò che vedono. Il ragionamento personale, quello che richiede tempo e fatica, viene progressivamente sostituito da un flusso di stimoli pronti all'uso. E chi ne trae vantaggio? I social, certo. Ma anche i costruttori di quelle notizie create appositamente per distogliere le masse, per tenere l'attenzione sospesa in un eterno presente liquido.

Le pseudo-teorie complottiste, le mezze verità, le provocazioni confezionate per generare reazioni immediate trovano in questo terreno arido un humus perfetto. Perché una mente abituata a non fermarsi, a non approfondire, è anche una mente più facile da orientare, da influenzare, da governare. Diventa, a tutti gli effetti, un automa.

E qui mi viene in mente un'immagine potente, che appartiene alla storia del cinema: "Metropolis", il capolavoro del 1927 diretto da Fritz Lang. In quella città futurista, gli uomini lavorano spersonalizzati, ridotti a veri e propri ingranaggi o automi umani al servizio delle macchine. Un mondo dominato da un androide, il "Maschinenmensch".

Oggi, forse, non abbiamo bisogno di un androide visibile, già... lo abbiamo già dentro le nostre tasche e difatti, la maggior parte degli individui, governati dai media attraverso lo smartphone, si muove proprio come quegli automi, senza accorgersene, senza opporsi, seguendo semplicemente il flusso.

Sì... non è un destino, per fortuna. Si può sempre scegliere di fermarsi, di chiudere lo schermo, di riprendere in mano il filo del pensiero interrotto, ma la verità, quella che fa più male, è che la maggior parte delle persone non lo farà. Perché la comodità è una droga silenziosa, e il web lo sa bene!

E poi c'è un'altra verità, ancora più scomoda: i nostri giovani. Gli adolescenti che crescono con il pollice incollato allo schermo, che non hanno mai conosciuto il piacere di una lettura lenta, di un dubbio coltivato, di un'idea costruita con fatica. Per loro, il pensiero critico non è un muscolo da allenare, ma un concetto astratto, forse persino inutile. E a qualcuno questo fa comodo.

Perché una generazione che non sa approfondire, che non mette in discussione, che accetta passivamente ciò che il feed le propone, è una generazione facile da governare. Facile da orientare, da spaventare, da trascinare dove si vuole. I poteri forti non hanno bisogno di soldati armati: hanno bisogno di automi che credano di essere liberi mentre seguono il flusso. Giovani che preferiscono restare ignoranti, perché la conoscenza richiede fatica, e la fatica è stata resa scomoda. Plagiati, perché il dubbio è stato sostituito dalla convinzione immediata. Sottomessi, perché la ribellione è stata addomesticata in un like o in un commento rabbioso che non cambia nulla.

E allora, sapete qual è il paradosso più amaro? Che difficilmente si riuscirà a invertire questa rotta! Perché chi è cresciuto in questo sistema non ha gli strumenti per riconoscerlo. Non sa di essere stato plasmato, non sa di essere carne da macello per un'architettura di potere che lo usa e lo consuma, senza che lui se ne accorga. E anche se qualcuno - come il sottoscritto - provasse a spiegarglielo, probabilmente non verrebbe ascoltato o semplicemente letto in una delle sue pagine, perché sarebbe troppo impegnato a scorrere il prossimo video che fa tanto ridere...

Questo, purtroppo, non è più un allarme. È, ahimè, una constatazione. E forse, l'unica cosa che possiamo ancora fare – noi che abbiamo conosciuto un altro modo di pensare – è provare a continuare a seminare dubbi in quelle loro menti perse...

Certo, il terreno sembra sempre più arido. E saranno in molti, purtroppo, a non raccogliere il messaggio.

Lo so. Ci sarebbe un'alternativa: lasciare che il silenzio del pensiero diventi la norma. Ma è qualcosa che non posso accettare, che non voglio accettare. Non per me, ma per loro. Perché spero, con tutto il cuore, che prima o poi si ravvedano. Che mollino tutto. Che si fermino. Che riprendano in mano il filo del pensiero interrotto, e ricominciano a essere davvero liberi.

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