Ora, però, la faccenda si è fatta seria, perché l'Iran ha scoperto che quei cinquecento aerei decollati dalle basi americane in Italia non erano lì per fare una gita turistica, e soprattutto le parole di Rutte, pronunciate con quella disinvoltura che solo chi è abituato a muoversi nei corridoi del potere può permettersi, hanno tolto il velo su una complicità che fino a ieri molti fingevano di non sapere...
E allora, immagino i nostri rappresentanti a Teheran che saranno stati già convocati, i toni roventi, e la diplomazia italiana, quella stessa che tanto ama pavoneggiarsi sui palcoscenici internazionali, si troverà ora a dover fare i conti con una rabbia legittima e difatti ecco che immediatamente il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani ha subito dichiarato: L’Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran.
In Sicilia, molti miei conterranei - a questa affermazione - direbbero "curnutu cu ci criri..." e difatti sono in molti ad osservare come quanto accaduto rappresenti l'ennesima débâcle di questo governo, ed allora mi chiedo: come farà il nostro governo a giustificare quegli aerei partiti dal nostro territorio? Con quale abilità retorica tenterà di spiegare che sì, i jet sono partiti, sì, le basi erano italiane, ma in fondo, in fondo, la responsabilità era di qualcun altro? Perché è questo il copione che conosciamo bene, quello della scivolata seguita dal tentativo maldestro di riparare il danno con parole vuote e promesse di chiarimenti che, tanto si sa, non arriveranno mai.
E così, mentre i nostri ministri si affannano a cercare la formula giusta per non perdere la faccia, l'Iran intima provvedimenti, minaccia ritorsioni, e lo Stretto di Hormuz diventa una polveriera pronta a esplodere da un momento all'altro.
Ma al di là delle manovre politiche e dei giochi di potere internazionali, ciò che davvero mi lascia amareggiato è questa incapacità cronica, tutta italiana, di non sapere guardare oltre l'immediato, già... di non saper valutare le conseguenze, prima di gettare la pietra.
Perché poi, quando la pietra è già in volo, non c'è più mano che tenga, non c'è giustificazione che regga, e il mondo intero ci guarda con quell'espressione tra il perplesso e il beffardo che ormai conosciamo fin troppo bene, basti guardare la storia recente, già... nelle ultime due guerre mondiali.
E allora aspetteremo, con l'abituale pazienza di chi sa che le scuse arriveranno, puntuali come sempre, ma anche con la consapevolezza che questa volta, forse, nascondere la mano non basterà a cancellare l'ombra che quei cinquecento aerei hanno proiettato sul nostro paese.

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