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lunedì 6 luglio 2026

BANCHE: Quel fastidioso equivoco tra profitti record e clienti dimenticati.

C'è un'ironia sottile, quasi crudele, nel modo in cui i giornali celebrano ogni anno i profitti stratosferici delle banche.

Titoli trionfali, cifre che abbagliano, un coro di approvazione che sembra coinvolgere tutti gli attori in gioco, tranne uno, già... quello che poi, paradossalmente, conta di più!

Gli azionisti si sfregano le mani, il governo e il fisco che provano a mettere le mani su quella torta miliardaria, salvo poi dover fare marcia indietro di fronte alle proteste di quei dipendenti che seppur hanno ottenuto un rinnovo contrattuale, ciò... non basterà però a consolare quanti perderanno il posto tra uscite previste e filiali che chiuderanno.

Sì... una festa insomma, con tanti invitati, ma a tavola mancava il commensale più importante.

Eppure, se si guardano i numeri, la verità è imbarazzante nella sua evidenza. Il margine di interesse dei cinque principali gruppi bancari è schizzato in alto, un balzo del quarantacinque per cento. Trentasette miliardi e mezzo di interessi, pagati per metà da chi ha visto il mutuo diventare improvvisamente insostenibile e per metà da chi, dall'altro lato, ha lasciato la propria liquidità in banca ricevendo in cambio un nulla di fatto che rasenta l'oltraggio.

Una forbice dei tassi che si è divaricata come forse mai nella storia recente, mentre l'intero sistema bancario resisteva con ostinazione a ogni pressione, persino a quella del Governatore di Bankitalia, per alzare almeno parzialmente la remunerazione dei depositi, già... quello zero virgola zero, che se lasciati bloccati, giunge in taluni casi al 3% lordo, una scelta ridicola o quantomeno che fa riflettere.

E poi ci sono le commissioni, l'altra grande voce di ricavo. Quelle per i servizi, per i pagamenti, per la consulenza che solo nel 2023, per la prima volta dopo tanti anni, hanno segnato un calo. Ma è un dato che solleva più domande di quante ne risolva. Perché se il margine d'interesse galoppa mentre le commissioni arretrano, il sospetto che aleggia è che le banche abbiano dedicato più energie a ritoccare i tassi attivi che a migliorare la qualità dei servizi offerti. Più tempo a far cassa che a innovare.

Sì... qualcuno come me, ha avuto il coraggio di scrivere ciò che molti pensano, ma che nessuna dice: "Il rimbalzo dei profitti ha una spiegazione nella forza contrattuale delle banche, che ha consentito di aumentare i tassi attivi molto più di quelli passivi". In pratica, quando i tassi salgono, i tassi attivi volano immediatamente verso l'alto. Quando scendono, invece, succede il contrario. È sempre stato così, una legge non scritta che favorisce sempre e comunque chi sta dall'altra parte del bancone.

Ma il mondo è fatto anche di piccole contraddizioni. Alcuni imprenditori, magari quelli di maggiori dimensioni, hanno fatto esattamente la stessa cosa: alzare i listini cavalcando l'inflazione e i costi dell'energia. Eppure le microimprese e i privati, il cosiddetto gregge, restano con l'amaro in bocca e l'impressione di essere stati prede facili di un sistema che difficilmente pagherà lo scotto della loro insoddisfazione.

Perché nel rapporto tra banche e clienti c'è uno squilibrio di potere che in qualsiasi altro settore sarebbe segnale di pericolo imminente. Se un'azienda di telefonia o un supermercato perdessero la fiducia dei loro clienti, sarebbero guai seri. Per le banche, no. Hanno una loro bilancia personale, un loro modo di pesare l'importanza della clientela che ammette un margine di tolleranza al malcontento.

Qualcosa, però, sta cambiando. Il popolo silenzioso dei clienti sviluppa ora ostilità verso i costi dei servizi, aumentati non poco, e verso l'opacità di alcune commissioni. Cresce quindi la propensione al cambiamento, sì... in un paese che ha sempre mostrato una vischiosità quasi patologica nell'abbandonare la propria banca.

E poi ci sono le difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese, che si fanno sempre più acute in concomitanza con la riduzione delle garanzie statali. Quelle stesse garanzie concesse con scarsa selettività durante la pandemia e che ora, nella fase del recupero, rivelano tempi ed esiti imprevisti.

Preferisco chiudere con una nota di ottimismo, perché se è vero che come ho letto "le banche non hanno clienti, ma prigionieri", forse la parte dei maxi profitti che non verrà distribuita sarà finalmente canalizzata verso progetti che mettano il cliente al centro. In questo l'intelligenza artificiale potrebbe aiutare, se usata con intelligenza appunto.

Guardate ad esempio cosa sta succedendo in Gran Bretagna, dove alcune banche digitali come Monzo e Starling hanno letteralmente rivoluzionato il mercato. In pochi anni hanno raggiunto milioni di clienti, sottraendoli alle banche tradizionali in un flusso costante che dimostra una verità semplice: la soddisfazione paga, e chi la ignora finisce per pagare il conto più salato di tutti!

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