So che è arrivata la nuova concessione del gioco online, quella che chiamano GAD. Hanno messo limiti di deposito, autoesclusioni, monitoraggio dei comportamenti, messaggi di avviso.
Sì... tutta roba bella, ma solo sulla carta. A cosa servono i limiti di deposito se la casa trattiene non il dieci, ma il venti per cento? Il problema non è quanto deposito, ma quanto sono certo di perdere ogni volta che gioco. E se nessuno controlla che il margine reale resti entro il dieci per cento, allora bisogna ammettere che tutte quelle tutele diventano una facciata. Un modo per far sentire il giocatore protetto, mentre in realtà resta in mutande come prima!
E c'è un altro tassello che un mio lettore ha voluto aggiungere, e che io trovo particolarmente significativo. Mi ha inviato alcuni nomi di società presenti nei siti web, e ha verificato come tra esse, alcune abbiano ancora oggi sede legale in noti paradisi fiscali. Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini, Macao, Aruba, Barbados, Belize, Bermuda, Dominica, Fiji, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi, Vanuatu.
Un elenco che è già di per sé un programma. Perché una società seria, trasparente, che rispetta le regole, dovrebbe avere sede in un paradiso fiscale? La risposta è sotto gli occhi di tutti: per pagare meno tasse, per sottrarsi ai controlli, per tenere i veri profitti lontani dallo sguardo indiscreto dei regolatori. E lo Stato italiano, già... il nostro attuale Governo (ma quanto dico vale anche per tutti quelli che ahimè l'hanno altrettanto vergognosamente preceduti) che da un lato dice di voler contrastare il gioco illegale, dall'altro permette che queste società operino tranquillamente sul nostro territorio, intascando la sua percentuale e chiudendo un occhio sul resto.
A questo punto, la verità mi sembra amara e ineludibile: tutto il sistema è una barzelletta, una grande macchina costruita per foraggiare non solo le case da gioco, ma anche chi utilizza queste piattaforme per riciclare denaro sporco. E lo Stato? Beh, lo Stato è colluso, o quanto meno compiacente!
Si accontenta di prendere una percentuale sul gioco, credo intorno al 20%, lasciando la fetta più grossa a società spesso estere, che molto convenientemente hanno sede in qualche paradiso fiscale, dove le tasse non si pagano o si pagano pochissimo. Così, mentre si discute di legalità e di responsabilità sociale, i veri affari si fanno altrove, lontano dagli occhi e dai controlli.
Io, per fortuna, posso parlare ora con esperienza diretta, parliamo di importi certamente limitati, già... le mie perdite al gioco online si possono riassumere in poche centinaia di euro, certamente pochissimo rispetto a ciò che accade quotidianamente, dove i giocatori perdono tutto, anche la dignità.
Il punto infatti è che se anche io, che ho giocato poco e con cifre modeste, ho potuto constatare di persona lo scollamento tra teoria e pratica, figuriamoci cosa provano tutti quei giocatori che ogni giorno ci lasciano cifre consistenti.
Per questo ho sentito il dovere di raccogliere le testimonianze di chi ha avuto esperienze amare come quelle dei miei miei lettori, e con il loro consenso, farle conoscere pubblicamente. Perché solo pubblicando ciò che realmente accade, si può cominciare a chiedere che qualcosa cambi o fare in modo che molti di essi prendano coscienza di quanto stanno realmente vivendo.
Ed è il motivo per cui continuerò a denunciare questo ambiguo sistema, fino a prova contraria, d'altrode ditemi: se davvero si volesse proteggere il giocatore, non si comincerebbe dal dare gli strumenti per capire, per vedere, per scegliere consapevolmente?
Ma forse, anzi sicuramente , una scelta consapevole è proprio ciò che questo sistema non può permettersi!

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