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domenica 4 ottobre 2026

Quello che gli pseudo-intellettuali da social non dicono sulla Palestina!

Oggi vorrei affrontare un tema che nei social pochi conoscono, e lo vedo quotidianamente dai loro resoconti.

Già... non tengono minimamente conto di ciò che è realmente accaduto nel corso della storia, preferendo una narrazione parziale e semplificata. 

Innanzitutto va detto come gli arabi non hanno abitato a lungo in modo stabile la Palestina, quantomeno continuativamente, se non solo per poco più di un secolo. 

Difatti, per quattro secoli, dal 1516 al 1918, la Palestina è stata una negletta provincia turca quasi disabitata, consegnata dall'incuria dei governi di Istanbul, alla sabbia del deserto, alle paludi.

Ecco perché per capire davvero questa terra, bisogna andare molto più indietro...

Sì... prima ancora di Alessandro Magno, la regione era abitata fin dal III millennio a.C. dai Cananei, un insieme di popolazioni semitiche organizzate in città-stato e piccoli regni. Non erano un popolo unitario, ma una costellazione di genti diverse — Hittiti, Amorrei, Gebusei, Perizziti e altre - che la Bibbia ha schematizzato in sette nazioni. 

Verso il 1200 a.C. arrivarono dal mare i Filistei, un popolo di origine egea, probabilmente cretese, che si stanziò sulla costa meridionale attorno alle cinque città di Gaza, Ashkelon, Ashdod, Ekron e Gat.

Ed è proprio da loro che deriva il nome "Palestina": i Romani, dopo aver represso la rivolta ebraica di Bar-Kochba nel 135 d.C., ribattezzarono la provincia di Giudea in "Syria Palaestina", usando il nome dei Filistei - antichi nemici degli Israeliti - proprio per cancellare il legame ebraico con quella terra.

Gli Israeliti quindi, secondo la tradizione, si stabilirono nell'entroterra e fondarono prima un regno unito sotto Saul, Davide e Salomone (circa 1020–922 a.C.), con capitale Gerusalemme. Dopo Salomone, il regno si divise in due: il Regno di Israele al nord e il Regno di Giuda al sud.

Questa divisione fu fatale. Il Regno del Nord fu conquistato dagli Assiri nel 722 a.C., che deportarono gran parte della popolazione. Il Regno del Sud, Giuda, resistette ancora per più di un secolo, ma nel 586 a.C. i Babilonesi di Nabucodonosor conquistarono Gerusalemme, distrussero il Primo Tempio e deportarono la classe dirigente a Babilonia. 

Nel 539 a.C., il re persiano Ciro il Grande conquistò Babilonia e, con una politica di tolleranza religiosa, permise agli esuli ebrei di tornare in patria e ricostruire il Tempio. La regione divenne una satrapia dell'Impero Persiano chiamata "Athura" (Oltre il Fiume), godendo di una certa autonomia religiosa e amministrativa.

Poi - come anticipavo sopra - arrivò Alessandro Magno, nel 332 a.C. Dopo la sua morte, la regione passò sotto il controllo di due dinastie di origine greca: prima i Tolomei d'Egitto, poi i Seleucidi di Siria. Sotto i Seleucidi, in particolare con Antioco IV, si tentò una forzata ellenizzazione. Questo portò alla rivolta dei Maccabei (o Asmonei) nel 167 a.C., che riuscì a riconquistare l'indipendenza e a instaurare un regno ebraico che durò circa un secolo.

Nel 63 a.C., il generale romano Pompeo conquistò la regione, ponendo fine all'indipendenza asmonea. Sotto i Romani, il territorio divenne prima uno stato vassallo (con Erode il Grande) e poi una provincia. E' in questo contesto storico che si colloca la vita di Gesù di Nazareth.

La dominazione romana fu segnata da tre grandi rivolte ebraiche. 

La Prima Rivolta (66–70 d.C.) fu brutalmente repressa: il futuro imperatore Tito assediò e distrusse il Secondo Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. La Seconda Rivolta (115–117 d.C.) avvenne sotto Traiano e fu sedata con la forza. La Terza Rivolta (132–135 d.C.), guidata da Bar-Kochba, fu l'ultima grande sfida. La repressione di Adriano fu devastante: Gerusalemme fu rasa al suolo e ricostruita come città pagana con il nome di Aelia Capitolina, e agli ebrei fu proibito di entrarvi.

È proprio in questo frangente, dopo il 135 d.C., che l'imperatore Adriano ribattezzò la provincia di Giudea in "Syria Palaestina", un nome scelto per cancellare definitivamente il legame ebraico con la terra e riferirsi ai suoi antichi nemici, i Filistei. 

Con la divisione dell'Impero Romano nel 395 d.C., la regione passò sotto il controllo dell'Impero Bizantino (Romano d'Oriente). In questo periodo, il cristianesimo divenne la religione dominante e Gerusalemme fu trasformata in una città santa cristiana. 

Tuttavia, le tensioni religiose non scomparvero: vi furono periodiche persecuzioni contro gli ebrei e, nel 614 d.C., i Persiani Sasanidi invasero la regione, causando un massacro a Gerusalemme. L'imperatore bizantino Eraclio riuscì a riconquistarla nel 629 d.C., ma solo per pochi anni.

Alla vigilia della conquista islamica, quindi, la Palestina era una provincia bizantina. La popolazione era un mosaico di genti: c'erano discendenti dei Cananei e dei Filistei, ma anche Ebrei, Samaritani, Greci, Romani e, cosa importante, una presenza araba stabile. C'erano infatti tribù arabe cristiane, come i Ghassanidi, che erano alleati dei Bizantini, e altre comunità arabe stanziali o nomadi che vivevano nella regione da secoli. 

Quando l'esercito arabo-musulmano arrivò nel 634 d.C. e sconfisse i Bizantini, non entrò in un vuoto politico o demografico, ma in una terra già profondamente segnata da secoli di dominazioni, conflitti religiosi e da una presenza araba consolidata.

Gli Arabi conquistano la Palestina soltanto nel 637 e vi regnano fino al 750, per 113 anni in totale!

Poi vi si alternano Persiani, Turchi, Circassi, Bizantini, Curdi, e nel 1099 i Crociati cristiani, sconfitti nel 1187 da un condottiero curdo, il Saladino. Nel 1244 sono delle tribù alleate di Gengis Khan a occupare e a mettere a sacco la Palestina. Poco dopo arriveranno i Mongoli, cacciati nel 1516 dai Turchi che costituiranno l'Impero Ottomano, dalla Turchia ai paesi del Magreb, vale a dire lungo tutta la costa meridionale del Mediterraneo. I Turchi vi resteranno fino alla fine della prima guerra mondiale, nel 1918.

La Palestina - meglio conosciuta in quei secoli come "provincia di Damasco" e comprendente l'attuale Israele, Cisgiordania, Giordania, Libano e parte della Siria - incomincia a essere "restaurata" solo a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, quando i primi pionieri ebrei, giunti dall'Impero zarista, creano qualche occasione di lavoro, capace di attirare lavoratori di altre province turche, come la Siria, l'Iraq, l'attuale Giordania (creata artificialmente, a tavolino, solo nel 1921), lo stesso Egitto. 

Maggiori occasioni lavorative si sviluppano tra la prima e la seconda guerra mondiale, sia per l'occupazione britannica che per le fatiche dei contadini ebrei, con i loro aranceti e le terre acquistate a caro prezzo dagli sceicchi arabi e strappate alla sabbia, e al conseguente indotto.

Che oggi i palestinesi, cioè i pronipoti dei tanti lavoratori arabi giunti in Palestina un secolo fa, esistano e abbiano acquisito una coscienza nazionale, prima del tutto inesistente, è vero. Che abbiano diritto a un loro territorio e a un loro Stato autonomo oltre alla Giordania, dove più dei due terzi degli abitanti sono palestinesi, ritengo sia altrettanto corretto, ma ritengo che non è falsando la Storia che questi diritti possano trasformarsi in un riconoscimento internazionale.

Ma allora cos'è e di chi è la Palestina? Come entità autonoma la Palestina (Peleshet) non è mai esistita, né sono mai esistite una lingua e una cultura palestinesi. I palestinesi, come i giordani, i siriani, i libanesi e gli iracheni (rappresentano entità nazionali inventate dopo la prima guerra mondiale, nel 1920) sono arabi, proprio come i giordani, i siriani e così via, e tali unicamente si considerano.

D'altronde è un dato certo che, per quasi 1900 anni, l'area designata con il nome greco-romano di Palestina (per far dimenticare il nome stesso di Giudea) non è mai stata una nazione, né ha avuto frontiere determinate, ma solo confini amministrativi!

La decadenza e il degrado della Palestina la fatta apparire, nella seconda metà dell'Ottocento, una "landa desertica e paludosa (...) quasi disabitata" agli occhi di Edmondo De Amicis, mentre nel 1867 Mark Twain scriveva che la Palestina era "una silenziosa e funerea estensione, una desolazione (...). Non abbiamo mai visto un essere umano sulla strada (...). Perfino gli ulivi e i cactus, quegli amici sicuri di un terreno incolto, hanno per lo più abbandonato il paese (...). La Palestina siede su sacchi di cenere, desolata e brutta...". Gli unici insediamenti permanenti in Palestina - segnatamente a Gerusalemme e a Safed, sede ininterrotta quest'ultima di università religiose - sono stati quelli ebraici, a partire dalla fine del regno ebraico nel 70.

Dunque, nei mille anni che precedettero Alessandro, e poi fino alla conquista araba, la terra che chiamiamo Palestina non fu mai una nazione unitaria. Fu il luogo d'incontro e di scontro di Cananei, Filistei, Israeliti, Aramei, Assiri, Babilonesi, Persiani, Greci, Romani, Bizantini e infine Arabi.

Una stratificazione continua di popoli e poteri, che spiega - in maniera chiara proprio a tutti quegli pseudo-intellettuali da social - perché ancora oggi la domanda «di chi è quella terra e a chi appartiene da sempre la Palestina?» sia così difficile da sciogliere.

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