Translate

venerdì 9 ottobre 2026

Il respiro del mondo: Libertà, Uguaglianza, Fraternità.

C'è un silenzio strano questa sera, nella valle del Chianti di Gambassi Terme, e non assomiglia a nessun altro silenzio che io ricordi.

È un silenzio che profuma di terra bagnata e di cipressi, di vino che riposa nelle botti e di storie antiche che nessuno ormai racconta più.

Ed è in questo silenzio che osservo da lontano la palazzina di fronte a me, bella perché la facciata è ancora in pietra...

Lì abita il professor Gullotta...

L'ho conosciuto alcuni mesi fa nel parco, mentre stava seduto in una panchina subito dopo il tunnel alberato, leggendo "La teoria del tutto", del grande fisico Stephen Hawking...

Ed io, come sempre curioso, ed un po' invadente, ma con garbo, gli chiesi cosa ne pensasse...

E così da quel dialogo improvvisato è nata un'amicizia: mi ha raccontato di esser ritornato lì, da quel suo paese in cui era nato e che poi aveva lasciato per trasferirsi a Torino prima e Oxford dopo, per gli studi universitari.

E poi gli Usa, in cui aveva vissuto quasi l'intera vita. Ora era rientrato, aveva deciso di passare gli ultimi anni della sua vita lontano dai riflettori delle cliniche americane, lontano dai laboratori sterili del New Jersey, da quella New York che gli aveva fatto vincere il Nobel, sì... lontano da tutto e da tutti.

O forse, dovrei dire ora: più vicino che mai a tutti.

Perché è proprio qui, da questo mio appartamento al centro del paese, che vedo il professore lavorare di notte. Sì... incredibilmente ha ripreso a lavorare, con quelle sue mani schernite e tremanti per la malattia delle artrosi, gli occhi ancora lucidi di chi ha visto troppo e compreso ancora di più.

Già... il Prof. Gullotta ha ricominciato a fare quello che sapeva fare meglio: pensare all'umanità come a un organismo unico, malato, che aspetta solo di essere curato.

Mi chiedo spesso, mentre lo osservo ora dalla finestra della mia memoria, se fosse davvero convinto di ciò che faceva. Se non ci fosse, in fondo a quel suo cuore stanco, un'ombra di dubbio, un sussurro di quella voce che tutti noi sentiamo quando stiamo per compiere qualcosa di irreversibile.

Ma Giuseppe, questo era il suo nome, non aveva dubbi. O forse li aveva sepolti così in profondità che nemmeno lui riusciva più a sentirli.

La storia che vi racconto oggi è la stessa che, parola per parola, mi è stata raccontata e comincia così: in un laboratorio asettico degli USA, un uomo giovane e ambizioso aveva concepito qualcosa che nessuno aveva mai osato immaginare. Non un farmaco, non una terapia, non una semplice scoperta scientifica. Ma un'idea. Un'idea che camminava, respirava, si moltiplicava dentro i corpi delle persone senza che esse ne fossero consapevoli.

I nanobot. Piccolissimi, invisibili, perfetti.

Immaginate un granello di polvere che pensa. Un granello di polvere che osserva, che registra, che giudica. Immaginate miliardi di questi granelli che entrano nel vostro corpo con un respiro, con un sorso d'acqua, con un bacio. E che da quel momento diventano parte di voi, più intimi dei vostri pensieri, più presenti del vostro battito cardiaco.

Giuseppe li aveva progettati per monitorare il corpo. Per capire e comprendere i comportamenti umani su scala globale, raccogliere dati, comprendere le dinamiche fisiche del corpo umano in modo mai visto prima. Era ricerca pura, diceva. Era il futuro della sociologia, della psicologia, della medicina.

Da questa sua ricerca in molti videro grandi prospettive e molte malattie inguaribili vennero curate ed egli vinse il maggiore premio a cui uno studioso potesse ambire: il premio Nobel.

Ma con il passar degli anni, il tempo inizia a far mettere in dubbio molte sue certezze e il futuro, sembra sfuggirgli di mano.

E così, mentre il professor Gullotta invecchiava e la sua malattia ahimè avanzava, già... mentre osserva il mondo da lontano e vedeva ciò che non va, guerre, conflitti, carestie, intolleranze religiose, malattie, vittime, morti, traffico di esseri umani, riduzione in schiavitù e sfruttamento minorile, droga, ma anche circostanze diverse come pandemie, infezioni, contagi, malattie, e quelle più banali a lui così vicino, come potere politico, riciclaggio, corruzione, illegalità, ecco... osservando tutto ciò, qualcosa dentro di lui cambiò.

Forse dovrei dire che non cambiò affatto, ma emerse semplicemente ciò che era sempre stato lì, nascosto sotto strati di rigore scientifico e di rispettabilità accademica.

Vedeva ovunque cattiveria, vedeva l'umanità mentire, vedeva i politici rubare, i cittadini tradire la fiducia gli uni degli altri, calpestare i valori che avevano costruito la civiltà, dimenticare ciò che significa essere parte di una comunità.

Ed allora pensò: perché non insegnare loro? Perché non correggere ciò che è sbagliato? Perché non usare la scienza per rendere il mondo migliore?

Tre parole lo tormentavano. Tre parole che aveva imparato da specializzando in quelle aule universitarie della Sorbona, e che non aveva mai dimenticato: Libertà, Uguaglianza, Fraternità.

Parole bellissime. Certo... parole vuote, ormai. Parole che nessuno pronunciava più sul serio o quantomeno metteva in pratica!

E allora Giuseppe decise che sarebbe stato lui a ridare senso a quelle parole. Non con le leggi, non con le prediche, non con le rivoluzioni che insanguinano e poi tradiscono. Ma con la scienza, con i suoi nanobot, trasformandoli in qualcosa di più importante, sì... il tutto grazie ad un respiro che avrebbe attraversato il mondo intero.

La parte più difficile non era la tecnologia, quella era già pronta, perfezionata in anni e anni di lavoro solitario, rubata alla stessa sua ex società che credeva di possederla in esclusiva. La parte più difficile per il Prof. era sapere che nessuno avrebbe mai scelto volontariamente di sottoporsi a quel trattamento.

Lo sapeva bene, mi disse... 

Nessuno avrebbe mai detto sì a un'iniezione che prometteva di controllarti. Nessuno avrebbe mai accettato di buon grado di essere monitorato, giudicato o corretto. L'umanità si sa... non funziona così. L'umanità vuole essere libera, anche quando la sua libertà la porta ad autodistruggersi.

E allora fece l'unica cosa che poteva fare. Prese i suoi nanobot e li disperse nell'aria.

Centinaia di migliaia di questi microscopici robot rilasciati nell'atmosfera, invisibili, inodori, innocui all'apparenza. E una volta dentro un corpo umano, ecco il miracolo della moltiplicazione. Un nanobot diventa due, due diventano quattro, quattro diventano mille. Si trasmettono con il respiro, con il contatto, con l'amore...

Nessuno se ne accorge. Nessuno sospetta... e il mondo, lentamente, comincia a cambiare.

I medici gli avevano dato tre anni di vita. Gli stessi tre anni che gli son serviti per completare la sua opera. Tre anni per vedere i frutti del suo lavoro, per assistere alla rinascita dell'umanità, per sentirsi il padre di un mondo nuovo.

Tre anni, si diceva Giuseppe mentre guardava il tramonto colorare di rosa quella collina toscana. Tre anni per salvare tutti.

Ed allora un giorno gli chiesi: Ma prof. salvare chi, esattamente? E da cosa? A queste domande, il professore mi guardò... ma non rispose.

Già... erano domande che da tempo non si poneva più o forse se le poneva, ma aveva smesso di ascoltare le proprie risposte.

La sua storia, la nostra storia, è appena cominciata. I nanobot sono tra noi, ora. Li respiriamo, li beviamo, li trasmettiamo a chi amiamo senza saperlo. E presto, molto presto, cominceranno a parlare.

Prima con immagini, poi con pensieri e infine con il silenzio, quello più profondo, quello che non lascia scampo.

E noi, cosa faremo? Ascolteremo? Obbediremo? O proveremo a resistere, come abbiamo sempre fatto, come è nella nostra natura, come è nel nostro destino?

Il professore ha terminato il suo lavoro nei tre anni, i medici non si erano sbagliati. Mi è dispiaciuto molto sapere che non c'era più, che i nostri dialoghi fossero finiti per sempre, mi ha lasciato i suoi libri...

Non so dirvi se ciò che mi ha raccontato fosse vero, ma ha anticipato cosa sarebbe accaduto e quando, ma comprenderete, questa è un'altra storia. E chissà... forse ve la racconterò la prossima volta.

Per ora, vi chiedo di fermarvi un momento, di chiudere gli occhi. Ascoltate il vostro respiro.

Sentite qualcosa di strano?

No? Bene. È esattamente quello che voleva Giuseppe...

CONTINUA

Nessun commento:

Posta un commento

Note sul Blog "Liberi pensieri"

Disclaimer (uso e condizioni):

Questo blog non rappresenta una “testata giornalistica” in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, pertanto, non può considerarsi “prodotto editoriale” (sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1 co.3 legge n.62 del 2001).

Gli articoli sono pubblicati sotto Licenza "Blogger", dunque, è possibile riprodurli, distribuirli, rappresentarli o recitarli in pubblico ma a condizione che non venga alterato in alcun modo il loro contenuto, che venga sempre citata la fonte (ossia l'Autore), che non vi sia alcuno scopo commerciale e che ciò sia preventivamente comunicato all'indirizzo nicolacostanzo67@gmail.com

Le rare immagini utilizzate sono tratte liberamente da internet, quindi valutate di “pubblico dominio”, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog al seguente indirizzo email:nicolacostanzo67@gmail.com, che provvederà alla loro pronta rimozione.

L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.

Per qualsiasi chiarimento contattaci

Copyright © LIBERI PENSIERI di Nicola Costanzo

ADUC

ADUC
Clicca x associarti

Sostieni Addio Pizzo

WIKIMAFIA

WIKIMAFIA
Sostieni Wikimafia