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venerdì 3 ottobre 2014

White & Black List...

White list... black list... ma di cosa stiamo parlando...???
Diciamo che rappresenta, l''iscrizione volontaria ad un'elenco che soddisfa sia i requisiti per l'informazione antimafia, che per l'esercizio dell'attività per cui è stata disposta l'iscrizione.
Deve quindi sottostare ad alcune condizioni fondamentali tra cui, l'assenza di una delle cause di decadenza di sospensione o di divieto di cui all'art. 67 del D. Lgs. 6 settembre 2011, n.159 (Codice Antimafia) e la mancanza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte o gli indirizzi dell'impresa.
È quindi un elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, operanti nei settori esposti maggiormente a rischio previsto dalla legge 6/11/2012, n. 190 e dal D.P.C.M. del 18 aprile 2013. 
Ciò che colpisce principalmente, non è tanto la redazione di questa lista o di quanti oggi ne sono iscritti ( quello è un argomento di competenza delle prefettura... ) ma la straordinaria diversità tra le imprese iscritte in nord-italia e quelle del sud, in particolare nella ns. isola...
Già, si parla tanto in quelle associazioni di categoria di legalità... ma quando andiamo a contare le imprese che hanno fatto richiesta di essere inserite, ecco che scopriamo che qualcosa non va...
Già ad esempio... dove sono i nomi altisonanti dell'imprenditoria della Provincia di Catania che rientrano nel novero delle attività oggetto delle richiamate tipologie di rischio d'infiltrazione, quali: 
- trasporto di materiali a discarica per conto terzi;
- trasporto, anche transfrontaliero, e smaltimento di rifiuti per conto terzi;
- estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti
- confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo, bitume;
- noli a freddo di macchinari;
- fornitura di ferro lavorato;
- noli a caldo
- autotrasporti per conto terzi;
- guardiana dei cantieri.
Com'è possibile quindi, che delle migliaia d'imprese, soltanto poche circa un centinaio sono state inserite nella White list...
Mi chiedo quindi... dove sono tutte le imprese che operano nei settori suindicati??? Hanno fatto tutti richiesta di verifica d'inserimento??? Debbo forse pensare che la maggior parte delle richieste è stata inevasa oppure esistono delle motivazioni che non hanno permesso a queste di essere inserite??? 
Come dicevo sopra, la situazione che mi lascia perplesso è che nella nostra regione, le imprese iscritte sono circa un migliaio, mentre risultano essere iscritte, nella sola regione dell'Emilia Romagna ben 32 mila e di cui soltanto 31 sono le aziende rimaste escluse, non contando che tra le due regioni vi è una differenza di circa un milione di abitanti...
Una differenza sostanziale, debbo pensare tra chi ha deciso di lavorare nella legalità e chi invece ha deciso di operare lungo quella "particolare" zona grigia...
Sarebbe opportuno sapere, da parte degli organi competenti, quante sono le imprese rimaste escluse dalla verifica per poter meglio comprendere il tessuto produttivo della ns. amata ( e amara...)  terra.
Siamo ancora indietro rispetto alla maggioranza del paese, infatti da noi le White list redatte dalle prefetture, non operano tutte in modo funzionale... infatti, analizzando i dati della provincia di Palermo. risultano iscritte solo 11 imprese di cui sono, soltanto due palermitane. 
A tal proposito, la Lega Coop Sicilia, nella persona del suo consulente giuridico Avv. Nino Caleca, fa evincere che ad oggi non risultano iscritte (nella sopraddetta provincia) imprese che forniscono calcestruzzi... auspicando inoltre, l'applicazione del "rating di legalità da parte della Regione anche nel settore dei pubblici appalti, privilegiando le imprese legali". 
E' certo che le White List rappresentano uno strumento fondamentale per favorire la legalità e soprattutto per mettere in evidenza quelle attività produttive che operano in regime di trasparenza, nel rispetto della leale concorrenza, facendo in modo che quanto svolto, serva principalmente a far crescere quella reale competitività di mercato, che crei maggiore produttività aziendale, incremento del fatturato, sviluppo tecnologico, e nuove opportunità di forza lavoro.
E' ovvio che quanto sopra, debba trovare sinergia con una burocrazia snella, che permetta, in primiss riscontri e tempi celeri sulle domande d'iscrizione, mentre da un'altro lato, la possibilità a quelle imprese rientranti nella White list, il diritto di prelazione sulle tipologie di lavorazioni, richieste per gli appalti pubblici...

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