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sabato 1 agosto 2020

Muore il 01 Agosto... "Vittima innocentissima di mafia"!!!

Nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2015, ad Altamura, cominciava il drammatico calvario di Domenico Martimucci, la prima vittima innocente delle "azzardomafie". 

Rimane per cinque mesi di agonia, fino alla morte l'1 agosto in una clinica austriaca specializzata in riabilitazione neurologica, dove era stato trasportato nella speranza di una ripresa...

Tutto è cominciato quella notte quando una bomba viene fatta esplodere davanti alla vetrina della sala giochi "Green table", quasi un chilo di tritolo "pari a 20 granate da guerra"...

Dentro la sala alcuni ragazzi stavano guardando una partita in tv, tra loro vi era Domenico, "Domi" per gli amici, promettente calciatore, soprannominato "il piccolo Zidane"...

Viene colpito alla testa da pezzi di metallo,rimane in coma per cinque mesi, fino alla morte l'1 agosto. 

"Vittima innocentissima di mafia", così lo ha definito la mamma Grazia a Bari in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno organizzata da Libera. 

I familiari hanno scelto sin da subito di partecipare alla lotta alla mafia, "per essere tutti uniti e sperando che la mafia venga definitivamente sconfitta!!!

Quell'ordigno davanti alla sala ha avuto una volontà "stragista", una bomba esagerata dall'effetto devastante, infatti oltre a Domenico rimangono feriti altri otto ragazzi... un gesto eclatante, provocato perché l’azzardo, sì quell'azzardo legale, non clandestino, era un affare a cui non si poteva rinunciare,  assieme a quella "reputazione mafiosa". 

Ma per fortuna, grazie alle telecamere della zona, i carabinieri riescono ad individuare l’auto degli attentatori, di proprietà di un incensurato e seguendo egli vengono individuati anche l'esecutore e il mandante!!!

Ma cinque anni fa cominciava anche il forte impegno della famiglia a non dimenticare, a trasformare quella drammatica e ingiusta morte in un percorso di riscatto. "In quella situazione poteva trovarsi chiunque, un figlio, un fratello, un padre - spiega la sorella Lea -. È successo a casa nostra, non in una città lontana. Questo vogliamo che i ragazzi capiscano. Per questo abbiamo pensato di fare qualcosa per la nostra città e anche per noi".


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