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sabato 25 luglio 2015

Imprenditori (amministratori)... fortemente rapaci!!!

Quando si parla di dissesti societari, di crisi economica, d'imprenditori non più capaci di assolvere alle proprie obbligazioni o a quella interminabile lista di pagamenti... tra Stato (contributi, imposte, tasse varie..), pagamenti vari (banche, utenze, forniture, spese) o personale dipendente (impiegati e operai), ecco che il più delle volte..., per molte di queste società, questa è una condizione alla quale essi per primi, preferiscono indirizzarsi, un collaudato meccanismo nel quale la prima regola è "non pagare" e procedere così verso la chiusura societaria...
In particolare, nel far ciò, ci si dimentica di coloro, che nel corso degli anni, hanno permesso proprio a queste società di poter crescere...
A causa di quanto sopra, anche i cosiddetti indotti... sono tra i primi a pagarne le conseguenza... e purtroppo, il più delle volte (a causa dei debiti realizzati per soddisfare le commesse richieste), sono costrette a fallire...
Ciò che in molti infatti non dicono è che il più delle volte, questi fallimento o eventuale richieste di ammissione alla procedura di concordato preventivo, costituisce una iniziativa preparata a tavolino..., che da atto a quella procedura d'incamerare la maggior parte dei fondi e dirottarli così verso ben noti paradisi fiscali o reinvestiti in nuove società (quasi sempre intestate a prestanome), appositamente costruite per realizzare, nuove ed insolite, metodologie illecite...
Per cui, nei casi più frequenti, il tracollo finanziario, non è da attribuirsi ad una errata gestione o a scelte squilibrate da parte dell'amministratore (o dei suoi soci...), ma, ad una irregolare tenuta delle scritture contabili, che hanno realizzato negli anni, costi fittizi, canalizzando di fatto la società verso periodi più o meno lunghi e tra difficoltà economiche, frutto di quelle premeditate procedure gestionali, che dovevano realizzare cospicue perdita del capitale sociale con la conseguente determina, del crack societario...
Si dice sempre che l'amministratore dovrebbe avere comportamenti conformi alla diligenza del buon padre di famiglia, dovrebbero gestire cioè la propria società, con oculatezza, intervenendo quando necessario in maniera tempestiva e contrastando quelle crisi a cui l'azienda dovesse trovarsi... e soprattutto avendo quale unico obbiettivo, quello di salvaguardare sempre la continuità aziendale... e non, come di solito viene realizzato, esclusivamente per ottenere il massimo profitto,
E' onere quindi degli amministratori, vigilare affinché l’andamento della gestione, garantisca tutte quelle misure atte ad impedire o a contenere, eventuali perdite patrimoniali della società stessa...
Belle parole certo..., ma la verità e tutt'altra... e chi ha avuto modo di approfondire (attraverso gli incarichi professionali ricevuti), quanto avviene all'interno di una di queste società, ecco che allora sa benissimo di cosa parlo...
L'irregolare tenuta delle scritture contabili, sommate alla mancanza di adeguati controlli, rappresenta la prima faccia di quella collaudata medaglia, che porta al declino delle società, mentre la mancanza di pene severe sommate all'esiguo e inefficace risarcimento richiesto all'amministratore ( per aver tenuto gli atti contabili in modo sommario) rappresenta la seconda faccia di quella medaglia, a cui proprio alcuni gli studi, commercialistici e legali, sanno di poter contare...
Per cui succede che, gli adempimenti obbligatori previsti dalla legge a carico degli amministratori di una società, mi riferisco in particolare alla tenuta regolare e completa tenuta delle scritture contabili (secondo principi di chiarezza e veridicità), il più delle volte, non viene vista come una violazione, anzi proprio nei casi in cui la società dovesse giungere al fallimento, farebbe sembrare del tutto legittimo, la valutazione per la quale, non esista una vera e propria responsabilità da parte dell'amministratore della fallita, soprattutto qualora l'incompletezza contabile sia tale da assurgere ad una vera e propria omissione, rendendo di fatto impossibile anche per il curatore fallimentare, fornire la prova del nesso di causalità tra il danno e la condotta dell’ex amministratore…
La maggior parte delle volte infatti, lo sbilanciamento patrimoniale di una società insolvente, ha cause riconducibili al comportamento illegittimo degli amministratori, conseguenza diretta della loro condotta inadempiente.
C’è inoltre da aggiungere quelle responsabilità che sono – nei casi di società di capitali – imputabile ai sindaci, per aver omesso i necessari controlli su operazioni illegittime o irregolarità, nella contabilità, occultamenti, ecc…, sfociate quindi nell'assoggettamento della società a procedura di liquidazione o concorsuale, per mancato accertamento “colposo” della totale erosione del capitale sociale in ragione di perdite totalmente “fittizie”.
Il più delle volte infatti, questi cosiddetti amministratori, pur conoscendo o potendo conoscere la perdita del capitale, sono i primi a non adottare quei necessari adempimenti, affinché si compiano quelle operazioni necessarie che permettano il proseguimento dell’attività… ma preferiscono ( per finalità che non sto qui a spiegare… ma che sono ben chiare ai cosiddetti operatori nel settore… ) dedicarsi alla mera conservazione dell’integrità o del valore del patrimonio.
Per cui, in linea generale, ne deriva che il più delle volte, il dissesto societario, sia causato da comportamenti colposi degli amministratori, determinato da un’attività distrattiva sistematica, che ha avuto come finalità, quella di erodere il patrimonio sociale...
In questi giorni, ho letto che qualcuno si sia offeso, nel sentire affibbiare quell'aggettivo "rapace" alla propria professionalità..., ma forse debbo credere che quest'ultimo, operi al di fuori dal contesto nel quale è inserito... e non conosce perfettamente la realtà di quel sistema... o forse debbo pensare, che non voglia prendere coscienza, di quanto sta avvenendo proprio intorno a questi gruppi per le continue inchieste giudiziarie, cui proprio la categoria degli imprenditori si trova in quest'ultimo periodo, a causa della "stretta" osservazione, da parte degli organi inquirenti...
Recita un vecchio proverbio popolare... "tra il dire e il fare, c'è di mezzo il mare..." che significa che a volte si ha tendenza a parlare molto senza costrutto ovvero... sapendo di dire cose che poi nella realtà, si sa, non verranno mantenute....
I latini sintetizzavano il concetto in "Aliud est dicere, aliud est facere", altro è dire, altro è fare... e chissà... forse è giunto il momento che questi cosiddetti "rapaci" imprenditori, invertano questo loro modo di condurre le aziende ed incomincino a fare sul serio..., sempre..., se ne sono capaci!!!

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