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venerdì 29 gennaio 2016

Chinatown a Catania???

Catania si veste ogni giorno di più del "Made in China".
Girando per la città, troviamo ovunque sempre più attività commerciali cinesi, dal centro fino alla periferia,   
Già è strano... mentre i nostri negozi italiani chiudono, loro ne aprono mensilmente di nuovi...
Da cosa possa dipendere questo fenomeno o chiedersi a chi dare colpe è un concetto limitato, se pur diffuso... e appartiene a quelle abituali chiacchiere di strada, che non trovano mai alcun fondamento certo...
Di contro, bisognerebbe chiedersi se dietro quelle semplici considerazioni, non si celino interessi ben più consistenti, rispetto a quanto si voglia a noi far credere...
Infatti, a differenze di altre città del mondo, dove l'integrazione ha dato modo a questa comunità di esprimere quella loro cultura orientale, qui da noi... c'è il nulla...
Si... qualche ristorante sparso qua e là... ma niente di più, la loro comunità resta di fatto...nell'ombra e non si sa nulla di essi, come, non se ne conosce il numero esatto e la loro reale identità...
A differenza quindi di quelle note capitali, dove i profumi d'incenso, le composizioni architettoniche con pagode colorate e piene di luci, rappresentanti di uno stile riconosciuto da tutti, in particolare dai turisti che ne sono attratti... qui da noi vi è soltanto l'oscurità...
Già, perché a differenza nostra, in quelle città non si trovano solo negozi commerciali, ma vi sono aree estese nelle quali è possibile trovare di tutto: ristoranti pieni di prelibatezze gastronomiche, teatri e musica con balli tradizionali, prodotti tipici, ceramiche decorate, essenze e profumi, tessuti e abiti folcloristici, imitazioni di armi orientali, centri specializzati in medicina alternativa (ago puntura) e farmacie di naturopatia, centri estetisti (da non confondersi con i nostri equivoci "centri massaggi"), scuole di madrelingua, tutti rappresentanti di una profonda cultura millenaria...
Da noi viceversa, non sono qui per investire... ma per vendere esclusivamente i loro prodotti commerciali e gli utili realizzati, rientrano immediatamente in patria...  
Quindi mentre il nostro splendido "Made in Italy" viene perso... di contro quello cinese va annualmente facendo utili miliardari!!!
Dopotutto, come fargli concorrenza quando anche i nostri imprenditori, hanno preferito delocalizzare la loro produzione, avendo utilizzato la loro manodopera e materie prime, riservandosi esclusivamente quel loro marchio (non si sa ancora per quanto...) per la commercializzazione...
Ora quindi che le matrici e i modelli sono nelle loro mani, che la manodopera e le materie prime... anche, che la qualità (un tempo punto di forza del nostro paese) è stata, in questi ultimi anni, da loro eguagliata, diventa difficile se non impossibile contrastare il mercato mondiale, avendo anch'essi iniziato a produrre con propri marchi, copie analoghe dei nostri prodotti...
Ormai - per quanto ne dicano ancora quegli isolati imprenditori del "made in Italy"- non ci si accorge più delle differenze, ma soprattutto i loro prodotti (criticati per la scadente qualità dei materiali e delle rifiniture...), sono ormai giunti ad essere stati imitati alla perfezione... potrei aggiungere "identici" se non migliori agli stessi originali, con un prezzo però di vendita, inferiore anche del 70%.
Ora i nostri imprenditori -quei pochi che non hanno ancora chiuso i battenti- schiacciati da questa concorrenza cinese, dichiarano che la differenza dipende dalla contribuzione irregolare e soprattutto dal mancato pagamento delle imposte, che secondo quest'ultimi non viene effettuata da quelle attività...
Non si tratterebbe quindi di ricercare motivazioni dipendenti dalla diversificazione della domanda, dai prezzi più bassi, dall'utilizzo di materiali scadenti di qualità nei loro prodotti e dello sfruttamento della manodopera nel loro paese d'origine... qui si tratta d'analizzare l'aspetto fiscale e contributivo... l'applicazione di quelle normative previste, verificando attraverso controlli, se la manodopera presente in quelle attività è regolarmente registrata e se quegli imprenditori cinesi, pagano regolarmente le tasse in Italia? 
Ho letto infatti da uno studio della Gdf, che questi commercianti all'inizio della loro attività, si comportano in modo irreprensibile sia nei confronti degli Enti previdenziali che del fisco... Ma appena viene superato l'anno d'attività, questi, adottano analoghe metodologie del tutto "italiane" e cioè, cambiano la propria ragione sociale, abbandonando la precedente gestione e lasciando ad essa, tutti quei mancati pagamenti d'imposte che poi si dimostreranno evasi. ma difficili da recuperare... in quanto nel frattempo sono sparite sia le società, che i loro rappresentanti legali...
Fatta la legge... trovato l'inganno!!!
Per concludere vorrei aggiungere una riflessione: nella nostra isola, in particolare nella nostra città è evidente a tutti che dietro questo business milionario, ci sia la nota criminalità organizzata (per nulla seconda a quella cinese...) e che quest'ultima, non sta certamente lì a guardare; infatti, se non direttamente partecipe, avendone accordato il permesso d'operare...  fruirà quotidianamente di una parte dei benefici prodotti da quelle loro attività!!!

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