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domenica 22 maggio 2016

Beni confiscati: perché è impossibile intraprendere azioni di responsabilità nei confronti degli Amministratori giudiziari.

Non passano giorni in cui non emergono gravi e imbarazzanti rapporti sul complesso sistema che ha permesso a molti amministratori giudiziari di ricevere decine d'incarichi in pochi anni, parcelle ricevute per centinaia di migliaia di euro, ma soprattutto, con la distribuzione di favori ad amici e parenti, in cambio di assunzioni, consulenze e quant'altro...
Abbiamo letto tra l'altro come ai nominativi di amministratori giudiziari, siano stati iscritti nel registro degli indagati anche illustri magistrati... tutti accusati a vario titolo di  corruzione, induzione, abuso d’ufficio, violazione di segreto, ecc...
Un sistema clientelare che ha coinvolto molti appartenenti a quella "casta" protetta dove attorno, gravitano tutta una serie di collaboratori esterni che operano di comune accordo: parenti di magistrati, avvocati, militari, dirigenti, cancellieri, che grazie alla gestione di quei beni confiscati, hanno realizzato un modo perverso per incassare denaro in maniera legale, attraverso gli incassi delle vendite dei beni loro affidati...
Non è mia intenzione farvi l'elenco di quei nominativi... basta digitare sul motore di ricerca "google" e vedrete da voi quanti sono i nomi presenti...
Per fortuna che alcune procure (vedasi quella di Caltanissetta) operano meglio di altre o almeno hanno dimostrato di non essere "sottomesse"... facendo emergere quei nomi così imbarazzanti... 
Si parla di un valore complessivo dei patrimoni di oltre 30 miliardi di euro... e di cui quasi la metà sono nella nostra isola!!!
Una ricchezza che in questi anni (in un periodo di forte crisi economica e con una forte riduzione di richieste d'assistenze), ha portato il complesso di quei "consulenti" in dissesto (gli studi chiusi anche a seguito di questi provvedimenti sono migliaia...) a dirigersi verso questo intricato sistema clientelare dei beni confiscati, il quale è riuscito da solo... "a dar da mangiare" ad una grossa fetta di quei soggetti...
Un sistema complesso dove si è tutti interconnessi... dove la gestione di quella ricchezza è ristretta a pochi fedelissimi, anzi potrei aggiungere... sempre agli stessi!!!
Mi chiedevo... se i soci era permesso (avendo scoperto di essere stati posti, all'interno di un meccanismo collusivo) procedere contro quegli amministratori giudiziari "infedeli", attraverso azioni di responsabilità per danni (previste dagli artt. 2392-2395, c.c.), che dovrebbero di fatto rappresentare il sistema più efficace contro quegli abusi di poteri!!! 
In particolare la legge indica, quali soggetti indicati nel promuovere un’azione di responsabilità (contro quegli amministratori) i soci... gli unici a poter richiedere innanzi al tribunale (nei casi in cui venga dimostrata una gestione "truffaldina") che quegli amministratori vengano condannati a risarcire i danni causati alla società data loro in gestione... 
Il punto però è comprendere in quali modi l’amministratore abbia compiuto atti di mala gestione o abbia danneggiato il patrimonio della società...???
Inoltre, può essere condannato a risarcire... e con quali beni risponderà per quei danni compiuti, con i propri e se non ne possiede...???
Ed infine, avendo operato per nome/conto dello Stato, non dovrebbe essere quest'ultimo a pagare per quei danni... e successivamente esso stesso valersi sul proprio "collaboratore"???
Certo a questo punto scatta un problema e cioè, quando un’azione di responsabilità può essere promossa...
Possiamo riassumere il tutto in due casi:
- la violazione dei doveri; 
- il danno al patrimonio della società;
Bisogna trovarsi di fronte ad un amministratore che abbia violato gravemente i propri doveri (una situazione alquanto difficile che possa avvenire...) o che abbia danneggiato il patrimonio della società (anche questa difficile da dimostrarsi... le vendite per esempio realizzate nel corso di quella gestione... risultano per esempio, essere necessarie per la continuità gestionale...) e non bisogna dimenticare come in quasi tutte le loro azioni, gli amministratori giudiziari si siano protetti, avendo richiesto all'assemblea dei soci l'autorizzazione a procedere... e quindi alla fine quegli amministratori si ritrovano blindati... da qualsivoglia eventuale azioni di responsabilità...
Tutto considerato, l’amministratore giudiziario è un soggetto nominato dal tribunale, con compiti precisi, che rende conto del suo operato al tribunale (o meglio è ciò che dovrebbe fare...), con l’obiettivo di ripristinare la legalità all'interno della società ad egli affidata....
Inoltre, nel caso specifico in cui questa società è una S.p.A., ecco, in questa particolare tipologia, vi è una ulteriore tutela alle sue azioni...
Mi riferisco alla presenza di un organo -il cosiddetto collegio sindacale- che ha precisi compiti di vigilanza e che possiede la necessaria risolutezza (nei casi di gravi irregolarità degli amministratori o laddove i richiami verso gli amministratori non dovessero avere effetto) per denunciare al tribunale o chiedere allo stesso di revocare l'amministratore nominato o di sostituirlo con un'altro, situazione quest'ultima che il collegio sindacale può operare anche qualora i soci non si attivino o anche quando non esistano soci di minoranza che facciano sentire la loro voce...
Da quanto sopra, si capisce perfettamente, quanto sia difficile trovare notizie dalle quali emergano denunce presentate nei confronti degli amministratori giudiziari... ed anche il perché, in fin dei conti queste... non abbiano mai a realizzarsi!!!

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